Ripartite le webcam di Basaluzzo.

Mentre io ero in volo, un addetto della TELECOM, o TIM o quel che è, si è presentato ed ha verificato che il segnale che arrivava in casa faceva schifo. Allora è andato in strada dal palo che regge uno scatolotto di plastica, lo ha aperto ed ha sistemato la cosa.

Questa è la tipologia N° 2 delle tre che per esperienza possono mandare in culo il servizio ADSL a Basaluzzo:

  1. La scheda nella loro cabina è vecchia ed andrebbe sostituita, ma non avendo soldi invertono i fili degli utenti sperando che questo ponga un rimedio al problema e metta a tacere l’utente scollegato, seppur temporaneamente. Forse le schede funzionanti sono poche e ce le ruotiamo a seconda di chi si lamenta di più del servizio che fa cagare.
  2. Nello scatolotto di derivazione sul palo in strada succedono molte cose. Colonizzazioni da parte di insetti, infiltrazioni da parte di acqua, accumulo da parte di polvere. La linea va in corto oppure si scolla quel velo di ruggine che comunque garantiva un minimo di servizio.
  3. Nel palo dal quale si interrano i fili salgono roditori che mangiano i fili del telefono.

Insomma, anche questa volta non era colpa mia. Il disservizio è durato 13 giorni. Di male in peggio. Speriamo che questo ultimo intervento duri abbastanza.

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New York Presbyterian.

Nonostante i 6 gradi sotto zero ed il vento pungente, oggi Domenica il parco era frequentato da molta gente e bambini con slittini di vario tipo.

Le ragazze hannno prima provato invano a scendere con un cartone. Non voglio essere cattivo; diciamo che il rapporto peso potenza era sfavorevole.

Roberta e Miriam sono state prese dal richiamo della neve soffice e dalla velocità. Tuttavia l’uso del cartone ha promosso molta ilarità ma poca distanza percorsa.

Poi finalmente le due hanno rubato uno slittino ai bambini e si sono praticate nell’antica arte con una attrezzatura più indicata.

Ma non hanno raggiunto velocità mediocri, stante la paura di farsi male in qualche modo.

Ed in effetti qualche rischio c’era… ci siamo divertiti un sacco, poi però, per la durata di circa 3 minuti o poco più, non ricordo nulla. Io sono stato centrato – pare – da una ragazza che su uno slittino fuori controllo mi ha colpito in pieno da dietro, sono volato per aria e ricadendo ho picchiato la testa ed ho perso i sensi. Pare che dopo la caduta,  i presenti mi abbiano visto immobile a terra, occhi sbarrati e bocca aperta. Miriam e Roberta hanno chiesto ai presenti di chiamare il 911, nel frattempo Miriam era disperata perchè non rispondevo, i bambini piangevano, anche una signora che aveva assistito alla scena piangeva impietrita perchè pare che io sembrassi morto. Io di tutto ciò non ricordo nulla. Ho iniziato a riprendere i senti solo quando quelli dell’ambulanza sono arrivati e mi hanno rianimato e messo un collare. Mi hanno informato sul fatto che mi avrebbero portato in ospedale ed ho chiesto se era veramente necessario, hanno ridacchato in modo accomodante. Mi hanno immobilizzato come un salame. Poi viaggio alla volta del New York Presbyterian Hospital, York Ave @ 68th st. e poi in ER, come nella serie televisiva.

Sono stato trattato come in un film. Molte infermiere e dottoresse, alcune davero graziose, di età variabile tra i 20 ed i 30 anni di età ed appartenenti a molte etnie variegate, premurose, sorridenti e molto inclini a fornire spiegazioni su cosa avevo subito, cosa mi avrebbero fatto e cosa dovevo fare, si sono avvicendate e mi mi hanno fatto molte domande su come mi sentivo, poi raggi x e risonanza, tre ore in osservazione e poi dimesso.

Mentre ero li a consolare Miriam e Roberta, ancora scosse per lo spavento, è arrivato un pompiere, lo hanno messo nel letto a fianco del mio. Sapeva di fumo ed aveva la faccia nera e l’uniforme coperta di fuliggine. Era giovane, bello, aitante, Americano. Ha raccontato di aver spento un incendio a Brooklyn, era sul tetto di una casa in fiamme a far buchi per fare uscire il fumo e buttare acqua ed è stato salvato dai colleghi, alcuni dei quali erano in altre stanze in ER. Lamentava bruciori agli occhi e tossiva per il fumo respirato, ma era contento perchè non c’erano state vittime. E’ arrivata l’ennesima dottoressa giovane, brava e carina che gli ha fatto un esame agli occhi, per fortuna non aveva nulla di grave, poi gli hanno dato un tubo dal quale usciva qualcosa che ha dovuto inalare per almeno un’ora. Quando sono stato dimesso prima di andar via gli sono andato a fianco e gli ho chiesto se potevo strigergli la mano; gli ho detto grazie. Mi sono sentito molto non so cosa, ma ero sincero e credo gli abbia fatto piacere.

E’ indubbiamente stato un pomeriggio alternativo. Mi hanno fatto anche domande che, a pensarci dopo, sono la copia di quelle fatte nella dichiarazione cui ho risposto in sede di compilazione dell’ESTA. Dunque io sono nel file delle persone che visitano gli USA, sapevano chi ero e mi hanno fatto domande per sapere se fornivo risposte uguali ed ero davvero quello che dicevo di essere, anche perchè non mi hanno chiesto i documenti e neppure la carta di credito. Dovrei essere salvato dalla assicurazione, vediamo se funziona veramente. Ma sono contento di essere in qualche modo categorizzato, classificato e schedato. Così Donaldo quando decide di sbattermi fuori – come ha promesso di fare con tutti i messicani e sudamericani clandestini – ci mette il tempo di schiacciare un bottone.

Chiosa finale di Miriam: “pensa che fine ingloriosa, sei uscito indenne dalle Double Diamonds di Aspen e vieni travolto da uno slittino a Central Park”. Aggiungo, non puoi nemmeno scriverlo su una targa, riderebbero tutti.

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Foto con la neve.

Ecco una sequela di foto con la neve. Nulla di nuovo o diverso o speciale rispetto alle altre decine di foto con la neve di questo inutile memoriale, anche se qui siamo a New York, dove la neve è abbastanza consueta.

Intanto le webcam di Basaluzzo sono sempre inattive. La TIM Linea Fissa dice che la pratica è ancora in lavorazione.

Ed in questi minuti Miriam sta guardando un film di avventura ambientato in Africa molto sotto la soglia della mediocrità, pieno di luoghi comuni, buoni  & cattivi come da manuale, un mucchio di invenzioni scentifico/tecnologiche difficili da credere a meno che tu non abbia 10 anni, forse anche meno. Prima o poi scadrà in qualche risibile cagata di serie B, o anche C. Spero che prima di allora saremo andati a cena.

Cenato bene, ma troppo. Non che io sia a dieta, ma cercherei di trattenermi, se solo ne fossi capace. Questo è l’incrocio tra la 3rd Avenue con la 73rd Street, usciti dal ristorante. Non so se quell’effetto bagliore intorno alle luci sia dovuto alla lente sporca di unto o sebo cutaneo o saliva o altri liquidi pastosi oppure se è voluto dal telefono come elemento di stile.

Il giorno dopo. Domenica.

Meno sette e sole,  vento che si insinua fin nelle più minuscole cavità.

 

 

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Il Complotto.

Ho il sospetto, anzi la certezza assoluta, che la Banda Bassotti mi stia disseminando il PC di piccoli vermetti che con cadenza sempre maggiore mi creano artatamente dei problemini di gestione, inducendomi a pensare che il mio laptop sia vecchio, malfunzionante, da sostituire.

E’ un Sony Vajo del 2008, sul quale gira Windows “salcazzo, ma non l’ultimo“; sempre più spesso si blocca, Firefox si pianta, Chrome non a ggiorna la cache, ho difficoltà ad accedere a qualche sito al quale in genere accedo senza problemi.

Il tutto mentre Time Warner mi manda una lettera dicendo che mi hanno gratuitamente aumentato la velocità a 60 megabite per secondo. Si, come no:

E’ comunque una velocità folle rispetto a quella che ho a Genova, o Basaluzzo. Ma il complotto qui è in atto ed allora temo che dovrò andare da Best Buy e spendere dei soldi per avere un laptop che funziona come vuole la Banda Bassotti.

Spolverata notturna a Manhattan, verso ovest è già quasi sereno. Chissà se davvero il mio PC viene reso obsoleto da elementi di software che scarico inconsapevolmente da Internet, elementi non più compatibili con sistemi operativi o hardware ritenuti superati, a ragione o torto. E nel frattempo leggono tutta la mia posta, i miei contatti, i miei ritmi circadiani.

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E va bene, Aspen, CO.

Ho avuto il privilegio, perchè è di questo che si tratta, di poter passare qualche giorno ad Aspen, nota località sciistica in Colorado, ospite di cari amici. Il giornaliero costa $150, affittare gli sci $77. A parte questo elemento di carattere economico, il posto è ovviamente molto bello.

Si scia bene, poca gente sulle piste, si mangia bene, i vigili non ti danno subito una multa di divieto di sosta, ma prima ti avvisano e ti multano solo se rei recidivo, assicurandoti che i soldi della multa servono per pagare il servizio bus gratuito. Potrei dire molte, moltissime ulteriori banalità ma preferisco limitarmi e mostrare alcune foto mediocri, pronte a disperdersi nel mare grigio ed ormai infinito di Internet.

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Buon 2017 da TIM rete fissa.

 Il 2016 termina con la TIM che mi crea grattacapi a Basaluzzo, molto diplomatico chiamarli grattacapi.

A meno che non sia il mio Router, perchè c’è sempre la possibilità che sia il router che non funziona.  Ma attualmente non riesco ad intervenire fisicamente sul posto, e sono stato sconnesso ad Internet per diversi giorni. Solo oggi, dopo che la linea si è interrotta lo scorso 30 Dicembre 2016, ho fatto la segnalazione tramite servizio on line, operazione che la volta scorsa aveva funzionato negando alle solerti operatrici/operatori la possibilità di scaricare la responsabilità sull’utente pirla di turno.

Nel frattempo, ho potuto assistere in diretta alle vicende di un altro utente che vive in un paese avanzato in un posto neppure tanto sperduto sui monti; ha chiamato il servizio di assistenza perchè Internet si interrompeva ed ho avuto il conforto di sapere che non sono l’unico utente ad intrattenere rapporti multipli con la locale compagnia telefonica, ottenere risposte poco allineate, proposte radicali.

Comunque vaffanculo, perchè la mia è sempre una lotta condotta da una posizione di inferiorità. Ancora grazie quando ti sistemano il guasto seppur con un tappullo, dunque temporaneamente. Vaffanculo e grazie.

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Ecco Gli Auguri.

Ieri mi sono presentato dal Bancomat ed ho digitato il numero di telefono di casa, che è davvero diverso dal PIN ma in quel momento ero distratto. Ho provato tre volte provando numeri che sapevo non sarebbero stati quelli giusti. Allora sono dovuto tornare in ufficio, scartabellare in un archivio dove il PIN è scritto in modo criptato. Ossia non c’è scritto PIN ma qualcosa tipo “il numero di scarpe della zia Titta”. Oggi per la strada sono stato salutato da 4 persone, ma ne ho identificata solo una, insomma è così che va.

Dunque, e premesso che sento il Natale come qualcosa di fastidioso, per fare gli auguri a tutti ho trovato questo metodo estremamente intelligente. Anche totalmente inutile, visto che nessuno di questi ha mai visto questo Blog. Allora potrebbe essere una forma di ostantazione perchè c’è una sfilza di nomi. Tra i nomi elencati figurano amici veri, amici persi di vista, corrispondenti di lavoro, persone di cui ignoro la provenienza, almeno due persone che sono volate in cielo ma delle quali tengo il numero per malinconia ed affetto, infine vecchi numeri di persone che non solo non sento da tempo, ma che probabilmente risponderebbero a male parole se provassi a far loro gli auguri.  Ho salvato la rubrica del telefono cellulare, me la sono mandata via e-mail sul computer, l’ho passata su un foglio Excel, poi da li su Word ed infine qui. Ci saranno sicuramente dei doppioni, tutti figli della mia scarsa attitudine nel gestire la rubrica correttamente.

 

TUTTO CIO’ PREMESSO, formulo i migliori auguri di buone feste e di un prosperoso 2017 a:

Tutti coloro che leggono queste righe,  capitati da queste parti intenzionalmente o per caso. Alle loro famiglie ed a coloro ai quali loro ritengono dover o voler estendere questo bit di positività che sono gli auguri.

E poi:

Achille, Adrian, Adriana, Adriano, Adriano, Adriano, Agim, Alberto, Aldo, Alessandra, Alessandra, Alessandro, Alessandro, Alessandro, Alessandro, Alessandro, Alessio, Alex, Alfonso, Alfonso, Alicia, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrea, Andrew, Angelo, Angelo, Angelo, Anna, Anna, Anna, Anna, Annalisa, Annamaria, Anne, Antonio, Antonio, Antonio, Antonio, Antonio, Antonio, Attilio, Augusto, Augusto, Barbara, Barbara, Barbara, Bea, Beppe, Beppe, Bernadette, Bernard, Bernard, Bice, Bobo, Bosisio, Campo, Carla, Carlo, Carlo, Carlo, Carlo, Carolyn, Caterina, Caterina, Caterina, Charlotte, Chicca, Chin, Chris, Christian, Christopher, Cinzia, Cinzia,  Clara, Claudio, Claudio, Clemente, Corrado, Cristina, Cristina, Daniela, Daniele, Daniele, Davide, Delfina, Di, Diana, Dodo, Domenico, Donata, Edgardo, Elena, Elena, Elvezio, Elvira, Emanuele, Emilio, Emilio, Enrico, Enrico, Enrico, Enzo, Eolo, Erica, Ettore, Eugenio, Eugenio, Ezio, Fabio, Fabio, Fabrizio, Fabrizio, Fabrizio, Fausto, Federica, Federica, Federico, Federico, Federico, Federico, Filippo, Filippo, Flavia, Flavio, Franca, Francesca, Francesca, Francesca, Francesca, Francesca, Francesco, Francesco, Francesco, Francesco, Franco, Franco, Franco, Gabriele, Gabriele, Gary, Giacomo, Gian, Gianalfredo, Giancarlo, Giancarlo, Gianclaudio, Gianenrico, Giangiuseppe, Gianluca, Gianluigi, Gianni, Gigio, Gino, Giovanni, Giovanni, Giovanni, Giovanni, Giulia, Giuliana, Giuliana, Giulio, Giulio, Giuseppe, Giuseppe, Giuseppe, Giuseppe, Grace, Graziano, Guglielmo, Guido, Guido, Guido, Helene, Ilaria, Iliana, Ilias, Ines, Isabella, Jack, James, Jeffrey, Jenny, Joseph, Lai, Lauro, Leka, Lella, Letizia, Lilli, Lim, Lora, Lorenzo, Lorenzo, Lorna, Luca, Luca, Luca, Luca, Luciano, Luigi, Luigi, Luigi, Luigi, Luigi, Luisa, Luisa, Luisa, Luisella, Maddalena, Maddalena, Maddalena, Manuel, Marcello, Marco, Marco, Marco, Marco, Marco, Marco, Marco, Maria, Maria, Maria, Maria, Marianna, Mariano, Mariantonia, Marina, Marina, Mario, Mario, Mario, Mario, Mario, Mario, Mark, Marta, Martha, Martin, Massimiliano, Massimiliano, Massimiliano, Massimo, Massimo, Massimo, Massimo, Massimo, Massimo, Massimo, Matilde, Matteo, Matteo, Matteo, Matteo, Maurizio, Maurizio, Maurizio, Maurizio, Maurizio, Meigan, Melanie, Melchiorre, Michele, Michele, Miriam, Monica, Nanni, Neil, Nicholas, Nino, Nuccia, Oscar, Paola, Paola, Paola, Paola, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paolo, Paul, Peter, Petros, Pia, Pier, Piero, Piero, Piero, Piero, Piero, Pierpaolo, Pietro, Pietro, Pinetta, Raffaele, Raffaella, Riccardo, Riccardo, Richard, Risca, Roberta, Roberta, Roberto, Roberto, Roberto, Roberto, Roberto, Rocco, Romano, Rosa, Rosanna, Rosaria, Rosso, Rosy, Sabina, Sabina, Sabrina, Salvatore, Sandro, Sandro, Sansone, Sara, Saverio, Sean, Serenella, Sergio, Sergio, Sergio, Sergio, Silvia, Silvia, Simone, Sofia, Stanislao, Stefanella, Stefania, Stefania, Stefania, Stefano, Stefano, Stefano, Stefano, Stefano, Stefano, Stefano, Stefano, Stefano, Stefano, Studio, Susanna, Tanja, Tiberio, Tom, Tullia, Umberta, Umberto, Urbano, Valeria, Vincenza, Vincenzo, Vincenzo, Viral, Vittoria, Vittorio, Vittorio, Viviana, Walter, William, Xavier, Yannis.

 

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Ebbene si, questo è un biglietto di auguri riciclato, lo avevo composto qualche anno fa, aggiorno solo l’anno. Lo avevo mandato a diverse amiche di Miriam, che avevano ringraziato sentitamente. Nella slitta, con un bel fiocco rosso, le mie balle. Da allora non me le sono più fotografate, immagino siano rimaste pressochè uguali.

 

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Scrivo qualcosa.

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La Pozzanghera questa mattina, come a Sankt Moritz.

Oggi visita all’Agenzia delle Entrate, dove una gentile funzionaria mi ha ridato un PIN perso nelle pieghe della mia memoria sempre meno efficiente. Stavo per dirle che le persone come lei, secondo me, saranno sopraffatte. Perchè le persone per bene e che fanno bene il proprio lavoro saranno eliminate per far posto ai burini prepotenti e stronzi. Mi sono invece limitato a farle gli auguri e le ho stretto la mano. 4,3 Km percorsi a piedi per smaltire la cena di lavoro di ieri sera.

Prestigioso hotel di Milano, clientela straniera, cibo eccellente che ho potuto in parte riassaporare durante il sonno, tra le 2 e le 5 di questa mattina, causa un rigurgito come ai vecchi tempi.  Sono affine ai ruminanti e, nonostante l’intervento correttivo, ogni tanto durante il sonno mi trovo ancora del cibo acidificato nella trachea. Bello schifo. Nella hall dell’albergo, ho incrociato due gnocche strepitose, vestite in modo succinto e decisamente modaiolo. Mi è sembrato che fossero professioniste dell’accompagnamento di persone facoltose, finalizzato allo scambio di fluidi corporali contro riconoscimento di un corrispettivo in denaro contante. Perchè non credo prendano anche le carte di credito. O meglio, io sono propenso a pensare che ci siano situazioni nelle quali la carta di credito è utilizzata. In questo mondo fantasioso, discutevo con Miriam in autostrada,  potrei utilizzare benissimo una carta di credito prepagata, tipo Postamat, e lei non lo verrebbe a sapere. Esisterebbe però una traccia nel mondo bancario che io ho pagato una certa cifra a favore di un creditore che può essere tracciato ed identificato. Dunque Stefano ha pagato con carta di credito la signorina Tal dei tali. Perchè le ha dato del denaro non si sa, ma basta incrociare due dati ed ecco che salta fuori che ci sono elementi tali da fornire precise indicazioni sulla natura del rapporto contrattuale. La discussione è andata avanti fino a Casei Gerola, poi Miriam si è addormentata.

Tornando ai burini, oggi andando con il motorino in ufficio mi si è affiancata la semaforo la solita macchina dalla quale, nonostante i finestrini chiusi, si sente il rombo di musica a tutto volume. Ho guardato nell’abitacolo e c’erano 4 individui prodotti della civiltà moderna, che quando il semaforo è diventato verde sono scattati come se inseguiti da un Velociraptor, oppure dalla Polizia. Santo cielo, che tristezza.

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Un piccione genovese

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Potrebbe anche non essere un piccione, ma a scanso di equivoci, chiedo al Cons. Bio.

Aggiornamento. Il Cons.Bio dice trattasi di Gazza. Per me non è possibile, se guarda meglio troverà che il becco è più lungo di quello di una Gazza.

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Foto notturna della Pozzanghera innevata.

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A seconda di come tengo inclinato lo schermo del laptop vedo una foto totalmente nera oppure una specie di golf di lanone grosso grigio. Insomma chi vede questa foto, a seconda del computer, può vedere cose molto diverse.

Ecco alcune elaborazioni.

Versione con molto contrasto.

Versione con molto contrasto.

Versione molto contrastata e schiarita.

Versione molto contrastata e schiarita.

Versione ancor più schiarita ed ho pasticciato anche con il bilanciamento colori.

Versione ancor più schiarita ed ho pasticciato anche con il bilanciamento colori.

pacman

Quest’ultima è la versione che preferisco. Ho saturato i colori e così facendo sono comparsi diversi personaggi alieni che altrimenti non si fanno vedere. Ci sono alcuni Pacman ed altre creature che fanno il bagno. Vivono intorno a noi, soprattutto di notte, e per trovarli bisogna scattare una foto e lavorarci sopra, o sotto, fino a quando non compaiono.

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