La nebbia.

Lo strato di aria umida sopra il mare se potesse se ne starebbe li a farsi i cazzi propri. Troverebbe un proprio equilibrio senza rompersi le palle con la temperatura di rugiada ed altre stupidaggini. Ma siamo in un regime di alta pressione e l’aria viene lievemente spinta dall’alto verso il basso. Lo strato di aria più vicino al mare viene in intimo contatto con il fresco e l’umido del mare stesso, più l’aria è fredda e meno umidità riesce a contenere, dunque si satura e si formano delle piccole gocce di acqua sospesa nell’aria. Ecco la nebbia. Ho già detto queste cose ogni volta che c’è nebbia sul mare, e non sono assolutamente convinto che sia la spiegazione giusta. Comunque è durata poco perchè siamo a Genova e non nella pianura padana.

Oggi è il 30 Marzo. A Genova il sole sarà visibile per 12 ore, 40 minuti e 8 secondi, ossia 3 minuti e 4 secondi più di ieri. 3 ore, 49 minuti e 46 secondi è il guadagno totale di sole dal solstizio invernale del 21 Dicembre, il che vuol dire che siamo al 57,16% del guadagno totale di insolazione rispetto al solstizio estivo del 21 Giugno.

Ho ricavato questi dati da un sito web per studiosi dove si possono scaricare ed elaborare ulteriormente per raggiungere un livello maniacale adatto per tutti gli utenti con sindromi comportamentali lievi o moderate. Ho stampato la tabella ed ora è appesa dietro la scrivania. Il mio obiettivo era scrivere un programmino da integrare nella mia home page nel quale compaiano ogni giorno i dati come sopra indicati. Ma sono una schiappa vera e non so come fare. Sono andato su un forum di programmatori ma ho ricevuto una alzatina di spalle, un accenno di “aspetta che ti mostro il cazzo che me ne frega” e zero collaborazione, eppure sono certo che si può fare senza alcun problema.

Intanto si è formata una manifestazione con corteo che nasce in piazza della Vittoria, risale via XX Settembre e poi finisce in Prefettura, in Regione o in Comune a seconda dei casi.

Non so chi sono e cosa vogliono, ma ci sono le bandiere dei sindacati, dunque è tutto regolare. Spero che il corteo serva a qualcosa e che qualcuno decida di prendere qualche iniziativa che aiuti chi ne ha davvero bisogno. Mi viene da pensare che i problemi ed il disagio di questo gruppetto di persone sono una goccia nel mare dello sfascio italiano. Tuttavia il loro diritto a manifestare è sacrosanto, I fischietti ed i cori vanno bene, ma i petardi no, spaventano tutti e dunque se li dovrebbero mettere su per il culo. Anche spenti, non vorrei qualcuno si ferisse.

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Il gelato a Milano.

Ad altre nefandezze. Arrivare in anticipo di un’ora sull’appuntamento è per me uno standard, il treno è improbabile perchè si perde un sacco di tempo e spesso i treni sono in ritardo. A Milano ci vado solo in automobile. In quindici minuti percorro il tratto casa-Genova Est. Altri quindici minuti e sono a Busalla, 15 minuti e sono a Serravalle, 15 e sono a Tortona. Poi entro in una dimensione senza tempo. Oltre,  la tangenziale è una incognita ed arrivare al parcheggio in Piazza Medaglie d’Oro lo è ancora di più. Sono affetto da ansia professionale ed arrivo sotto l’ufficio con un’ora di anticipo.

Ieri a Milano centro c’erano 20 gradi e vicino all’ufficio c’è una pasticceria gelateria eligibly molto famosa il cui nome termina in –ella tradendo così origini partenopee. Il gelato è in tre formati: piccolo medio e grande. Il grande è troppo pretestuoso, solo chi ha un grosso reddito, una forte autostima può decidere razionalmente di prenderlo. Il piccolo è minimalista, tradisce una dose di insicurezza e finto understatement. Prendo il medio; la ragazza che compone il cono ha un fare sessuale; ruota il mestolo con mani esperte e compone un intreccio di gelato da vera esperta. Il cono è piccolino, ma su di esso riesce a costruire una massa di gelato grande come un neonato, che pesa come un neonato. Mi offre questa quantità di alimento che potrebbe nutrire una scuola con un sorriso da protagonista del porno ed io esco dal negozio presagendo che l’80% del gelato mi si scioglierà sulla mano e finirà ovunque. Vorrei che la mia lingua fosse tre volte più grande. E invece no; benchè abbia impiegato mezz’ora a finirlo, il gelato non è minimamente colato, insomma non si scioglieva. La cosa è inquietante, il gelato per definizione si deve sciogliere, se non lo fa vuol dire che viene aggiunta una sostanza che ne impedisce lo scioglimento. Non oso andare su Google e chiedere che cazzo di diavoleria si mette nel gelato per farlo restare gelato indefinitivamente. Sospetto sia placenta umana. Qualche muco animale. Una formula chimica lunghissima. Un addensante derivato dal petrolchimico.

Ho finito il gelato perchè volevo arrivare alla cialda,  tuttavia sono certo che a Genova ci sono almeno due gelaterie dove il gelato è più buono. La sera, arrivato a casa, esattamente dopo cinque ore, il gelato ha deciso di uscire prepotentemente dal mio corpo, complice una quantità significativa di gas. Quattro euro di gelato che hanno percorso il mio intestino a velocità da centometrista.

Ritirando l’auto dal garage, prima di me avevo 4 sacchi neri condominiali della spazzatura. OK, la mia definizione di bassa lega forse denota una profonda ignoranza e mancanza di rispetto verso le tradizioni altrui. Ma sti cazzi, se qualcuno mi dice che io mi vesto come Mr. Bean, costui ha perfettamente ragione e non devo offendermi. C’è chi accetta di vestirsi come gli Addams e chi come la raccolta indifferenziata, liberi tutti.

Comunque sia, invece di seguire le evidenti indicazioni di USCITA, con l’auto si sono infilate con una difficile manovra a gomito di nuovo nell’ingresso al piano, incastrandosi tra la sbarra ed un marciapiede. Io non so quale processo mentale abbia indotto il quartetto a prendere una simile decisione, spero che mi abbiano seguito decidendo che la rampa da me praticata fosse quella giusta per salire a livello strada e da li immettersi nella città, nonostante il sospetto che io possa mangiare salame. Altrimenti le quattro tipe sono ancora li.

Perchè guidando verso Milano, dopo l’ultima galleria prima del casello di Vignole Borbera mi trovo ad ascoltare “Radio latte e miele” ? Ossia io stavo ascoltando “Radio Nostalgia” e dopo il buco in galleria la radio si risintonizza su una purga ? Ed una volta su due c’è Gianna Nannini che canta incazzata ? Non so se sia peggio di “Radio Italia solo musica italiana” ma la lotta è serrata.

Altra ed ultima stupidaggine, per ora. Ho risposto all’ennesima chiamata dal numero di Cagliari. Sono quelli della IREN che mi offrono qualche tariffa super scontata. Non ho mandato la ragazza a fare in culo. Sono stato, anzi, gentile ma l’ho invitata a sospendere il martellamento sulle mie balle in quanto non sono davvero interessato. Ho anche chiamato il numero verde di una banca. Verde una sega, il primo minuto trascorre con una voce registrata che spiega le tariffe della telefonata, centesimi alla risposta e centesimi al minuto. Poi la voce mi ha detto che l’operatore poteva essere in un qualsiasi paese della Comunità Europea. Poi la ragazza in carne ed ossa ha capito che io ero una bestia e mi ha brillantemente guidato nella fase di migrazione della procedura di accesso al sistema di home banking prima che mi venisse un collasso per lo spavento.

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Unghie.

Mi crescono in fretta, come le ansie ed i dubbi. E mi continuano a telefonare sul cellulare da Cagliari e da Vicenza, sono quasi certamente i call center di Vodafone o altro fornitore di servizi che mi propongono qualche tariffa interessante. Potrei rispondere alla chiamata e mandare il mio interlocutore a fare in culo, ma preferisco segare la telefonata, non insultare alcuno e soprassedere sperando, invano, che si stanchino e la smettano di telefonarmi. Non conosco nessuno di Cagliari, mentre da Vicenza mi aveva chiamato un tizio un mese dopo che era morto mio padre. Diceva che mio padre aveva lasciato dei debiti e che se avessi pagato subito non avrebbero passato la pratica all’ufficio contenzioso.

Miriam come al solito attrae il tempo perturbato. Nella zona climatica giusta attira gli uragani, altrimenti pioggia oppure, se la stagione lo consente, neve. Durante il fine settimana siamo andati in una località turistica a trovare amici ed è venuta una perturbazione con annesso temporale che ha riversato sul suolo circa 70 centimetri di neve. Nella foto qui a fianco la neve aveva iniziato a cadere da un paio di ore.

I nostri amici vivono a New York ed hanno due figli, 6 e 8 anni. Prima lingua inglese e seconda lingua italiano, ma parlottano anche lo spagnolo.

Non avendo figli non ho esperienza, conoscenza, dimestichezza e familiarità con i mocciosi. Dunque, di conseguenza, non sono in grado di fare paragoni tra bimbi della stessa età. Però insieme ai due anglofoni che razzolavano nella neve, c’erano anche alcuni loro coetanei italiani ed ho potuto osservare qualcosa di assolutamente soggettivo e probabilmente sbagliato.  I due marmocchi americani / italiani tra di loro usano un linguaggio che mi sembra molto più evoluto ed adulto rispetto ai simili italiani. Ora mi invento alcune spiegazioni; essere bilingue fa bene al cervello. La scuola americana che frequentano li stimola molto di più dell’equivalente scuola italiana. Vedono molta più televisione. Hanno una alimentazione più vitaminica. L’unione di due patrimoni genetici diversissimi culturalmente e geograficamente crea una generazione migliore. Viaggiare spesso ed andare in paesi diversi stimola la corteccia cerebrale. La mia presenza, da sola, è un toccasana per la mente ed il corpo altrui. Non capisco un accidente di quello che dicono tra di loro.

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Verdissimo

Clicca

Benedetta pioggerella che accumula poco, ma ci si deve accontentare e comunque rende tutto estremamente verde, senza photoshop.

Ed a riprova che sembrerebbe arrivata la primavera, i pennuti sono tornati.

Clicca

Il Cons. Bio scrive: “viste le previsioni, era prevedibile che in settimana sarebbero arrivate le anitre; stamattina puntuali alle 6 erano al loro posto, credo coppia di germani. L’immagine non è niente di speciale ma natura mantiene le aspettative.”

Magari sono sempre la stessa coppia degli anni passati. Non sono domestiche come quelle di Central Park, in più da questa distanza potrebbero essere la Scharnhorst e la Graf Spee, che sono appunto germanici e reali.

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Cretini.

E’ lunedì sera e sono pieno di acciacchi. Nulla di grave spero, ma comunque leggermente fastidioso e dunque il disagio mi stimola a livello corticale per lasciarmi andare con

modalità<SFOGO>on

Ad una stima totalmente inventata e poco credibile, credo di poter sostenere che il 50% dei motociclisti che incontro ogni giorno per andare e tornare dall’ufficio sono

DEI CRETINI.

E’ una valutazione che riguarda tutti i generi, senza distinzione di sesso, età, tipo di veicolo a due ruote. Manovre azzardate, arroganza, velocità insensata, quel cazzo di piede fuori dalle pedane, voler superare a tutti i costi per guadagnare un centesimo di secondo di tempo per arrivare chissa dove cazzo. Putroppo però, e sono certo di aver già detto quanto mi appresto a ripetere, provo una naturale, addizionale antipatia verso i maxi-scooter e mi rendo perfettamente conto che ciò è sbagliato. Soprattutto se chi lo guida indossa un casco FASHION o MOMO DESIGN mi fa montare la voglia di mandarlo a fanculo ed augurargli di diventare uno che va a manifestare contro le scie chimiche, a meno che il suo cervello non sia già permanentemente danneggiato.

E poi ce l’ho con chi sporca Genova. Ho appena passato diversi giorni tra gente che ha grandi difetti ma almeno ha ricevuto una educazione civica tale che la induce a sporcare il luogo dove vive molto di meno, dunque oggi la mia cadente città mi sembrava particolarmente lercia. Considero egualmente colpevoli la cricca dell’AMIU ed i miei concittadini, pertano andatevene entrambi a fanculo ambo direzioni.

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Uovo

Il rientro nella terra di Dante viene salutato da due notti consecutive con febbre. Ovviamente Miriam ha fatto una diagnosi infausta ed ha chiamato il dottore che però ha detto che non ci sono focolai e anche tutto il resto va benone. Miriam sperava che il dottore mi avrebbe messo anche un dito nel sedere per verificare la prostata, ma il dottore non era attrezzato.

La febbre notturna non mi mette in difficoltà. Anzi, se non è accompagnata da mal di testa o tosse, tutto sommato ha degli aspetti gradevoli. Mi infonde una sensazione di freddo-caldo-non-si-capisce che trovo accogliente, intima, comfortevole. Con la febbre i miei sogni si arricchiscono di elementi pop; ho sognato ripetutamente di essere accucciato in posizione fetale dentro un comodo mezzo guscio di un qualche uovo al cioccolato, un colore chiaro, probabilmente cremino. Davvero niente male. E quando Miriam si accorge che sono caldo e mi sveglia per dirmelo – caso mai dormendo non me fossi accorto – alle 3 del mattino non vengo colto dalle solite ansie globali ed omnicomprensive, ma la mia mente spazia tra considerazioni di profonda filosofia ad altri pensieri egualmente vuoti ma rilassanti.

Basaluzzo, non ho ancora trovato il tempo di fare l’ispezione piante come si deve. Devo ripetermi, siamo ancora in debito di pioggia, la terra in certi punti è già secca. Ogni primavera mi riprometto di non preoccuparmi se qualche albero dovesse patire la prossima estate per il caldo e per la siccità ed infine morire. Ormai non posso più prendermela con le generazioni di ignoranti contadini piemontesi che hanno tagliato sistematicamente alberi e cespugli per il loro grano, frumento, uva ed altre coltivazioni del cazzo, modificando il microclima e creando la base per l’ombra pluviometrica del sud-Piemonte. Oggi sono in gioco figure più globali e bisogna rassegnarsi se qualcosa climatologicamente parlando non va come si spera. Non lontano da qui è anche passata la Milano Sanremo di biciclette, che ha comportato la presenza di un elicottero che ha stazionato per aria per dei quarti d’ora rompendo il cazzo non poco. Non c’entra un fico secco, ma sono come le canzoni melodiche italiane, talvolta bisogna conviverci.

Il mio laptop basaluzzese è il più lento tra quelli funzionanti al mondo. So di averlo già scritto. Questa mattina per partire ha impiegato una mezz’ora. Ho avviato il task manager ed ho notato che ci sono dei programmi che girano insistentemente che probabilmente mi filmano durante questo suplizio e poi mandano le mie immagini ad un centro di elaborazioni utenti per studiare la reazione di un individuo sottoposto a stress da computer che si blocca. Uno degli acquisti più incauti degli ultimi anni, in un negozio di una catena il cui gestore è un pazzo. Una recente, improvvisa evoluzione del make up e dell’abbigliamento della figlia parrebbe testimomiare l’esplosione della sua adolescenza, ossia l’improvvisa consapevolezza dell’esistenza del belino duro.

Ed ora uno dei miei argomenti preferiti. La Pozzanghera Fangosa. E’ quasi a tappo ed è piena di uova di rane. Una metà delle uova contengono la loro brava larva.

Questa è una immagine di alcune uova di rana, identiche a quelle degli anni passati ed identiche a quelle di miliardi di rane in tutto il pianeta.

Le quattro carpe sembrano godere di buona salute. I due salici piangenti in fondo alla Pozzanghera hanno messo le prime foglioline ma davvero non ho voglia di ripetere le stesse cagate sulla differenziazione dei tempi di ripresa delle fasi vegetative dei diversi alberi.

Ed ora qualcosa di diverso.

Questo screenshot mostra la rubrica di TGCOM24 del meteo, ripresa dal sito web su Facebook. La webcam è quella di Righi Centro, che la meteorologa presenta come “… le nostre telecamere.” Insomma,  ma qualche anno fa, su loro gentile richiesta, avevo rilasciato una liberatoria totale sull’uso delle immagini delle mie webcam, il fatto che le utilizzino nei loro editoriali, aumenta la mia autostima in modo impercettibile.

Serena Giacomin; quando compaiono i suoi messaggi video su Facebook, seguono invariabilmente una serie di commenti ultra-bavosi da parte di uomini di mezza età sul tono di “sei deliziosa” e “ma quanto sei brava” che trasudano testosterone. Dovrebbero scaricare  una APP che si chiama NO-prvlons che registra l’intensità della provoloneria segnalando all’utente tutti i complimenti personali tipo “sei simpatica” e quelli finto-professionali tipo “sei brava” o quelli apparentemente neutri come “ti saluto tanto”. La APP dichiara che sono tutti manifestatamente a sfondo sessuale e ti invita ad utilizzare la salivazione in eccesso per mangiare qualcosa di buono.

Concludo con questa foto di denti di leone modificati geneticamente, con sfondo di uova di rane della Pozzanghera Fangosa. Oppure denti di rane con uova di leone, o denti di cane con uova di melone. Arrangiatevi tutti.

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Belin.

Ho probabilmente già scritto quando segue. La memoria mi si sta deteriorando, va a cagare.

L’aereo che serve la tratta Genova – Monaco – Genova – Monaco (all’infinito) è un piccolo aereo con poco spazio per le valige in cabina. Dunque quando arrivi alla scaletta per salire a bordo, anche una piccola valigia da cabina ti viene intercettata e sottratta per essere sistemata in stiva. Quando esci dall’aereo a Monaco, le valige sono già a fianco della scaletta, tu riconosci la tua e te la riprendi. A Monaco di Baviera. A Genova invece la restituizione del bagaglio a bordo aereomobile è più complicata. Questo pomeriggio siamo rimasti in aereo per parecchi minuti. Dai finestrini si vedevano alcuni addetti che si guardavano intorno smarriti, come dei turisti di fronte al Colosseo, ma le valige non arrivavano. Alla fine sono arrivati tre carrelli che credo abbiano una cinquantina di anni. Sono di ferro battuto con il pianale in legno. Però funzionano ancora bene e la trazione umana ha consentito alle valige di coprire egregiamente quei dieci metri dalla stiva alla scaletta, per arrivare ai legittimi proprietari.

Mentre le partenze del C. Colombo hanno subito alcuni aggiornamenti e sembra di essere in un aeroporto vero, gli arrivi sono ancora quelli di una stazioncina della provincia depressa, dove passa una “Litorina” al giorno. Sembra proprio che non esista a Genova qualcuno che sia in grado di dare decoro agli arrivi. E c’è chi parla di imminente ripresa del mercato immobiliare a Genova. Si, ‘STO CAZZO.

Ho nuovamente provato sulla mia pelle la differenza di temperatura quando, con egual valore numerico, venga espressa in gradi Centigradi oppure gradi Fahrenheit. Siamo partiti da New York con 23 ° F. Siamo arrivati a Genova con 23 ° C. Infatti credo di essermi preso una polmonite.

Sull’aereo da Newark per Monaco c’era un gruppetto di Hasidic, saranno stati una quindicina. Tutte le religioni del pianeta, chi più chi meno, insinuano il dubbio che gli appartenenti a qualcos’altro siano figli di un Dio minore. E’ quella endemica tentazione di ritenersi superiori o migliori o illuminati, vizio che poi viene declinato in diverse forme più o meno evidenti, che passano dal trascurabile al fastidioso per giungere al culmine di quello che si fa esplodere. Loro si vestono così perchè ritengono che la tradizione religiosa debba essere ostentata sempre.

A parte il loro abbigliamento singolare e la loro attitudine a fare gruppo che li fa sembrare dei corvi, si fanno gli affari loro e che il cielo li benedica. Però perchè li fanno passare avanti nelle code alla security e perchè alcuni di loro passano il metal detector vestiti di tutto punto con la palandrana e quel cappello mentre a tutti gli altri fanno rimanere quasi in mutande ? E perchè sono saliti per primi in aereo anche se dotati di biglietto di “economica” ?

Prima di chiudere questa sezione USA, ecco che Miriam, che aveva messo i propri stivali ad asciugare sul ballatoio di fronte alla porta di casa, è stata immediatamente stanata.

Stanati

Forse non si riferivano in modo specifico agli stivaletti antineve di Miriam, ma comunque siamo stati avvisati. Il messaggio è denso di elementi tanto caratteristici che se non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Una delle preoccupazioni è che se qualcuno degli inquilini mette in vendita il proprio appartamento – e succede in media per 2 appartamenti ogni anno – un agente immobiliare che viene a mostrare un appartamento ad un potenziale acquirente e trova scarpe, ombrelli e passeggini sui ballatoi, insomma non va bene. E sai cosa c’è ? Secondo me hanno perfettamente ragione.

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Una foto finale della nevicata.

Almeno per le prossime 10 ore, poi potrebbero arrivarne altre 100, insomma mai dire mai. Abbiamo festeggiato la fine della nevicata andando in un ristorante a 4 blocchi da noi. Martedì sera, giorno anonimo, ristorante altrettanto comune e perdipiù dopo una navicata. Locale pieno ma per fortuna avevo prenotato.

Le Avenues vengono spazzate perchè sono vitali per la circolazione. Tutti i marciapiedi vengono puliti perchè se qualcuno cade e si fa male, denuncia il proprietario del palazzo cui corrisponde il marciapiede. Le Streets invece sono un po’ lasciate in seconda file in questi tempi di gelo. Ora ci sono alcuni gradi sotto lo zero e la neve che si è accumulata si è trasformata in un blocco indissolubile e domattina sarà difficile muovere le auto parcheggiate. Sticazzi.

 

 

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Stella è meno peggio del previsto.

Intanto non so se sia corretto dire che qualcosa è meno peggio. Erano previsti 70 centimetri di neve e ne farà 15 al massimo. Che per Miriam sono sempre 15 centimetri in più del suo limite massimo di sopportazione. Siamo in casa a guardare fuori dalla finestra. Ma qui è una nevicata normalissima, anche se domani è primavera. E The Weather Channel lo sapeva; Jim Cantore infatti è stato spedito a Boston dove si sapeva che avrebbe nevicato di più, nella strada dove nevica di più, nell’angolo dove c’è più neve. Gli hanno anche dato un cappello orrendo che sarebbe servito ad accumulare neve fino a seppellirlo. Da sempre hanno cercato di ucciderlo mandandolo in mezzo ad uragani, tempeste di neve, ma lui resiste.

Avviso di burrasca condominiale.

La seguente foto riprende il momento di maggiore intensità.

 

 

New York UES

Altra foto, uguale alla precedente.

Per diversi minuti sono caduti fiocchi grandi come palline da Ping Pong. Adesso è più ghiaccio che neve, poi forse gira in pioggia mista neve mista ghiaccio.

Meglio così. Probabilmente di neve ne cadrà tanta verso l’interno. Insomma una mezza bufala su New York ma The Weather Channel avrà fatto record di ascolti, buon per loro.

Ecco il totale dell’accumulo sul terrazzino. Il bosso di plastica che una volta garantiva una certa privacy ora è ridotto ai minimi termini, verrà sostituito da un meno orrendo canniccio.

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Mai più senza.

Mentre The Weather Channel non rinuncia a disseminare il panico tra i telespettatori, insistendo su scenari terribili di bufere di neve ed accumuli teatrali, NY1 mi sembra più realista e parla dell’incertezza tra neve, pioggia e tutte le variazioni intermedie. Io credo che la situazione in effetti sia ambigua e che al momento non è certo al 100% cosa succederà domani. Che poi sarebbe la condizione umana nella sua sintesi più essenziale.

Ma a parte queste cazzate meteorologiche, ecco un oggetto che ho comperato e che migliora la qualità della vita.

E’ un intelligente meccanismo che si applica all’interruttore della luce,  permette di accendere e spegnere la luce praticando un movimento rotatorio grazie ad una leva che trasmette il movimento nella oppurtuna maniera, insomma sticazzi. C’è anche una freccia che indica lo stato dell’interruttore in qualsiasi momento.

 

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