Non vengo mai via a mani vuote dal mio vivaio di riferimento. Questa volta ho pescato negli avanzi che restano in vaso e nessuno li acquista perchè sono meno belli o un po’ scivertati o troppo piccoli.
Ma poi è il piacere di parlare con il vivaista che mi chiede come stanno le piante che ho acquistato lo scorso inverno, si parla dunque di temperature anomali, di acqua, tasse regionali per i pozzi. E di alberi.
In questa carriola svetta per foglie un Ontano. Mi piace il nome ed è il primo che metto a dimora. Non so nulla di lui, prima o poi andrò a cercare on line per rendermi conto che la terra non va bene, l’esposizione neppure ed ha bisogno di tonnellate di acqua per sempre.
Poi c’è un Carpino Nero, due Aceri Platanoidi ed uno nel vaso grosso che è cresciuto spontaneamente e di cui non ricordo mai il nome, ne ho già due grandicelli, prima o poi mi verrà in mente. C’è anche una sesta pianta perchè so di averne prese sei ma non ricordo che cazzo sia.
Andando da vivaio avevo deciso preventivamente dove metterli. Tornando dal vivaio ho cambiato idea dieci volte. Dovrò in ogni caso decidere PRIMA di fare i buchi.
Ho chiesto all’Intelligenza Artificiale quanto ci mettono i fiori di prato per germogliare. La risposta è stata “normalmente da due a quindici giorni, poi ci sono i semi che compra Menada che impiegano da sei mesi a diciotto ma col belino che crescono perchè nel frattempo le formiche hanno mangiato i semi ed il terreno è diventato come quello nel Salar di Atacama”
mi spiace che questa gestione vada via, erano bravi e gentili. Mi rendo però conto che è difficile gestire il ristorante se una parte dei soci pretende di essere servita in guanti bianchi e spendere meno di quanto si spende all’Autogrill di Ronco Scrivia. Spiace anche dover rilevare la presenza di soci che ritengono di non pagare il servizio bar, o pagarlo se e quando si ricordano.
Forse alcuni soci dovrebbero rivedere la loro appartenenza alla nostra associazione e trovare una collocazione a loro più idonea, una bocciofila o una SOMS, strutture decorosissime frequentate da persone simpatiche che probabilmente consentono loro di risparmiare qualche euro.
Per quanto riguarda la nostra associazione, auguro al Consiglio di trovare presto una alternativa alla gestione del ristorante altrettanto valida.
Un cordiale saluto Stefano Menada
Mi viene detto che questa circostanza si verifica in tutti i club, associazioni o comunioni di persone di Genova e, questo lo aggiungo io, di Italia, forse del pianeta e financo in buona parte del sistema solare, pianeti anche gassosi.
Ma il mal comune non mi garantisce il mezzo gaudio. Mi irritano le persone con le quali condivido l’appartenenza a quale associazione che talvolta ostentano cospicui patrimoni ma poi si comportano da barboni, pezzenti. Costoro pretendono che al ristorante venga servito un “menù sociale” ad un prezzo ridicolo, che difficilmente copre le spese del gestore. Ancora peggio, alcuni consumano al bar e dicono di mettere in conto, poi quando il gestore chiede gentilmente di saldare il conto, questi straccioni negano di aver consumato. Al prossimo gestore dovrà essere raccomandato di far pagare le consumazioni al bar seduta stante, anche a quei cazzo di bambini che prendono il cazzo di cornetto e dicono “paga la mamma” e poi la stronza non paga perchè i cazzo di bambini non dicono alla mammina di aver preso il cornetto del cazzo.
Ho mandato la mail alla direzione in risposta al comunicato con il quale informano i soci che la gestione se ne va. Ieri sera sono andato a cena e le persone che gestiscono il ristorante, ottime persone con una impeccabile reputazione, mi hanno spiegato perchè lasciano. E non è la prima volta che succede.
Tra le varie cagate innoque che si trovano on line, il nome Stefano in giapponese è la parola nel titolo. E ci sono diversi con questo nome su Instagram e Facebook, Stefani che lo hanno scoperto prima di me.
La futura webcam numero due di Grange è up and running. La somma di errori che avevo fatto nella prima configurazione riempirebbe un elenco del telefono (che non esiste più).
Adesso devo SOLO avere tempo di andare a Grange ed installare la nuova webcam, che potrebbe anche andare in streaming.
La webcam è ferma dal 30 settembre, dopo qualche accertamento elementare credo sia il router che si è rotto. Intanto il router di Basaluzzo è stato sostituito con quello marcato Eolo per poter avere la linea telefonica ed ora è pronto per sostituire a propria volta quello di Grange. Il cerchio quadra e si chiude.
Con l’occasione sto preparando una nuova webcam HIK che si affiancherà alla Mobotix esistente. Oggi in ufficio ho configurato i fondamentali della Grange 2, ma il menù che gestisce l’amministrazione è cambiato. Ho impiegato ore di fatica per imparare a settare correttamente le HIK precedenti ed ora nelle nuove release il menù dovrebbe essere user friendly ma ho dei problemi, tanto che non sono riuscito ad accedere al server di Aruba.
Allora ho portato la webcam a casa e l’ho collegata al router. L’idea era quella di copiare la sintassi ed i comandi della webcam del Lido, sperando di far funzionare la nuova. L’indirizzo IP che ho assegnato in ufficio alla nuova webcam è 192.168.1.65 in onore dei miei 65 anni a febbraio. Ma sul router di casa quando attivo la webcam viene letta dal router come 192.168.1.111 e viene chiamata Redmi note 5G, che ho scoperto essere un cazzo di telefono. Poi provo a collegarmi ad entrambi gli indirizzi e, ovviamente, un beato picocazzo.
E’ la prima volta che mi capita una roba del genere, non so davvero a che santo votarmi. A breve proverò lo stesso collegamento sul router di Basaluzzo, vediamo cosa succede, ma soprattutto
La testiera del letto dove ho dormito per almeno quindici mesi di settembre quand’ero bambino, nella casa di campagna dei nonni. Solo in tarda età mi è venuto il sospetto che il disegno in ferro battuto che compone la testiera rappresentasse una ghianda allegoricamente sorretta da due uccelli.
Se non è un doppio senso questo, allora non non so cosa sia.
Ho la sensazione di aver già messo on line una foto della testiera del letto. L’occasione per citarla si è comunque ripresentata adesso.
Perchè c’è stata una raccolta di ghiande sotto alcune querce. Erano destinate al Cerchio Incolto, dove da mesi getto a caso ogni sorta di seme, dai Carpini ai Frassini, Aceri Campestri, Tigli.
Ci sono querce che sotto le fronde hanno un tappedo di ghiande, altri esemplari nemmeno una. Delle ghiande a terra, nove su dieci hanno al proprio interno l’animaletto sviluppatosi dopo che un genitore ha fatto un buco e vi ha posto un feto. (terminologia a caso)
Il buco si vede bene e nel caso di dubbio, basta premere leggermente la ghianda tra le dita; se cede e si schiaccia è inutilizzabile.
Oggi altro impegno superfluo e faticoso. Quel triangolino dove avevo seminato fiori di campo lo scorso maggio; non è venuto fuori un fiore che è uno, a parte quelli che crescono nel prato intorno, quelli gialli. Meglio di niente, ma sulle buste ci sono immagini di prati fioriti con decine di fiori colorati in modo diverso. Ecco, io voglio questo.
Adesso ci riprovo; questa volta non ho ordinato semi su Amazon, li sono andati a prendere dal Consorzio Agrario. Tra le varie opzioni ho scelto la confezione che riporta “universale – zone difficili”. Non devo interrarli; sul terreno sminuzzato li spargo, poi ravano un po’ con il raccogli-foglie ed infine innaffio a pioggia.
Togliere le varie erbe cresciute nel triangolo, che poi è una sorta di trapezio scaleno, non è stato un lavoro veloce. Ho dovuto zappare e poi sminuzzare la terra e poi togliere le erbe con le proprie radici una per una, due carriolate di residui per 6 mq. di terra. Lavorare la terra a mani nude è un lavoro durissimo. Ci metterò settimane a togliermi la terra da sotto le unghie. Mi vengono in mente i contadini prima della rivoluzione industriale. Il novanta per cento della popolazione fino alla fine del 1800 era formata da contadini (invento). Zappa, vanga, rastrello e, per i più benestanti, due bovini con un aratro. Che culo. E se non facevi il contadino, magari facevi il soldato per il tuo signorotto locale quando doveva farer la guerra al signorotto confinante.
Zappando il terreno sono emerse quattro ghiande di quercia. Sono le più belle che ho trovato; lisce, pulite, sanissime. Credo che le abbiano portate le Ghiandaie, perchè di querce con ghiande li intorno non ce ne sono. Ho anche trovato sul terreno un riccio di castagna. Il castagno più vicino che conosco è a tre chilometri di distanza, forse ce ne sono altri ma io non li vedo e non sono nel mio terreno dunque come è arrivato li, proprio li?
In genere quando faccio questi lavori, arrivano animaletti anche da Asti e Vercelli a scavare, mangiare i semi, fare danni insomma. Uccelli, millepiedi, formiche, talpe, castori, pterodattili. Ecco forse perchè non nasce mai una sega, unitamente al fatto che i semi potrebbero essere maffi e/o sbaglio stagione.
Questa è anche la stagione in cui quando cammini nel bosco senti le foglie che, quando si staccano dal ramo, cadono prima su rami più bassi e poi per terra. Evviva.
Non credo sia commestibile, ma vale una foto ricordo. Ci sono anche un sacco di loffe, piccole e già annerite, chissà se le spore marroncine che fuoriescono quando ci sali sopra con un piede potrebbero fungere come condimento, tipo parmigiano o nero di seppia. Farò una prova sottoponendo la pietanza così condita a Miriam.
Foto non autorizzata del gatto di una coppia di amici a casa loro. Non so se mi ha riconosciuto, però si è lasciato accarezzare livemente e mi ha dato uno di quei morsi leggeri che vogliono dire “si, va bene, accarezzami pure per qualche secondo ma poi togliti dalle balle e lasciami in pace”.
La webcam sul tetto è a tre metri dal punto dove i calabroni avevano fato il nido qualche settimana fa. Non mi sembra di averne più visti, ma due in una foto sono inquietanti e l’area interessata merita una verifica più approfondita.
Ho predisposto una corda che dal centro del cerchio percorre il raggio di 26 metri. Poi c’è una appendice che rappresenta un trentesimo della circonferenza, ossia 6,20 metri. Così sarà facile mettere dei pali a terra che segneranno, nel corso dei secoli a venire, questo prezioso esperimento di conservazione di un tratto di ecosistema prativo.
Tuttavia ho sbagliato maldestramente i calcoli, potrebbero avanzarmi alcuni pali, i 30 che ho richiesto sono troppi. Quelli che avanzano potrebbero servire se accorciassi la distanza tra i pali; (C = 2πr) ossia26*2*3.14/30 = 5.44 e NON 6.20
Oppure li userò per scrivere CAZZO sul prato.
La fornitura di Tim a Basaluzzo era pessima da sempre. Voce gracchiante e linea internet da cavernicoli, avrò chiamato il 187 decine di volte. I fili che arrivano sono cadenti, i pali che li sorreggono sono marci, bastava un po’ di pioggia ed internet si interrompeva. Stanno mettendo le centraline a fibra, ma da me la fibra non arriverà mai perchè non hanno neppure fatto lo scavo che si ferma qualche centinaia di metri prima di casa mia. Insomma un costante ed irrimediabile decadimento, troppa fatica scrivere per chiedere l’aggiornamento del servizio.
Ho finalmente deciso di disdire il contratto con la TIM e passare il numero a EOLO, che già da un paio di anni mi fornisce un ottimo servizio dati.
Dunque nuovo router e sveglia presto per sostituirlo. Sopra, l’immagine di una webcam in fase beta. La luce nello studio dove c’è tutto il trombino internet si diffonde romantica e sticazzi in salmì.
Ecco la razionale nonchè elegante sistemazione del groviglio di cavi che alimentano le webcam e gli accessori.
Una Cinciallegra cercava cibo tra le foglie, non so che tipo di cibo, insetti forse, spero non mangiasse i piccoli germogli che stanno spuntando per la prossima primavera.
Tanti fiori nei prati di casa, anche se da questa foto non si capisce. Dal vivo era molto meglio, sembra che il mio telefono abbia una funzione “togli quei cazzo di fiori gialli” che non riesco ad eliminare.
La Domenica avrebbe dovuto comprendere una scampagnata presso un agriturismo con gara di cucina, banchetti con non so bene cosa, intrattenimento per grandi e piccini con il rinomato Mago Scroto.
Però da qualche giorno Miriam aveva scoperto che nella farmacia di Basaluzzo vendevano i vaccini antinfluenzali stagione 2025-2026. Per me l’autunno rappresenta i funghi, per Miriam i vaccini antinfluenzali. Aveva già fatto un paio di superscazzore ad altrettanti medici amici chiedendo se doveva già farli o aspettare. La scelta era complicata in quanto in giro ci sono molti casi di COVID ed allora la concomitanza dei due virus e l’intervento del vaccino avrebbe potuto incrinare l’equilibrio cosmico-emotivo e le funzioni vitali fino alla morte.
In più il farmacista aveva detto che poteva venderli al pubblico ma non poteva fare le iniezioni perchè la campagna vaccinale inizierà tra un paio di settimane.
Non ultimo, il vaccino in vendita è trivalente, Miriam voleva il quadrivalente. Ad una approfondita ricerca è risultato che uno dei ceppi è stato tolto dalla formulazione del vaccino in quanto sono anni che non si vede. Il quadrivalente si trova ma è ridondante, secondo l’OMS.
Sono state 48 ore di ansia e di dubbi, ripensamenti. Lo facciamo? Aspettiamo? Non è troppo presto? Lo facciamo quando siamo a New York? E se mi viene il COVID appena dopo che ho fatto il vaccino? Mi viene una bronchite, devo prendere gli antibiotici, ma gli antibiotici inficiano l’efficacia del vaccino, allora ho il COVID, la bronchite e il vaccino antinfluenzale è stato inutile e non posso rifarlo.
Dopo una fitta serie di telefonate, anche con sua madre, abbiamo deciso di fare i vaccini, sono dunque andato in farmacia. La dottoressa, giovane e carina, memore della superscazzora che il giorno prima Miriam aveva fatto al farmacista di turno, mi ha visto entrare ed ha provato a nascondersi dietro uno scaffale di deodoranti, ma era troppo tardi. Fortunatamente per lei la scelta era stata fatta, ho acquistato due confezioni e sono rientrato a casa. Mi sono subito fatto il vaccino nel braccio, intanto Miriam stava pulendo lo specchio del bagno per la decima volta in stato soporoso dopo un Tavor per l’ansia. Dopo un’ora le ho mandato questa foto, dicendo che stavo bene, non ho avuto reazioni o shock anafilattici, se voleva ero pronto a somministrarle il vacino.
Inizialmente ha detto che l’alcol “Clin” in confezione di 2 litri non andava bene per disinfettare, l’ho convinta ma lo Scottex Regina al posto del cotone invece proprio non l’ha convinta ed ha preso un suo dischetto struccante. Ha verificato che non avessi dimenticato aria nella siringa, mi ha guardato con due pupille enormi.
Adesso siamo entrambi vaccinati contro l’influenza. Ma non bisogna abbassare la guardia perchè c’è sempre in giro il COVID, la polmonite virale, la bronchite che resta bronchite, quella che diventa polmonite, il cimurro, la peste ed il colera.
Abbiamo perso la prestazione del Mago Scroto, ma Miriam sembra più tranquilla seppur di poco.
Forte della mia vaccinazione, ho tagliato l’erba nel pratone. Ho impiegato tre ore e mezza, sono passato due volte su un nido di vespe modello martini, mi hanno ronzato un po’ intorno ma non mi hanno punto. E’ stata una giornata produttiva.
Due eleganti elementi di arredo sul molo. Due sculture in ferro raffiguranti due volatili il cui nome mi è stato ricordato dal Consulente Biologico almeno dieci volte, ma non mi sovviene.
Nel buio della mattina sono risuonati due spari. Sono cacciatori con i visori ad infrarossi, era buio pesto. Oppure è stato un duello a lume di candela tra due contendenti, oppure i fagiani di ieri sono modificati geneticamente e emettono luce notturna.
Questo è grosso modo l’orientamento della webcam dopo la modifica. Immagino che l’apertura dell’obiettivo sia di 90 gradi, dunque leggermente più stretto di come ho disegnato le due rette. Vabbè, sono impreciso.
La foto risale al 19 Agosto 2025, in pieno seccume estivo. L’immagine fornita da Google è stranamente rossa, io l’ho modificata con photoprot. Dico questo per perdere tempo.
Segnalo che verso le 9 questa mattina sentivo la voce isterica di una donna che lavora in qualche ufficio confinante. Stava parlando ad alta voce, non capivo cosa diceva ma aveva quella tonalità stridula, tipica delle persono incazzate. Era fastidiosa per me, posso solo immaginare per i colleghi.
Tutto quanto detto, ecco la foto della webcam con alcune inutilissime precisazioni.
A caso da sinistra verso destra;
Il primo tiglio della collinetta, se ne vede metà. Ha una colorazione delle foglie molto scura rispetto agli altri tigli, anche la forma è tondeggiante mentre il tiglio in genere assume forme diverse. L’alberologo al quale avevo chiesto un contatto e mi aveva scritto “la chiamo entro stasera” è scomparso, devo mandargli un altro messaggio.
Due frammenti di altrettanti tondi che ospitano rose rugose. Quando sarà maggio si dovrebbero vedere anche le rose, rugose.
Le piante che si vedono sulla collinetta, dopo il tiglio scuro verso destra c’è un tiglio defogliato che spero si riprenda, due querce, un tiglio che sta abbastanza bene, una quercia cresciuta più delle altre, il tiglio vicino al palo.
Metà del “cerchio incolto” nel mezzo del pratone.
La boscaglia che abita nell’orrido segnato dal rio Biscia. Sono le uniche piante che non ho messo io a dimora.
Un certo numero di carpini colonnari messi troppo vicini gli uni con gli altri.
Due dei tre bagolari regalati da un vicino. Li ho messi a dimora lo scorso novembre e non sono cresciuti di un centimetro durante la primavera-estate 25. Saranno nani o devono ancora capire in che cazzo di terra si trovano?
Il recinto elettrificato anti-cinghiali.
Una frazione del “cerchio inutile” con alcuni degli alberi, soprattutto olmi.
la fila discontinua delle acacie messe giù non so quanti anni fa. Ne sono morte la metà, mangiate dai caprioli o seccate dal caldo estivo, ma una cinquantina sono cresciute ed ora ci sono anche le piccole che spuntano un po’ ovunque.
Un paio di acacie che circondano la Pozzanghera.
Una piccola parte della altrettanto piccola zona lasciata incolta che accoglie una moltitudine di rane della Pozzanghera.
Una lente della Pozzanghera.
Un trattore che sta lavorando un lotto di terra dei vicini.
Dettaglio dal satellite; gli alberelli del cerchio inutile iniziano a vedersi. Nella Pozzanghera si vedono le cinque ninfee più altre isole di alghe galleggianti
Dopo un periodo di calma, la signorina voce squillante ha ripreso a parlare come se la sua voce soave fosse un toccasana. Non lo è.
Sono contento di come la webcam è orientata e del panorama offerto. Forse dovrei risalire sul palo, questa volta senza l’ausilio di strumenti meccanizzati, ma con la vecchia cara scale ed i pioli. Due ritocchi che non dovrebbero richiedere tempo e fatica eccessivi. Non so, non risponde.