In un istante vieni teletrasportato da New York a Genova. Secondo il metro galattico è nulla rispetto alle distanze dell’universo. Siamo noi umani che vediamo delle differenze laddove, secondo le dimensioni universali, 9 ore di volo a 900 km/h sono neppure una impercettibile fluttuazione dal valore zero. Dunque essere al Righi o al Central Park non cambia nulla. Non so dove sto andando a parare, probabilmente nel nulla cosmico stante che la mia capacità di scalfire i segreti dell’essere sono pari a quello che può fare la zampa di una mosca su una montagna di granito.
E tutto questo mentre qualcosa di sinistro sta lentamente prendendo forma nella Pfm.
Nell’angolo a ore 4, oppure in basso a destra, si vede un gruppo di rane che molto probabilmente stanno discutendo come occupare l’intera Pfm, poi Basaluzzo e di li il mondo.

Il mio esibizionismo non può che spingermi ad aggiornare la foto delle punture delle zanzare che mi hanno morsicato nel mio long weekend caraibico, ho dovuto prendere anche degli antistaminici perchè il prurito occasionalmente è diventato insopportabile. Dunque prima il taxista chinese che mi attacca una pseudo influenza e poi il prurito. Ho letto molto.
Comunque gli americani ci adorano ancora, nonostante tutto. Incontrando diversi americani a diverso titolo, la mia italianità suscita curiosità ed ammirazione, direi quasi invidia per il semplice fatto che l’Italia è così bella… A chi mi chiede come vanno le cose in Italia dico che ci vuole pazienza ed aggiungo che spero Renzi riesca a cambiare molte cose. Una risposta che mi è stata data e che “… almeno voi avete un governo”. Fino ad ora mi sono trattenuto dal dire cosa penso della maggioranza dei Repubblicani al Congresso, ho sempre il timore di trovarmi davanti un repubblicano e mi sembra innaturale che un italiano critichi il governo degli Stati Uniti, un americano avrebbe mille cose da dirmi sui miei governi, se solo ne sapesse qualcosa.
Poi in aeroporto a Monaco aspettando la coincidenza, mi capita un giornale italiano tra me mani e mi cascano le braccia, le palle. Va bene le braccia, ma le palle rotolano via e recuperarle è un casino in un aeroporto affollato. Ci adorano, dicevo, e leggendo la storia di Fiorello la Guardia – l’eroe sindaco e simbolo di New York – credo che noi italiani si dovrebbe erigere dei monumenti a questi portatori sani del meglio dell’Italia all’estero.
Tra le alte cose, ho scoperto che la città di New York pubblica i propri moduli in una serie interminabile di lingue, a cominciare dello spagnolo, le europee fino alle lingue dei nuovi immigranti, ossia ex USSR e middle & far east. Ci sono però tre, solo tre lingue straniere che non vengono tradotte perchè ormai la loro cultura è talmente radicata nella città di New York che si da per scontato che i loro discendenti parlino ovviamente l’inglese. Sono lo Yiddish, il Gaelico e l’Italiano, ossia gli ebrei europei, gli irlandesi e gli italiani, cofondatori della Grande New York insieme agli inglesi, dopo che gli Olandesi se ne sono andati.

Linguacce
