Il passato di verdura svolge un ruolo fondamentale nel mantenere il regime alimentare neworkese ad un livello decoroso. Gli americani in un anno mangiano fuori casa (pranzo o cena) in media 220 volte. In più ordinano il cibo da mangiare in casa circa 140 volte. Vuol dire che preparano il proprio cibo in casa 120 volte in un anno, su 730 pasti (due al giorno). Vuol dire il 16% dei pasti viene cucinato a casa. Se noi applicassimo questa media al nostro soggiorno bisettimanale qui, su 32 pasti dovremmo prepararne in casa 5, mentre dovremmo andare al ristorante oppure fare un take out 27 volte. Se ti affidi solo ai ristoranti locali, diventi prima obeso, poi sempre più povero, per cui devi sacrificare la qualità del cibo per spendere meno e dunque la tua obesità aumenta pur riuscendo a far bilanciare il budget famigliare.
No, ho esagerato; ci sono posti dove si mangia roba buona a prezzi ragionevoli, basta evitare i locali notoriamente pretestuosi e scegliere dal menu oculatamente.
Comunque io preparo un bulacco di passato di verdura che dura 3 giorni ed assicura quel fabbisogno di fibre senza il quale si diventa stitici. A mezzogiorno si pranza più volte fuori per vari motivi, ma la sera vuoi perchè siamo bolliti vuoi perchè al ristorante comunque ci dobbiamo andare frequentemente, il minestrone è una necessità.
Per la serie “esticazzi spengo il computer” il menù di questa sera è consisitito nella terza puntata della minestra, una porzione di 8 pezzi di sushi di salmone comprato al supermercato, due scarti di formaggio di un recente “wine & cheese” con i vicini, yoghurt alla frutta.
La minestra deve essere consumata entro il terzo giorno altrimenti va in decomposizione. Gli scarti di formaggio sono relativi ad un piatto che consiste in Brie scaldato in padella con disciolta della composta di mirtilli, il miscuglio violaceo va servito su crostini di pane. Il vino era un buon Merlot del Trentino, l’altro formaggio era un olandese che si chiama Robusto e che secondo me in Olanda non esiste. I supermercati, quasi tutti, hanno un bancone con delle confezioni di plastica trasparente dentro le quali diversi tipi di sushi fanno bella mostra di se. Credo ci sia un grosso fornitore che li fa a Brooklyn con il pesce pescato nell’East River con lunghe strisce di carta moschicida riadattata. Per prima cosa, lo decolora – perchè in origine è di colore marrone scuro – lo omogenizza creando una pasta con la quale fa delle strisce perfette per il sushi, che poi ricolora; rosa salmone, rosso tonno, striato o a pallini a seconda di altri pesci che vuole imitare. Ed infine lo vende a tutti i supermercati di New York.
Buon appetito e buona notte.