Avevo intuito che il taxista estemo-orientale era mal preso; quella tossetta insistente, la postura sofferente e gli occhi lucidi. Portandomi dal Jfk fino a Manhattan l’untore maledetto mi ha attaccato l’influenza, che mi è saltata fuori quando, 4 giorni dopo, ho ripreso l’aereo per andare verso sud per un lungo finesettimana al caldo.
Alcune foto della partenza. Nessun selfie del belino.



Solo per segnalare, come se importasse a qualcuno, che ci hanno sghiacciato ed eravamo terzi in coda per il decollo, ma in quei minuti un aereo della concorrenza è scivolato sul ghiaccio. Hanno chiuso l’aeroporto per il tempo necessario a rimuovere l’aereo dalle balle, fucilare il comandante, caricare su un autobus i passeggeri ammanettati che sono stati deportati, messi in quarantena e forse sono stati fucilati pure loro, così per precauzione. I loro bagagli sono stati ammonticchiati, cosparsi di benzina e dati alle fiamme.
Il decollo, breve filmetto veramente mediocre. Si vede Jersey City con una parte del porto commerciale, Manhattan, la statua della Libertà.
Il comandante, mentre atterravamo dopo un volo che mi è sembrato durare 3 giorni, ha detto “I am sure the only ice you’ll see will be in your cocktail“.

Arrivando dai 27 gradi Fahrenheit del New Jersey siamo stati accolti da 27 gradi celsius dei Caraibi con tanto di messaggio di buone feste dal sorridente presidente locale in compagnia di quella che – credo – possa trattarsi della sua famiglia.

Questo
In occasione di una visita in bagno durante le mie prime tre notti febbricitanti, c’era uno scarafaggio sul mobiletto del lavandino. Quando ho acceso la luce si è spaventato, si è infilato prontamente in un posto che lui riteneva sicuro, ossia la scatoletta semiaperta dove Miriam tiene il “bite” che le serve perchè la mandibola quando dorme tocca un orecchio. Ho chiuso la scatoletta con dentro l’insetto in trappola. Ho valutato l’ipotesi di lasciare tutto così, in attesa che Miriam aprisse la scatoletta la mattina dopo. Ho avuto però un rigurgito di umana comprensione e dunque ho deciso di svuotare la scatoletta del wc, scatoletta che però mi è scivolata dalla mano finendo nell’acqua del wc. Ora, il disgusto di Miriam verso gli insetti non è trattabile. Cercando di non ridere ho lavato accuratamente la scatoletta pensando a che occasione irripetibile avevo appena sprecato. Questo è stato l’episodio più significativo di questa diversione sub-tropicale.
Il cielo mi scampi dal mettere qui le solite foto della solita isoletta con le palme, la sabbia color corallo, il mare color cobalto, i tramonti rosso infuocato. Siamo sopravissuti alla loro guida a sinistra, o meglio, guidano nel centro della carreggiata su strade tenute malissimo. A parte i posti per i turisti chiusi e cintati, ovunque c’è gente c’è anche rumenta, tanta rumenta. Ci sono casette che sebbene modeste potrebbero essere carine se fossero ben tenute. Invece sembrano baracche – sono baracche, circondate da detriti di ogni tipo. Ma non me ne frega un cazzo di dissentire sul perchè più ci si avvicina verso l’equatore e più la gente vive nella rumenta. Abbiamo incontrato amici di amici che sono attivi nella salvaguardia del mare. Ovviamente la conversazione si è soffermata su cosa bisogna fare per salvare il mare ed il pianeta. Tipo bandire la pesca intensiva. Mi sono trattenuto dal sostenere che secondo me non c’è proprio nulla da fare per invertire un destino che porterà l’umanità a deteriorare in via irreversibile l’ecosistema planetario, in pochi decenni, e che il loro attivismo secondo me è totalmente una perdita di tempo, è come voler fermare un treno in corsa premendo con il manico di una scopa sul binario. Spero di aver torto ma alla fine, malauguratamente, sticazzi.
Comunque sia, ecco una foto ricordo che sebbene possa, ad una superficiale analisi, sembrare disgustosa, più di mille cartoline sintetizza lo spirito dell’isola caribica, almeno per me. E’ un collage delle mie morsicature di zanzare.

Ventiquattro sfumature di rosso da morsi di zanzare
Non ho soltanto 24 morsi che prudono quasi tutti insieme; le bagasce mi hanno lasciato in pace mentre avevo la febbre, ma appena mi è passata mi hanno assalito all’arma bianca e mi hanno punto anche in testa tra i capelli, li non sono riuscito a scattarmi le foto. In stanza c’era una bomboletta di un prodotto che, spruzzato sulla pelle, oltre a conferirti l’odore di un disinfettante per toilette autostradale, avrebbe dovuto allontanare le zanzare ma non ha funzionato, non è servito ad una beata cippa.
Una volta sistemati sull’aereo del rientro, la hostess ha annunciato che “All the doors are closed. Say goodbye to the sunshine. Back to reality. In New York it is mostly cloudy and temperature is in the thirties.” Risata generale.