Evviva gli sposi.

Tanti anni fa venni invitato ad un matrimonio in Brasile; si trattava di una conoscenza di lavoro, erano stati molto gentili ad invitarmi e scrissi loro una lettera (Internet era ben lontano a venire) nella quale ringraziavo scusandomi perchè non sarei potuto andare.

L’invito arrivò a mezzo corriere perchè con la posta tradizionale non sarebbe mai arrivato; misurava almeno 30 centimetri di larghezza, saranno serviti due alberi ad alto fusto per produrlo perchè ricordo che era spesso e pesante come la porta di un’auto. Mi fu detto, trent’anni fa, che in Sudamerica la dimensione del cartoncino di invito era direttamente proporzionale alla smania di far vedere il benessere della famiglia.

Qualche settimana fa mi  è arrivato qualcosa di simile, anzi di più, qualcosa che per certi versi ha affinità con il precedente sopra citato. Si compone di 10 pezzi tra i quali tre buste e 7 diversi documenti. Per meglio comprendere quanto è sofisticato e comprensivo il plico, e per onorare lo sforzo che si è reso necessario per arrivare ad una tale articolazione a dispetto dei valori di CO2 in atmosfera, ho esposto su un tavolo il contenuto del compendio o manuale che mi è stato gentilmente recapitato nella sua completezza.

invito

Nessun regalo più o meno inutile da fare agli sposi, ma un’offerta libera a favore di una delle tre associazioni che vengono elencate tra le quali la parrocchia dove avviene la cerimonia, un punto a favore.

Trattasi di un invito relativamente sobrio; pensandoci bene mi sarei potuto tranquillamente aspettare anche il biglietto musicale con la mazurca che si attiva quanto apri la busta e non ultimo una serie di led che si illuminano se si sventola la partecipazione di notte, utilissimo se sei in aperta campagna e ti si fora un pneumatico. Quello che io ho qui definito il modulo di accettazione è un questionario che andrebbe compilato e restituito al wedding planner nel quale si dichiara il numero dei partecipanti alla kermesse, se si tratta di adulti o bambini, infine se qualcuno è vegetariano. Un punto a favore.

Ad essere pignoli, ormai i vegetariani sono solo una frazione di coloro che per correttezza politica andrebbero inseriti nell’elenco delle intolleranze e richieste alimentari specifiche. Ci sono i vegani, i celiaci, i kosher, gli adoratori del Dio della Cenere, gli intolleranti ai latticini, i disfagici come me che mangiano solo pasti semi-liquidi altrimenti si intasano rovinando la serata ai presenti con i loro versi gutturali. Ci sono coloro che non possono mangiare verdura a foglia larga e, separatamente, quelli della intolleranza alle foglie strette. Quelli che non possono bere pompelmo perchè attiva le sostanze dopa-sinergiche e danno via di matto. Ci sono gli allergici al burro di arachidi ed alle noci in generale ed ebbene si; persino gli intolleranti alla noce moscata. Se – come credo – tra gli invitati ci sono anche degli indiani d’America, questi sono intolleranti all’alcool. (niente Babà al Rum nei dessert). Insomma se devi farla politicamente corretta perchè in presenza di dignitari, fallo bene: un punto a sfavore.

Noto poi con disappunto che malauguratamente non hanno inserito il francobollo per la busta da restituire con il modulo debitamente completato, fortunatamente però hanno messo telefoni ed indirizzi e-mail. Un punto a favore ed uno a sfavore.

La mappa per arrivare in chiesa prima e al ricevimento poi, è dettagliata e vicina parente di una caccia al tesoro per come è minuziosamente descritta ogni singolo tratto di strada dai punti 1 al 20. Anche un Aborigeno Australiano arriverebbe senza sbagliare. Forse hanno davvero invitato un Aborigeno Australiano, non vorranno mica lasciare un intero continente scoperto. E poi stiamo parlando di una metropoli tentacolare di almeno 30.000 abitanti e la gente quando va da quelle parti si perde per sempre. Un punto a favore.

Per il resto posso solo annotare che se a mio padre avessi proposto di mettere insieme una fiera come questa al posto del tradizionale invito + partecipazione mi avrebbe disconosciuto come figlio. Mio padre non era relativamente sobrio, mio padre era sobrio assoluto. Avrebbe commentato che un siffatto tipo di invito sarebbe sembrato più quello di una convention a Las Vegas o dell’inaugurazione di un outlet commerciale. Ma mio padre era nato nel 1915; oggi se mandi un invitino come quello del mio matrimonio non viene nessuno. Ora che ci penso Miriam ed io non avevamo voluto fare un matrimonio troppo tradizionale, c’erano soltanto degli amici dei rispettivi genitori, invitati obtorto collo altrimenti si offendevano, in chiesa eravamo una trentina e, a giudicare dall’età media dei partecipanti, sembrava un funerale. Altri tempi.

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