… se io sparissi, di punto in bianco senza lasciare istruzioni, cosa succederebbe al mio sito, le webcam e tutte le stronzate che scrivo ? Probabilmente durerebbe immutato fino alla scadenza annuale del contratto per il dominio. Se le webcam non si bloccano per qualche ragione tecnica continuerebbero a trasmettere le proprie immagini. Nessuno aggiornerebbe questo Blog ma nessuno si accorgerebbe di qualche anomalia.
Poi non saprei.
Se ARUBA al termine dell’anno contrattuale non riceve il pagamento per il rinnovo, dopo qualche sollecito senza risposta credo metterebbe il sito web off-line per qualche tempo e poi, al protrarsi del mio silenzio, immagino che semplicemente lo cancellerebbe. Il dominio verrebbe messo in una specie di limbo informatico, ma dopo un certo periodo tornerebbe libero per qualche altro acquirente che potrebbe dire “bello il nome stefanome, me lo registro” e dunque il nome rinascerebbe ma con un altro proprietario. Magari diventa un sito di nostalgici nazisti o un sito porno.
Se ARUBA invece ricevesse regolarmente i pagamenti, il sito potrebbe restare on line indefinitamente. Questo Blog si appoggia su un ulteriore server di reindirizzamento, anch’esso va rinnovato ed è a titolo oneroso, ma se in qualche modo il rinnovo ci fosse, immagino che pure il Blog verrebbe mantenuto in vita.
Cosa si deve fare per rinnovare entrambi i contratti ? E’ una veloce procedura che si può fare on-line ma ci vogliono user name e password, che nessuno conosce a parte me. Dunque dovrei lasciare istruzioni a qualcuno che, note le due chiavi per accedere al sito ARUBA, rinnova i contratti. Ma finge di essere me, perchè per operare in nome e per conto mio dovrebbe avere una delega da parte mia. Potrei scriverlo nel testamento, delegando un erede a gestire il sito “stefanome”. Sai che palle per l’erede. Potrei dirlo ad un avvocato, costituire un Trust che ha il compito di mandare avanti il sito, le webcam ed eventualmente anche il Blog. Oppure potrei fare un accordo tecnico economico con ARUBA il quale, se verso anticipatamente 100 annualità, si impegna a mantenere in vita il sito per 100 anni. Le webcam però sono a casa mia. Se io passo a miglior vita non è detto che mia moglie o i miei nipoti vogliano tenere la casa dove abitavo al mero scopo di gestire tre stupidissime webcam.
Ma, in generale, il punto è: perchè a qualcuno dovrebbe fregare qualcosa se tutto questo materiale dopo di me dovesse scomparire per sempre ? Appunto, a nessuno. Internet è un fenomeno giovane, ma nel giro di qualche decennio fatalmente entrerà in un regime per il quale chi ha un sito, chi scrive e pubblica testi e foto prima o poi tira le cuoia, sistematicamente come avviene anche nel mondo reale. Alcuni siti di interesse pubblico o comunque di intersse diffuso resisteranno nel tempo. Stefanome non è tra quelli. Il sito dopo la mia morte verrà rimosso insieme a testi e foto. Le webcam saranno spente, poi un giorno disinstallate e, probabilmente, finiranno dimenticate in una cantina fino alla prossima era geologica.
Io torno cenere e cosa resta di queste parole ? Niente. Perchè è normale che sia così. Se poi qualche persona legge e decide di salvare qualche frammento delle cazzate che pubblico, si porrebbe lo stesso problema dopo un certo numero di anni. Insomma, la sequenza di tasti che sto premendo in questo istante forma un concetto che sicuramente è stato riproposto una infinità di volte, dunque andrà perso per sempre. I bit scritti su qualche server del mio provider rappresentanti il mio pensiero, saranno sovrascritti da qualcos’altro. Al contrario, ci sono persone che scrivono cose che sono destinate ad essere tramandate da server a server per secoli nei secoli. Forse saranno scaricati sul computer di una astronave che solcherà l’universo. Mentre l’elettricità necessaria a scrivere su una traccia le mie cose, tornerà nell’equilibrio cosmico. Siamo elettroni e tali torneremo.
L’unico modo certo per tramandare ai posteri idee, concetti, sentimenti, volontà, anche immagini, è la scrittura: nulla è più tramandata e tramandabile del supporto cartaceo. Webcam, foto digitali, documenti doc sono lampi destinati a durare poco, pochissimo. Non dico di tornare ai tempi della scrittura rupestre, ma carta e penna sicuramente potranno giungere (ed essere letti ed interpretati) anche a numerose generazioni future (finchè ce ne saranno…). Di quel che è stato scritto nelle tavolette di cera degli antichi romani o nel Commodore 64, chi ne sa niente? Chi ne saprà qualcosa dei documenti di Office Write o Excel, o delle stupende foto digitali di sofisticatissime reflex digitali fra un decennio? Io ho foto della mia famiglia di fine ‘800, primi 1900, mentre foto digitali scattate con fotocamere pionieristiche (anni fine ’90-inizio 2000) non riesco più a vederle perchè “incompatibili” digitalmente. C’è da meditare, si o no?
Parto dal presupposto che, tra la massa informe di quanto scrivo e scatto, non ci sia nulla che valga la pena di essere tramandato ai posteri. Dunque sono rilassato e tranquillo sul fatto che il problema, sinceramente, per me non si ponga. La mia era una divagazione tecnica.
Secondo me però anche la carta dura poco. Forse dura di più di una traccia elettrica, ma meno di quanto auspicherei. A meno che io non voglia trascrivere questa robaccia su carta e conservarla in atmosfera rarefatta ad alta percentuale di azoto. Costoso! Aggiungerei che quanto io scrivo adesso, difficilmente sarà comprensibile tra qualche centinaio di anni perchè l’italiano, ammesso che esista ancora, sarà molto diverso da quello di oggi, dunque chi dovesse leggere le mie parole dovrebbe tradurle ne’ più ne’ meno che si farebbe oggi con un testo in latino. Insomma, tanta fatica per leggere delle stronzate scritte da un anonimo abitante di una altrettanto dimenticata città nel Sud dell’Europa.
Per quanto riguarda le cose importanti, ammesso che ce ne siano veramente, forse ci saranno altri sistemi per garantirne l’eternità. Se hai tempo e voglia, prova a leggere questo libro, che probabilmente è la fonte di questo mio divagare: “Il mondo senza di noi”
Ho scaricato dalla rete l’e-book “Il mondo senza di noi” di Alan Weisman. Lo leggerò, sperando di finirlo in fretta sfidando la mia pigrizia di lettore da una pagina la settimana. Poi ne riparlaremo.
Anch’io me lo sono letto sul kindle qualche tempo fa. Bel libro, ti lascia un senso di inutilità e provvisorietà totalmente demotivante, sia come individuo che come specie, genere.