Oggi, camminando sul marciapiede, intravedo una persona che mi guarda, sorride radiosa e mi apostrofa “Ciao Stefano!” come se mi conoscesse benissimo.
E sono certo che mi conosca, ma allo stesso tempo percepisce perfettamente il mio sguardo acquoso o, per dirla alla Stefano Benni, lo sguardo della mucca mentre passa il treno.
Molto intelligentemente si dichiara con il proprio nome & cognome. Non è una iniziativa frequente; anzi quasi sempre la persona che mi dice “macomestaietantochenoncivediamo” non pensa neppure lontanamente all’ipotesi che io non abbia la più pallida idea di chi accidenti sia.
Ma putroppo in questo caso, anche dichiarandomi il suo nome e cognome, il risultato non cambia, non mi dice assolutamente niente. Zero.
Quei bastardi dei miei neuroni invece di cercare in qualche banco di memoria deputato a conservare il ricordo delle persone si fermano del tutto, non collaborano confezionandomi così l’ennesima brutta figura. Succede spesso ed è imbarazzante ed anche vagamente offensivo verso al persona che ti sta di fronte.
L’unica cosa che mi affiora alla mente è un rumore di fondo, un ronzio altrimenti noto come effetto neve, sintomo della totale assenza di qualche segnale riconoscibile, ovvero la più totale assenza di un feedback da parte di quei fottutissimi, incapaci neuroni.
La malcapitata mi chiede se “ho mai rivisto quelli del gruppo” o qualcosa del genere. Nebbia totale: immagino sia una collega di lavoro, escludendo possa trattarsi di una socia in una gang che rapinava le banche, un gruppo musicale, un gruppo di scambisti.
A volte può capitare che la persona che incontri è tremendamente invecchiata. Non la riconosci semplicemente perchè assomiglia al nonno o alla nonna il giorno dopo una sbronza; ma in genere quando questa persona ti fornisce elementi certi, come le proprie generalità, improvvisamente il ricordo riaffiora. Ed è difficile a quel punto mascherare la faccia sbigottita che si fa istintivamente e senza ritegno quando si ha di fronte una persona che si ricorda perfettamente quando aveva il volto giovane dei 20 anni, ed oggi sembra un Carlino.
Ma non è questo il caso, perchè i suoi dati anagrafici non mi dicono alcunchè. Davvero non ricordo, passano i secondi e questa persona prova a proporre elementi che mi dovrebbero aiutare a identificare persone, luoghi, eventi, circostanze.
Anni di evoluzione della specie ed ancora il mio cervello mi tradisce. Continua un imbarazzante silenzio da parte delle mie sinapsi. Evidentemente la mia faccia priva di qualsiavoglia espressione o emozione è tanto palese che questa persona sposta caritatevolmente la conversazione su soggetti neutri del tipo “come stai, tutto bene”, alla quale rispondo altrettanto neutro, ma credo si sia perfettamente resa conto che non ho la più pallida idea di chi sia. L’incontro termina con i convenevoli di rito, uno scambio di sorrisi di cui uno vagamente bovino (il mio).
Non mi sento ancora pronto per rispondere come faceva mio padre quando, avanti negli anni, non fingeva più di ricordare come ho appena fatto io ed anzi chiedeva direttamente al malcapitato interlocutore più dettagli possibili finendo per metterlo in imbarazzo. Lo faceva apposta, sono sicuro che provava un sottile piacere nell’infondere la sgradevole sensazione nell’interlocutore che:
- si fosse rimbecillito. (e l’interlocutore si mortifica perchè pensa di aver messo a nudo un serio problema neuronale della persona che ha di fronte)
- riteneva l’incontro così inutile che non valeva la pena consumare una unica caloria per sforzarsi di ricordare.
- l’interlocutore fosse in errore e lo avesse scambiato per un altra persona.
Nella remotissima ipotesi che quella persona, età intorno ai 45, che mi conosce bene ed oggi mi ha incontrato in via Fieschi e sa benissimo che non ho idea di chi sia legga queste righe, mi scriva un messaggio. E mi dica dove ci siamo conosciuti, per la miseria.



