
Dove adesso c’è l’angolo di questa piscina, quello che si vede a sinistra, e 99 piani più sopra, avevo una scrivana ed un lavoro. Per arrivarci alle 9, tutte le mattine prendevo un treno che si fermava proprio sotto, salivo le scale mobili ed arrivavo nell’ingresso, poi prendevo l’ascensore “espresso” che arrivava da 0 al 90 in una manciata di secondi, ossia per 45 piani accellerava e per 45 frenava. Infine prendevo il “locale” per arrivare al 99. I primi tempi lavorare era molto difficile, la vista dalla finestra era surreale e non riuscivo a smettere di guardare fuori. Poi purtroppo ci si abitua a tutto, anche alle cose belle e non facevo più molta attenzione al fatto di essere ad una quota dove spesso in inverno nevicava, ma in strada pioveva. Dove nelle giornate di vento forte l’ufficio scricchiolava, i quadri alle pareti ondeggiavano lentamente e chi soffriva di mal di mare poteva andare a casa, mentre gli ascensori andavano piano e per arrivare al suolo ci volevano alcuni minuti invece di pochi secondi.
Una ventina di anni dopo le torri sono state abbattute, e dopo altri 12 anni una prima nuova torre è quasi terminata, le altre stanno venendo su come razzi e nella sezione che corrisponde alle posizione delle due vecchie torri ci sono due vasche di acqua ed attorno un migliaio di querce che crescono rapidamente. Era la prima volta che ci andavo, abbastanza emozionante.

Questa invece l’ho scattata dove, 40 anni fa, c’era il fiume Hudson ed ora ci sono grattacieli ed un parco con vista sul New Jersey e su l’omnipresente Empire State Building.
Tutto questo merita un bel STICAZZI guardiamo avanti e non ci piangiamo addosso.