Ho passato l’adolescenza durante la quale l’uso di molte parole, in primis il verbo venire, erano totalmente bandite. Con alcuni amici e conoscenti il ban vale anche oggi.

Qualsiasi termine che anche molto da lontano potesse far riferimento a qualche volgarità ascrivibile al sesso in modo particolare, non poteva essere utilizzato perchè scatenava versi e risate da parte dell’interlocutore. Anche su intenet, sul sito di meteorologia che tanto frequentavo, una parola che poteva essere re-interpretata dava oggetto ad una serie di scherni e battutacce, con immancabile disappunto ed intervento regolatore dei moderatori.
Ho quasi sessanticinque anni e sono un bambino scemo per diversi motivi; uno è il fatto che ancora adesso ho un circuito neuronale che funziona in batch, ossia viene lanciato dal boot di sistema quando mi sveglio ogni mattina, analizza in tempo reale la sintassi ed in presenza di parole delicate, immediatamente manda un segnale irresistibile.
Ma non mi capita solo con amici ed in contesti informali. Anche nella vita di tutti i giorni, con chiunque ed anche in ambiente di lavoro e, haimè, anche in inglese.
Sopra, lo scambio di messaggi con l’istruttrice di Pilates che, appunto, una volta alla settimana arriva in ufficio per la lezione.
Il mio circuito neuronale di controllo mi ha suggerito di rispondere “se vuoi, ma poi asciuga“. ma considerando che non sono così in confidenza, mi sono limitato ad un “se ce la fai” con una faccina con la lingua di fuori.
Quando è arrivata, ossia venuta in ufficio, non ha detto niente ma poi, quando ho manifestato un certo imbarazzo e mi sono scusato, in realtà aveva visto bene ed era sorpresa perchè non immaginava che io potessi essere così infantile.
Attribuisco questa mia carenza evolutiva ai miei genitori, ai miei fratelli grandi e soprattutto a mio nonno materno, Il nonno Nino che aveva indirizzato i miei fratelli ad una signorina professionista che li aveva introdotti al sesso. Quando io avevo chiesto di poter usufruire di cotanta iniziazione, avevano menato il can per l’aia ed alla fine avevo rinunciato a porre le mie istanze.

Miriam aveva posteggiato l’autovettura in Piazza della Vittoria. Ieri c’erano a malapena 6° e la solita tramontana ululante. Ho accompagnato Miriam a riprendere l’auto perchè avevamo dei pacchi. Siamo arrivati dal portabagagli, mentre vicino a noi c’erano una signora con una bambina che avrà avuto sette anni, tenera, con il volto angelico che stava aiutanto la mamma a caricare delle scatole.
Miriam inizia a frugare nella borsa per cercare le chiavi. Non le trova ed inizia a grugnire. Il vento freddo le sferza la faccia, le chiavi sono ancora nascoste nella borsetta. Miriam fruga ma invano, inizia ad innervosirsi perchè ha freddo e vorrebbe entrare in auto più di ogni altra cosa. Ed allora esplode in un “cazzo cazzo cazzo CAZZISSIMO non trovo le chiavi”.
La bambina si volta e la guarda, muta, con la bocca socchiusa e gli occhietti sbarrati. La sua espressione è di sbigottimento totale. Probabilmente l’ultima cosa che si sarebbe aspettata da una signora di mezza età, più anziana della madre, vestita come un cosacco, che pronuncia frasi iripetibili.
caro mannix come non dimeticare il verbo ”venire” — non si poteva MAI usare !!! oppure si usava enfattizzarlo con voce cavernicola !!! …. oppure mi sovviene anche la marca dei tuoi sci ELAN … coan la b addizzionata !!! che bei tempi …!!!!!!!!!!!
tuo Budoro sempre !!