Impazzire con il DNS dinamico.

Non solo ho il jet-leg e mi viene sonno a caso durante il corso della giornata e mai quando dovrei dormire di notte. Mi è venuto anche un raffreddore che cerco invano di nascondere a Miriam che solo perchè ispirata a principi umanitari non mi chiude sul terrazzo.

E sto diventando matto perchè da remoto riesco ad accedere alle webcam a Brignole, a quelle di New York, ma non a quella di casa a Genova e non a quelle di Basaluzzo.

Qui entrano prepotenti gli effetti della mia cultura informatica fai-da-te-ossia-a-cazzo.

C’è qualche dettaglio microscopico che impedisce l’accesso e credo sia il router, perchè i parametri da considerare sulle webcam sono due, semplici e ricopiati tali e quali. Invece sul router ci dev’essere un parametro che non considero e che laddove l’accesso funziona, neppure so cosa sia. I parametri da considerare su un qualsiasi cazzo di router sono centinaia, ma in genere sono già settati per gli usi più comuni, New York & Brignole vanno da soli, non ho dovuto fare nulla di particolare. E allora perchè funzionano e gli altri no? Guardando i vari tutorials capisco che ci sono ancora diverse cose che potrei provare, toccare qui e la nel menù e vedere se succede qualcosa. Ma ho anche il timore che a furia di andare a mastrussare parametri che conosco poco, finisco di bloccare Internet e dover fare dei ripristini dolorosi e talvolta inconcludenti. Forse è meglio cambiare strategia. Il mio “complice” in questi giorni è impegnatissimo ed il dyndns non è il suo campo preferito di applicazione.

Nota di colore. Oggi nel bar ristorante sotto il mio ufficio, altrimenti noto come “bar del teatro”, quando sono entrato c’era un tavolo occupato da quelli che mi sono sembrati gli attori di qualche lavoro. Lei, giovane, bionda e carina, vestita con un ampio abito da festa da ballo al castello, rosa con fiori che le ornavano il capo. Lui, copia di Denzel Washington, alto, elegante, bello, slanciato. La nonna, un fiocco anch’esso rosa di età avanzata che beveva birra. Una bambina sui cinque anni che sembrava uscita da un Manga giapponese ed ascoltava su un tablet musica orribile. E poi è entrato il fratello di Denzel Washington che ha preso la bionda sotto braccio e sono usciti dal locale svolazzanti come in un colossal anni ’50.

Mi è sembrato parlassero in russo, lingua che non conosco ma che suonava tale.

Il locale è gestito da persone brave e simpatiche. Anche loro mi è sembrato guardassero la comitiva con curiosità. Quando avevano rilevato la gestione avevo detto ad una dei gestori che assomigliava a Lauren German e da allora mi guarda storto perchè avrà pensato che stessi attaccando bottone con qualche torbido fine. Assomiglia davvero a Chloe Decher della serie Lucifer, ma evidentemente non ha visto la serie.

Assomiglia anche ad una psicologa che mi aveva sotto tiro una ventina di anni fa e che diceva essere la psicologa del chitarrista leader dei Dire Straits, Mark Knopfler. In effetti parlava un perfetto inglese ma come fosse capitata a Genova per me restò un mistero. Era brava è mi è stata di aiuto, ma questa è un’altra storia.

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