Oggi sono andato a farmi tagliare i capelli. E’ un desiderio che provo ogni due mesi, quando i miei capelli iniziano ad oscillare tra una calotta gonfia che tende ad assumere la forma di un glande e uno straccio bisunto che aderisce alla scatola cranica assumento un aspetto malato. La mia produzione sebacea è esagerata. L’uso giornaliero del casco per andare in motorino esalta questa peculiarità e dunque devo lavarmi i capelli tutti i giorni, e più aumenta la massa dei capelli più tempo ci metto ad asciugarmeli, più sono ricettivi del sebo, insomma un vero schifo.
Oggi, per una volta, mi sono fatto fare anche la barba. E’ un rito che mi fa sentire come Al Capone negli anni 30 da un barbiere a Chicago, perchè il rito è sempre quello, senza la sventagliata di mitra. Il barbiere è andato nel retrobottega ed è tornato con il pennello e la ciotola con la schiuma calda, una delizia. Solo che il sapone sapeva di stallatico di vacca. Io sento odori strani, ho fin pensato qualche tempo fa di avere un tumore al cervello, forse non ce l’ho, ma gli odori che sento ogni tanto non sono quelli che uno si aspetta.
E questo era, giuro, l’odore che si sente in un prato in montagna dopo che sono passate le vacche al pascolo. Ho immaginato che nel retro bottega ci fosse veramente una vacca, pezzata, ed il barbiere per dare un tocco speciale al servizio infilasse il pennello nel sedere della vacca, prima di metterci il sapone e poi tornare ed insaponarmi la faccia. Forse il mio parruchiere ha fatto un corso di aggioramento all’estero. A Montecarlo i barbieri bene fanno così, è l’ultimo grido in tema di snobberia. L’intestino di una vacca secerne un liquido che ha potenti qualità emolienti. Questa catena di pensieri totalmente idioti era talmente viva nella mia mente malata che credo di aver fatto una faccia strana, cercando di non ridere.

Probabilmente ho avuto per qualche lunghissimo istante questa espressione pensando a vacche e pennelli da barba.
Una delle ultime fasi del servizio barba contempla un asciugamano bello caldo che ti avvolge il volto. Ebbene, questo aveva l’odore di un formaggio che avevo mangiato in Portogallo una decina di anni fa e che mi aveva caratterizzato l’alito per almeno un mese. Infine mi ha spruzzato una specie di dopobarba che ricorda il disinfettante che usano nei gabinetti della catena Autogrill. Però adesso ho il taglio alla “Barack Obama” e per un po’ sono a posto.
Altro argomento. Detesto quando incontri qualche volto noto per la strada, fai per salutare e questi si volta dall’altra parte. E’ una forma di maleducazione tipicamente locale, deriva dalla paura inconscia che noi liguri abbiamo nel salutare qualche persona che non è un caro amico che vediamo tutti i santi giorni perchè intimamente temiamo che possa chiederci dei soldi. Ed allora visto che anch’io sono dotato di questo meccanismo perchè sono il prodotto dell’ambiente dove sono nato e cresciuto, mi sforzo per salutare tutti. Anche oggi ho salutato caldamente una persona che ho incrociato sul marciapiede. Lui mi ha riconosciuto ed abbiamo fatto proprio due chiacchiere, mi ha raccontato di aver avuto un recente lutto famigliare, mi ha parlato citando fatti e persone come se io le conoscessi benissimo, conosce il mio nome di battesimo. Ma io non ho la più pallida idea di chi sia. Il suo volto mi è noto altrimenti non lo avrei salutato, ma a parte quello, nebbia. Episodi così mi succedono sempre più spesso. Ora che ci penso, credo di averlo già scritto su questo blog, era un’altra persona ma identiche le circostanze. Cazzus.
