Lavo l’auto tre volte all’anno, ma sono stato in un cantiere su un prato con neve marcia e pozzanghere fangose profonde un palmo. Non potevo circolare ma soprattutto non potevo aspettare che il fango si consolidasse.
E dunque al ritorno verso casa mi sono infilato in un autolavaggio dalle parti di Gavi di quelli automatici con le monete. Metti la macchina tra gli spazzoloni, metti le monete e questo ti lava la macchina.
Non avevo visto che a fianco c’era una altra area self service con le pistole di acqua a pressione. Infatti un tizio si presenta in coda dopo di me, dopo aver lavato ed insaponato la macchina avendo rimosso “il più grosso” con le pistole. La procedura – ho immaginato – era che prima avrei dovuto togliere quel quintale di fango intorno alle ruote a pistolettate, poi avrei ripassato ed incerato la macchina tra gli spazzoloni. Ma io l’ho capito tardi.
Risultato; gli spazzoloni si sono impastati, hanno letteralmente cambiato colore spalmando e spruzzando il fango in sovrabbondanza sulle fiancate della mia macchina e sulle strutture dell’autolavaggio. Il signore dietro di me (auto di colore bianchissima) non aveva il coraggio di dirmi qualcosa, ma mentre osservava muto e con gli occhi sbarrati la scena, sicuramente dentro di se immaginava come uccidermi; la sua auto perfetta avrebbe fatto la cura del fango dopo la mia.
Terminato il processo, me ne sono andato a cercare un altro autolavaggio, lasciando dietro di me una scia fangosa. Probabilmente quel signore a distanza di qualche ora è ancora li, ha fatto 50 cicli di lavaggio ed ancora gli spazzoloni e la sua automobile hanno un colore marroncino, ha chiamato la moglie dicendo che farà tardi e probabilmente ci passerà la notte. Poi dovrà far lucidare la macchina, o svenderla. La moglie, approfittando della assenza del marito, sarà andata in un bar malfamato dove si sarà ubriacata ed avrà fatto sesso di gruppo con una intera squadra di pallacanestro. Chiedo scusa.
