Ci sono due regole legate all’uso del telefono cellulare che ho imparato in occasione di un periodo abbastanza turbolento di lavoro durante il quale non volevo staccarmi dal cellulare neppure per brevi periodi.
Regola numero 1.
Qualcuno mi chiama al cellulare se sono in bagno. Se il cellulare è in quel momento sulla scrivania, lo sentirò suonare impotente, immaginando che da quella telefonata dipenda la mia vita e che io, non rispondendo, la perderò a breve. E’ come se ci fosse un sensore azionato dalla tavoletta che si abbassa con il peso. Il sensore trasmette un segnale nella terza dimensione antrica, e qualcuno in quel momento in qualche parte del mondo sente il fortissimo ed improvviso desiderio di formare il mio numero. E’ possibile che sia una cosa importantissima, ma anche che sia una solenne cretinata. Io, avendo intuito che esiste questo meccanismo cosmico, avevo pensato di portarmi il cellulare in bagno. Sono dotato di un chip multifunzione che mi consente di fare due cose contemporaneamente senza che ne vengano inficiate le rispettive funzionalità. C’è però un problema. Il rimbombo della mia voce in un qualsiasi bagno è inequivocabile. In tutti i bagni del pianeta, vuoi per un complicato effetto eco, dato dalla combinazione delle piastrelle e dei sanitari, dello specchio e del sapone complice la carta igienica, la voce può anche percorrere migliaia di km in un filo telefonico o via satellite, ma l’interlocutore sente la mia voce con quella specifica tonalità e con quell’eco particolare e capisce per istinto ed istantaneamente che io sono nel cesso, seduto sul gabinetto, con le mutande ed i pantaloni calati ai piedi e con il cellulare in mano. Ma si guarda bene dal dire “la disturbo, posso parlare o vuole che la richiami in un altro momento ?” perchè il meccanismo subliminare nella sua articolata e sofisticata costruzione, fa scattare una molla subcosciente e corticale nell’interlocutore tale che deve continuare a parlare, anche per ore, pur intuendo perfettamente in che condizione sono.
Regola numero 2
Questa mi è stata suggerita da un amico, ma posso confermarla. In ufficio quando suona il cellulare suona anche la linea telefonica fissa. Non importa chi suona prima, ma mentre si risponde ad un telefono e si è nella fase di massima concentrazione per capire chi parla e che cazzo vuole, suona anche l’altro. Ci faccio caso; anche oggi mi ha telefonato dal cellulare un avvocato e mentre mi stava parlando gli è suonato il telefono sulla scrivania. Ha dovuto scusarsi, interrompere con me e rispondere. L’altro interlocutore probabilmente voleva raccontargli la teoria del Big bang, o citargli a memoria i Promessi sposi. Sentivo la voce dell’avvocato farsi pressante, cose del tipo “…si … si… certo… eeee mi scusi… no, non è urgente… ascolti… no, non si preoccupi le dispiace chiamarmi TRA UN QUARTO D’ORA che ho una persona sull’altra linea ?”
Si tratta ovviamente di una combinazione cosmica, un modo bieco ma efficace per regolare gli scompensi della rotazione di Plutone intorno al Sole. Suonando due telefoni contemporaneamente si produce calore che sbilancia il peso dell’atmosfera sul pianeta che dunque subisce un riaggiustamento dell’asse di inclinazione che a propria volta salcazzo come ma anche Plutone ne sente le benefiche conseguenze. Mia moglie probabilmente è di origini di Plutone, tanto che è specialista nel telefonarmi quando sono in ufficio sul cellulare; lo trova occupato e cosa fa ? Mi chiama sul telefono dell’ufficio, che trova libero perchè io nel frattempo sono al cellulare. Se non sono problemi che ovviamente non posso risolvere dall’ufficio (e.g. il telecomando dell’apriscatole non funziona) la domanda verte sulla scelta alimentare per cena, il polpettone di sua madre o la bresaola con la mozzarella ?