Cento e sessanta, più spiccioli.

Miriam, nel quadro delle sue ricerche su “qualcosa che alimenti l’ansia” mi ha fatto fare il sierologico per vedere un numero da giocare al Lotto. Nasce la discussione su “oddio sono pochi” ma in realtà per come la vedo io, e come se tornassi a scuola dove l’obiettivo era prendere la sufficienza, mi basta essere sopra 5, poi qualcosa sarà.

Miriam ha 280, ma non riesco a cavarle qualche briciola di commento positivo, ha confessato di sperare di averne 1.000.

Sono stato a Rocca Grimalda per vedere una mostra di quadri. Esponeva un artista a tempo perso, ovvero un architetto che però ha una vena artistica e compone lavori usando una tecnica particolare. Questa è una griglia di ferro che lui immerge in malta da costruzione, poi non so cosa ingallina ed il risultato è quello nella foto (dettaglio).

Io non sono assolutamente del settore e non distinguo due quadri uno dall’altro, ma talvolta mi capita di restare colpito da qualcosa. Una sottile trama autistica ed un ricordo infantile che improvvisamente affiora ed ho acquistato questo quadro, 50×50.

Quand’ero bambino dormivo in una stanza che aveva le tapparelle alla finestra. Quando di sera la tapparella era chiusa, filtrava comunque della luce tra le stecche, allora di legno e pluripitturate, il tutto aveva l’effetto di tante lucine messe casualmente in righe ordinate. Alcuni punti rotondi, altri più allungati. Ci vedevo sopratutto treni che correvano lontani, ma anche stelle, segnali, linguaggi antichi, codici. Era la mia ninna nanna.

La vista di questo lavoro mi ha innescato un neurone che è andato in giro per il mio cervello sempre più desolato ed ha trovato il banco di memoria dove è ancora conservato questo ricordo di circa 50 anni fa.

Non posso non citare il nome dell’architetto/artista; Piero Enrico Lombardo che ringrazio per l’emozione che mi ha causato. Il suo lavoro pesa due tonnellate e rischia di tirarmi giù una parete di casa, ma ne vale assolutamente la pena.

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