E’ autunno ed i colori sono belli. Non belli come nel New England o nei lariceti in montagna, c’è il grigiore derivante dal seccume vigente, ma per fortuna c’è modo di diminuire la luminosità ed aumentare la saturazione delle foto, senza esagerare.
A dire il vero questo è forse l’unico scorcio qui intorno che, ripreso con la giusta angolazione, può assomigliare ad una paesaggio autunnale. Infatti di foto come questa, scattate dalla finestrella nelle scale, ne ho già messe qui alcune decine.

Fino a qualche anno fa sui rotocalchi c’era una pubblicità nella quale la solita gnocca di turno si toglieva un pezzo di biancheria intima tipo reggiseno (non veniva mostrato nemmeno un frammento di seno) che probabilmente le impediva di respirare o la obbligava a parlare solo con le vocali da tanto era stretto. Al suo posto avrebbe dovuto indossare il reggiseno della ditta Taldeitali.
Un momento catartico e bellissimo della messa a dimora degli alberi è appunto quando hai finito di fare il buco, hai messo nel buco la pianta nuova, hai circondato la zolla di terriccio buono, hai messo il tutore ed innaffi.
Ma c’è anche un secondo evento che a me piace particolarmente; il momento in cui togli il tutore. Il tronco dell’albero viene finalmente liberato dalle maglie che lo riteneva. Dai legacci cadono a terra gli innumervoli insetti che fanno il nido tra legacci e tronco e nei nodi. Oggi ho liberato 11 Tigli intorno alla Pozzanghera. Questa è la stagione migliore perchè ci sono poche foglie e se per sbaglio ci fosse una sventolata, il rischio di sradicamenti è molto residuale.
Salvo situazioni eccezionali, in genere il tutore non credo danneggi la pianta. I legacci sono in genere abbastanza elastici da permettere l’accrescimento della corteccia per quei due – tre anni che servono. Però io ho la sensazione che invece gli alberi patiscano i tutori, sensazione basata sul nulla, ma quanto basta per non vedere l’ora di toglierli.