Instagram.

Ho finalmente capito a che cazzo serve. Serve per pubblicare delle foto sperando che un sacco di gente le veda e ne  rimanga impressionata. Molte volte però mi sembra di poter dire che il soggetto fa venir voglia di dire “e sticazzi !” nel senso che sono cose private che possono interessare 1-2 persone forse e se ubriachi. Il resto del pianeta se ne frega delle tue foto.

Come questa, che io sappia può interessare a non più due persone, forse meno,  in modo molto blando, quasi omeopatico, nel senso che il Give a Fuck O Meter si muoverebbe appena, non zero ma quasi. Questo blog è il mio Instagram personale perchè non serve a nessuno, serve solo a me e lo ammetto senza falsi pudori.

Questo gatto è Pablo; sono stato nella casa in collina ex sede delle Righicam e dopo un po’ che ero li, è arrivato a scambiare coccole. Sta bene, ha segni di collutazione sparsi ma perchè è un cazzo di gatto e fa a botte con altri gattacci, ma ha il pelo morbito e profumato.

Questo invece è lo scontrino fiscale che qualche giorno fa mi ha rilasciato il titolare di un ristorante pizzeria dove sono andato a pranzo con Miriam ed un amico. Il titolare, qualche anno addietro, era un mio vicino di banco di scuola, uno del gruppo di cazzari di cui facevo parte. Non so se ho mai annotato la quantità di stronzate che ci avevano valso il 7 di condotta ed un richiamo dei genitori. Allora i genitori si incazzavano con i figli se venivano chiamati dai professori, ma eravamo talmente stupidi che durante i colloqui gli insegnanti non potevano scendere nel dettaglio di cosa facevamo. Tipo, il BOB. Il BOB consisteva nel mettere le mani sopra le spalle del compagno di fronte, tutta una colonna dal primo banco all’ultimo. Il primo si inclinava di colpo verso un lato e tutti quelli dietro lo imitavano, saltellando istericamente sulla propria sedia, come nel BOB a quattro, o cinque, o sei, facendo tutti un rumore sommesso da BOB che è irriproducibile per scritto. Dopo essere stati piegati per un secondo, tutti dritti e poi seguiva la curva a destra, dunque tutti piegati a contrastare la forza centrifuga, a destra. La discesa non durava più di due o al massimo tre curve, venivamo cacciati molto in anticipo rispetto della fine del percorso di gara. Alla prima occasione mi metto ad elencare il repertorio. Forse l’ho gia fatto, non ricordo e dunque non ha importanza.

Ah, il disegnino del cazzo era una costante sui diari e sui quaderni di tutti, soprattutto delle ragazze. Carte di identità, patenti, nulla sfuggiva alla logica del cazzetto.

Dimenticavo il dito.

Segno questa data perchè da buon cinquantasettenne sono andato a farmi vedere la prostata e le balle. Le balle vengono tastate mentre si deve tossire. Mi sono sempre chiesto a cosa serve dare un colpo di tosse se l’esame non riguarda i polmoni. Le balle sono estremamente lontane dai polmoni, in mezzo c’è un intero apparato digerente, se l’urologo mi spinge un dito tra la gamba e la balla, quest’ultima me la spreme come si spreme un limone ed intanto mi dice di tossire cosa fa, sente le vibrazioni ?

OUCH !!

Invece capisco esattamente perchè la prostata si deve sentire mettendoti un dito nel sedere. Perchè poi il medico schiaccia la prostata da dentro sentendone la consistenza. Nel mio caso non ho provato alcun tipo di emozione appagante. Mi ha fatto male e basta. Per fortuna l’ispezione dura una manciata di secondi e l’espressione della faccia fa appena in tempo a cambiare, subito la cosa finisce. L’espressione credo consista nello sbarrare gli occhi come se, appunto, qualcosa ti si infilasse inaspettatamente nel culo. Avrei voluto vedermi in uno specchio, solo la faccia però. Non riesco ad immaginare nulla di più disgustoso di vedermi mentre mi ispezionano la prostata. Segnalo che l’uso del gel lubrificante da quelle parti ha ridotto l’attrito tra le chiappe, tornando a casa ho aumentato l’efficenza di deambulazione di un buon 5%, riducendo parimenti i consumi e l’usura delle parti.

Concludo con una foto di gabbiano in volo. Sono salito sul tetto ed i gabbiani del tetto a fianco si sono innervositi ed hanno chiamato i parenti. Hanno tutti iniziato a svolazzarmi intorno e sono riuscito a fare alcune foto di cui questa è l’unica che ha inquadrato un gabbiano in volo. Una delle più brutte foto di gabbiani da sempre.

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2 Responses to Instagram.

  1. Roberto says:

    Da ubriaco ti posso dire che mi piacciono assai le foto di gatti ed i gatti in carne, ossa, pelo e baffi; rifuggo l’esame invasivo della prostata limitandomi ad un controllo periodico del PSA e ti metto in guardia dai gabbiani: possono essere molto aggressivi quando hanno prole nelle vicinanze, ed anche se ritengono di predare cibi che eventualmente si abbiano fra le mani.

    • admin says:

      I gabbiani sono davvero in cima alla catena alimentare dei pennuti marini. Mi ricordano quei personaggi – veri o falsi non so – di certi film della malavita americana dove il boss diceva “if you mess up with my family, you mess up with me”. I gabbiani fanno così. Sono tosti !

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