Sull’aereo da Genova per Monaco c’erano almeno 4 persone che andavano a New York per correre la maratona. Uno che viaggiava da solo e tre dello stesso nucleo famigliare; mamma, papà, una figlia. La figlia vive in Spagna ed era arrivata da pochi giorni a Genova. A New York avrebbero incontrato un altro figlio che sarebbe arrivato da Singapore, dove vive. Il figlio ha concluso in 2 ore e 46 minuti, insomma è quasi un professionista. Il padre ha terminato in 3 ore e 53 minuti. Moglie e figlia hanno corso insieme; 4 ore e 49 minuti la figlia e 4 ore e 58 minuti la madre. Tutti sotto le 5 ore; ma che bravi.

Questa se non sbaglio è la vincitrice mentre passava al 17 mo miglio di gara. I primi passano quasi da soli, poi arrivano gli altri 47.000 quasi in blocco.
La maratona di New York è difficile da spiegare in termini di emozione, non solo per i corridori ovviamente, ma anche per gli spettatori.

Io appartengo alla categoria degli spettatori che verso mezzogiorno vengono colti da freddo e fame e si dileguano alla ricerca di un ristorante. Altro che tifo ad oltranza.