Non sono quelle che scrivo io, sono le “Fictions” che guarda Miriam sulle reti nazionali. Io cerco di concentrarmi sul mio doppiolavoro di webmaster a titolo gratuito di almeno 3 siti non a scopo di lucro, ma non posso fare a meno di cogliere i dialoghi più stirati, mal recitati che si possano sentire. Il peggio avviene quando devono far recitare i bambini; le loro vocine bianche sono improvvisate, stonate. Sembra che recitino la poesia di Natale davanti ai nonni. E poi hanno delle inattese inflessioni dialettali romanesche, tutti. Si vede che a Roma ci sono tanti bambini che invece di andare a giocare ai giardinetti come fanno i coetanei nel resto del pianeta, prestano le loro stridule gole per la lettura di copioni banali e stereotipati.
Tutto questo dopo che ho impiegato una mezz’ora buona a far passare dall’esofago allo stomaco un quarto di hamburger che aveva avanzato Miriam. Il cibo più secco che si possa preparare con strumenti tradizionali, a lei piace così. Posato sopra c’era anche – a scopo artistico immagino – una pellicola semitrasparente che una volta era una fetta di prosciutto, modificata molecolarmente da una cottura molto generosa. Con quel tipo di cottura preparano i dischi in carbonio delle frizioni delle Ferrari e la scocca dell’Hummer.