Questa mattina sono andato a farmi pungere da un terapeuta munito di spilloni. Molti anni fa un gruppo di attori della “Baistrocchi” andarono alle isole Balleari e visitarono le grotte di Paella (non si chiamano così, ho cercato su internet, ho trovato una foto ed ho già dimenticato il nome). In questa grotta ci sono dei laghetti ed i visitatori, giunti in una grande sala, vengono accolti dal silenzio assoluto della grotta e da un violinista che suona su una piccola barca a remi che scivola lentamente sulle acque cristalline. Improvvisamente, così va la storia, il suono lieve, dolce e sommesso del violino fu sovrastato totalmente da un rutto di volume temporalesco e durata memorabile, cui seguì una serie di risate più o meno soffocate da parte degli altri del gruppo. Il violinista smise immediatamente di suonare, il gruppo fu identificato e condotto all’uscita.
Mentre ero sdraiato sul lettino a pancia in giù con un numero non chiaro di aghi infilzati nel collo, nelle gambe e nelle braccia, mi è venuto in mente questo episodio raccontatomi recentemente. Ho iniziato a ridacchiare, agitandomi sul lettino per la pancia che saltellava e, va da se, non riuscivo a smettere. Cercavo di non fare rumore ma credo qualche guaito sia arrivato sino alle orecchie della segretaria del medico, la quale avrà pensato:
- E’ scemo.
- Si sente male.
- Si è eccitato.

Mi immagino la scena in questo sacro luogo e rido come un cretino.
La questione è che tra due giorni torno a fare l’agopuntura, quando il medico uscirà dallo studio dopo avermi infilzato, mi tornerà in mente questo episodio e ricomincerò ad agitarmi sul lettino ridacchiando senza controllo. Il medico questa volta penserà che rido proprio di lui, tornerà in studio e senza dirmi nulla mi metterà altri aghi in punti particolari del corpo per cui:
- Non farò più feci solide per due anni.
- Perderò l’uso della vocale “A” per un anno.
- Mi brucerà quando urino per 5 anni.
- Avrò il singhiozzo per 3.
E’ noto come i medici che praticano l’agopuntura non hanno un senso dell’umorismo particolarmente sviluppato ed anzi tendono ad essere oltremodo permalosi.