Alle ore 11 esco di casa a Basaluzzo e un refolo di venticello fresco mi colpisce in fronte per pochi secondi da una particolare angolazione. Mi si innesca così seduta stante la cefalea che, dopo dieci minuti di guida, è già martellante. Arrivo a casa di amici con la “faccia da mal di testa”, che è simile alla “faccia da dissenteria” senza però quella caratteristica nuance di preoccupazione che con il mal di testa non sussiste in quanto con quest’ultima non si rischia di cagarsi addosso o impestare il bagno degli amici o entrambe le cose.
Il mal di testa aumenta e mi da la nausea, uno spasmo oculare ed un certo senso di pressione intestinale che però è l’ultimo dei problemi. In genere quando mi capita questo inconveniente prendo dell’Oki, oggi mi viene gentilmente offerto l’ultimo antinfiammatorio della confezione, un’altra marca in formato pediatrico. Fanculo i bambini, non gli si potrebbe dare le medicine da grandi che la mammina premurosa divide in due, o in tre o in millecinquecento parti per l’infante ?
Sul tavolo del buffet arriva un risotto. Cazzo, è buonissimo. Stordito dal mal di testa e dalla testa che mi vortica, ne prendo tre, dico tre forchettate senza pensare, a quel punto capisco l’errore; sono intasato. Devo smettere di mangiare, ma sempre più barcollante dal male me ne dimentico e dopo un po’ ingoio una cucchiaiata di uno strepitoso creme caramel fatto in casa. Il creme caramel si mischia al riso ed a quel punto il tappo esofageo è completo e neppure la saliva riesce a scendere nello stomaco. La situazione si fa difficile. In genere faccio delle flessioni per cercare di smuovere il blocco, ma con il mal di testa lancinante piegarsi moltiplica il dolore per un fattore che non serve calcolare. In più, come reazione non frequente ma micidiale quando capita, l’intestino si sveglia con improvvisi dolori addominali. In queste condizioni normalmente mi chiudo in bagno e cerco di risolvere la questione inducendomi il vomito, che non arriva, ma quanto meno riesco ad allentare la pressione ed i dolori alla schiena espellendo qualcosa della bocca e talvolta dalle narici. Mentre sono seduto dolorante con il mio piatto di riso che non finirò, un amico si avvicina e, chiacchierando con un’altra persona, mi volta le spalle. Gli ho riempito una tasca dei pantaloni di risotto, chissà quando se n’è accorto.
Mi allontano dal buffet esco nel cortile e mi nascondo dietro una macchina dove riesco a migliorare la situazione restituendo all’ambiente circostante almeno il creme caramel dalla stessa parte da cui era entrato. Un vero peccato; un creme caramel fatto con le uova è una vera rarità, versus quella merda fatta con le polverine dell’ICMESA. A questo punto ho cinque minuti di autonomia prima che la saliva ricrei condizioni di pressione dolorosa alla schiena e dunque chiamo Miriam e le dico che ce ne dobbiamo andare. Salutiamo i padroni di casa che vedendo la mia faccia con le triple borse avvitate sotto gli occhi, la fronte imperlata di sudore e l’espressione delle mutande di cartavetro si rendono conto che il mal di testa dev’essere davvero imponente e ci salutiamo.
Io non sono in grado di guidare, Miriam prende il volante. Miriam guida bene, ma a scatti, come se stesse costantemente provando le qualità costruttive degli organi di trasmissione. Durante il ritorno si deve accostare alla strada almeno due volte per permettermi di fare flessioni e liberarmi di un po’ di schiuma. Però questa guida scattante ha il pregio di sturarmi poco prima di casa, una volta arrivato penso anche alle altre componenti di questo episodio di malasanità (la mia).
Adesso ho ancora un po’ di mal di testa, non ho mangiato e sono un po’ stanco. Miriam sta guardando in televisione una tragedia tristissima piena di omicidi ed è contenta.
Addendum: Miriam che guida. Mentre Miriam mi riportava a casa ero inarcato sul sedile per i vari dolori, testa, stomaco, schiena, madido di sudore. Eppure non potevo fare a meno di osservarla mentre guidava. E’ una esperienza affascinante, per certi versi se escludiamo la paura. Come dicevo, guida a scatti. Non modula la pressione sull’acceleratore non perchè non ne sia capace, ma perchè lo ritiene inutile. Come sugli autoscontri, o premi il pedale fino a fondo o lo sollevi totalmente. E poi è seduta come la polena di una nave; protesa in avanti, gli occhi sbarrati e l’espressione intensa e concentrata come quando si cerca di mettere il filo da cucito nella cruna dell’ago. Fa delle smorfie come se le medesime aiutassero a gestire la situazione ed è ipersospettosa sul comportamento degli altri utenti della strada. Ed ha insulti per tutti perchè tutti non solo guidano malissimo ma pongono un serio rischio alla sua incolumità. Riesce a vedere chi si immette sulla strada anche a km di distanza e lo maledice perchè rappresenta un ostacolo. Il traffico mondiale dovrebbe fermarsi quando lei accende il motore perchè tutti ce l’hanno con lei e non aspettano altro per disturbarla. E poi mi sposta lo specchietto retrovisore perchè io sono di busto corto, dunque lei deve aggiustare il volante, il sedile, gli specchietti quando sale in auto. Quando riprendo io la macchina, non riesco a sedermi perchè sembra ci si sia seduta una contorsionista del circo Orfei, devo spostare tutto.
Hai mai pensato seriamente all’eutanasia?
Ehm no… ci penserà qualche cancro, o infarto, o altre 100 idee malattia grave che in questo momento non mi vengono in mente. Il mal di testa e la disfagia esofagea sono dolorosissime ma per fortuna dopo un po’ passano, messe insieme sono micidiali ma ormai ci sono abituato. Quando passa è come se un arcobaleno mi si parasse davanti dopo un temporale, sento gli uccellini fischiettare. No, in realtà è l’acufene ma è lo stesso.