Basic!

Per chi ha almeno 5 x 10 primavere sulle spalle, i primi PC sono arrivati ai tempi dell’adolescenza insieme al Basic, linguaggio di programmazione che per i tanardi come me ha richiesto ore ed ore di intensa attività cerebrale per capire come funzionava. Poi è arrivato il Cobol, ho dovuto imparare anche quello, questa volta non per diletto ma per lavoro. Appena ho appreso i rudimenti del Cobol, è diventato obsoleto.

Ma, per tornare al Basic, non poteva mancare on line un simulatore di Basic. E’ un po’ come un simulatore di uso della clava, ossia fine a se stesso. Però nella sua inutilità mi ha confermato che nella mia corteccia c’è, inciso a fuoco, il rito fondamentale del Basic per principianti, ossia la routine che si impara per prima, smanettando sul Commodore o sul Vic o sul TI-99 o, per i più abbienti, sul Olivetti M20. Ecco una schermata del simulatore, con le righe di programma e l’output.

Ovviamente la X della routine FOR/NEXT non era mai inferiore a 100.000

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4 Responses to Basic!

  1. Roberto Sanpietro says:

    Quanta ginnastica mentale fatta con i codici della schede perforate, la programmazione dell'”Olivetti programma 101″, il Cobol, il Basic, il TA1000, e quant’altro ancora….Col mio vecchio Commodore 64 (ora relegato in soffitta) sono riuscito a scrivere (e stampare con stampanti ad aghi prima e margherita poi) numerose tesi e pubblicazioni per studenti e docenti universitari, pur avendo un elaboratore di testi (Easy Writer) che viaggiava su 40 colonne, quindi era uno scroll continuo per avere la visione della riga completa (che, come è noto, e di 80 colonne), infarcendo il tutto di codici vari per la formattazione di testo, paragrafo, caratteri speciali….e quì mi fermo per non tediarti oltre.
    P.S. L’esempio classico della routine basic voleva “pippo” al posto di “culo”. Saluti

    • admin says:

      Se ne potrebbe parlare per ore ma si, hai ragione, diventerebbe oltremodo noioso per entrambi.
      Solo una cosa; “pippo” era in effetti il termine istintivo utilizzato nella fase iniziale dell’apprendimento del sistema. Tutti i neuroni disponibili erano alacremente impegnati nel comprendere lo stesso concetto di programmazione di un computer. Dunque pippo era un concetto base neutrale e diffusamente utilizzato, non c’era spazio per ulteriori considerazioni. Ma appena si usciva dalla fase di stupore iniziale e si coglieva la scintilla che apriva il mondo della programmazione, buona parte dei neurosi si rilassavano e a pippo subentrava quasi automaticamente la meno impegnativa, ma prosaica e goliardica parola “CULO”.

  2. Mig1 says:

    CULO
    CULO
    CULO
    CULO
    CULO

    Ho apprezzato.

    • admin says:

      C’era anche una funzione random che consentiva di intercalare, nel ciclo FOR, diverse parole. Ad esempio “cazzo”, “tette” ed altre di natura ben più prosaica.

      proṡàico agg. [dal lat. tardo prosaicus] (pl. m. -ci). –

      1. letter. Che ha il tono, il carattere della prosa, detto come giudizio per lo più negativo con riferimento a opere, componimenti, discorsi che dovrebbero avere uno stile elevato: versi p.; locuzione, espressione p.; stile prosaico.

      2. fig. Privo di poesia, di sentimento, di ideali, incapace di trascendere gli aspetti materiali della vita, e quindi meschino, banale, volgare: discorsi p.; un uomo p.; avere interessi p.; non essere così p.!; l’amore per i fiori e le piante era la sola cosa poetica della vita, altrimenti del tutto p., di mia madre (Moravia).

      3. ant. Prosastico: scritti p.; anche riferito a scrittore in prosa: con ciò sia cosa che a li poete sia conceduta maggiore licenza di parlare che a li p. dittatori [= dettatori] (Dante). ◆ Avv. proṡaicaménte, in modo prosaico (solo in senso fig.), cioè materiale, banale, meschino: trascorrere prosaicamente le giornate tra casa e ufficio; mi parlava prosaicamente delle sue conquiste amorose.