Istanbul

Ho passato tre giorni ad Istanbul, approfittando del nuovo volo da Genova. Esticazzi. Credo sia estremamente riduttivo per i propri neuroni, pensare di visitare il mondo solo se c’è un volo diretto che porta nel dato luogo che si intende visitare. Però è comodo e noi genovesoti possiamo beneficiare di queste nuove destinazioni. Ho scoperto che tra qualche settimana metteranno un volo per Mosca. Potrei tornarci, ci sono stato ai tempi pre-Gorbaciov e il luogo mi aveva colpito.

Questo si applica fino alla fine, per tutta la durata del post.

Questo valore si applica fino alla fine, per tutta la durata del post.

Ci sono migliaia di guide che raccontano fin nei minimi dettagli cosa c’è da vedere e da fare a Istanbul. Qui scrivo solo alcune annotazioni che attengono a quel poco che ho visto in soli tre giorni, ossia nulla per potersi fare una idea di cosa è Istanbul e com’è la gente che ci vive.

Mi piace il cibo locale. Ci sono dei venditori di strada che offrono cose che viene la diarrea solo a guardarli. A parte questi, meglio gli omnipresenti Kebab declinati in diversi modi in locande ciascuna con un “buttadentro” che ti affronta sul marciapiede con un menù invitandoti ad entrare. Il Kebab è buonissimo ma in effetti dopo un po’ ti esce dagli occhi, C’è anche la cucina cosidetta “ottomana”, facile da gestire per un turista straniero.

Questo si che è un Kebab GROSSO!

Questo si che è un Kebab GROSSO!

I ristoranti espongono numerose vasche che contengono  carni e verdure, riso, altri alimenti non meglio identificati, cucinati e mischiati in ordine sparso. Ad esempio, ci sono dei deliziosi pomodori ripieni. Ripieni di cosa non si sa, il sapore è singolare ma sono buoni. Ci si affaccia al bancone e saltando a pie’ pari ogni impasse linguistica basta indicare con il dito la vasca, pronunciare qualsiasi verso per rassicurare il cameriere che non si è vittima di un crampo ma davvero si intende mangiare quello che il dito indica ed è fatta.

Ho assaggiato del vino rosso locale. Orribile, c’è ancora molto da lavorare. Pochissimi ristoranti italiani, pizzerie e simili, diversi Burger King e Mc Donalds. In realtà c’è una versione della pizza autoctona abbastanza diffusa, assomiglia ad una pizza ma ha la forma fortemente ovalizzata. In albergo ci dicono che l’acqua del rubinetto non è potabile; mi sembra strano, forse lo dicono ai turisti per evitare che la vendetta del sultano li colpisca, i locali sono abituati ai colibatteri del posto e stanno benone. Oppure muoiono come le mosche ma la APT locale non fa trapelare la notizia altrimenti i turisti non verrebbero.

Saltare per la foto, Internet Docet.

Saltare per la foto, Internet Docet.

La gente mi è sembrata mediamente simpatica. I venditori di strada o nei negozi sono un po’ insistenti nel cercare di venderti qualsiasi cosa, ma tutti – commercianti e pedoni – si adoperano per darti indicazioni, sorridono e cercano di comunicare, qualche parola di inglese aiuta. Esiste una percentuale fisiologica di stronzi &/O maleducati ma non credo sia superiore a quella che si può incontrare nelle strade di Genova. Qui vivono porta a porta etnie e religioni che siamo abituati a pensare che tra loro siano oggi e saranno sempre, solo incompatibili. Altrove in effetti lo sono, ma non sembrerebbe accadere a Istanbul.

Di fronte all'albergo il manichino garrottato, il carrettiere che parla al cellulare, segni di culture miste intorno.

Di fronte all’albergo il manichino garrottato, il carrettiere che parla al cellulare, segni di culture miste intorno.

I taxisti mi sono parsi folli. Non guidano male, anzi, ma a velocità decisamente inconsuete e rischiando di investire pedoni ed altri veicoli ad ogni angolo. Però  rispettano i semafori. Abbiamo fatto il giro con l’autobus panoramico. L’inquinamento atmosferico talvolta sembrava notevole ma parliamo di 15 milioni di abitanti e chissà quanti milioni di veicoli a motore;  non so fino a che punto controllino le emissioni. Il bus in una occasione si è infilato in una stradina non più larga di Via Luccoli, a doppio senso di marcia. Ho pensato ad un errore, una forma di suicidio, pensavo che saremmo rimasti li per una settimana,  invece dopo non molto siamo riusciti a passare. Il traffico talvolta diventa bestiale, incroci bloccati senza apparente soluzione salvo l’uso di un bel disintegratore, ma credo la gente sia abituata, non ho visto scene di isteria, ci si concede molte libertà tollerandosi vicendevolmente. Abbastanza polizia in giro, anche con gli alcolimetri. Se non ho capito male, la sanzione di guida in stato di ebrezza è di circa cinquecento euro.

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I trasporti pubblici mi sono sembrati ottimi; veloci, puliti, capillari. Oltre ad una rete di tram a 4 vagoni che loro chiamano “il treno” e che funziona come e meglio di una metropolitana, ci sono dei piccoli autobus molto folkloristici che si fermano frequentemente, la gente sale e getta 1,5 lire turche in una scatola di legno a fianco del conducente, oppure se nel bus affollato non riesce ad arrivare fino al conducente, passa le monete da persona a persona fino a che non arrivano nella scatola. Se il conducente deve dare il resto, la catena di mano in mano funziona in senso opposto, anche da un capo all’altro del bus. I tram in certe strade larghe viaggiano al centro della carreggiata isolati dal traffico veicolare, in altre passano a pochi centimetri dai pedoni sui marciapiedi. Le strade non mi sembrano fatte per i pedoni con una scarsa soglia di attenzione; alti o profondi gradini imprevisti e non segnalati, barriere architettoniche invisibili, alte quanto basta per incespicarsi.

Chilometri di mercato coperto ed affrescato.

Chilometri di mercato coperto ed affrescato.

Gran Bazar. Vastissimo, difficile da descrivere. Mi ci hanno trascinato contro la mia volontà ma è piaciuto anche a me che detesto ogni forma di shopping ed evito i centri commerciali. Però mai più nella vita, grazie. Vendono anche le solite cianfrusaglie, ma i bene informati conoscono le stradine laterali dove si possono fare gli affari. Così almeno mi hanno detto. Ho notato un paio di friggitorie che sono identiche a quelle in Sottoripa. Miriam ha comprato due federe di cuscini Kilim pagandoli un totale di €25 al cambio del giorno. Mi ha detto che qui costano 10 volte tanto e dunque era molto soddisfatta. Odio i cuscinetti superflui sui divani, sono scomodi, ingombrano, non puoi utilizzarli ma piacciono a molte persone perchè impreziosiscono, sto cazzo.

Quartieri musulmani e/o ebrei. Non sono listati nel circuito dei turisti, ci siamo andati ed eravamo tra i pochissimi occidentali. Anche nel posto dove abbiamo mangiato (Kebab!) sono stati molto gentili. Ho visto strade e piccoli negozi molto affascinanti dove la gente compra quanto serve per vivere, avrei quasi voluto infilarmi nella Kora musulmana, ma il tempo era poco.

Dart Vaders. Ataturk aveva abolito il velo, da qualche anno è ritornato.

Dart Vaders. Ataturk aveva abolito il velo, da qualche anno è ritornato.

Mi sono sentito come un visitatore da un altro pianeta, senza però il disagio di quando sono stato a Napoli o in certe zone della Sicilia Occidentale o in Tunsia. Insomma non mi sono sentito un intruso o un nemico o un pollo da spennare. Anzi, più la strada si allontanava dal concetto di turismo e meglio era. Dico questo in contrapposizione alle pessime impressioni che ho avuto proprio in Tunisia, dove mi sono sentito guardato male, oppure deriso oppure affrontato per spillarmi dei soldi.

Donne in preghiera nel recinto a loro riservato.

Donne in preghiera nel recinto a loro riservato.

Noi eravamo vestiti come loro si aspettano, ossia le donne coperte dal collo ai piedi, caviglie e polsi coperti, noi maschietti con pantaloni lunghi e nessun vezzo ornamentale. Una coppia di locali ha chiesto ad una amica, bionda, di farsi ritrarre in foto con la loro figlioletta, capelli neri corvini e volto orientale. In effetti credo sia giusto vestirsi con i loro criteri, anche se ci sono 30° e si rischia la morte per colpo di calore.

Verde e rumenta. Molto verde, curato e rispettato, tantissimi gli alberi messi a dimora recentemente, ancora con i tutori. La rumenta è presente in modo fastidioso solo verso le zone esterne della città, ma non più che in certe strade della Val Polcevera.

Strada nel quartiere Islamico.

Strada pedonale, salvo i “treni”.

C’è poca sciatteria in giro. O meglio ce n’è, ma meno di quanto ero portato a pensare. Si intravvedono segni di povertà e degrado; credo che siano accuratamente rimossi dalle zone centrali, mentre man mano che ci si allontana il controllo diminuisce. L’architettura copre tutti gli stili occidentali ed orientali, un vero paradiso per fotografi, poche volte si vedono degli orrori mastodontici come le “Lavatrici” delle Coop, o il “Biscione”, l’università di viale Gambaro o tanti simili per intenderci. Immagino che però ci siano nelle periferie di Istanbul come in moltissime città del mondo.

Moschee. Alla quinta ho sbottato; vista una viste tutte come le chiese di qualsiasi altra religione. Ci si deve togliere le scarpe e le donne entrano con la testa coperta da un velo, per pregare le donne sono da una parte in un recinto, uomini nella parte principale.

Torre Galata, da il nome anche al vecchio ponte ed alla squadra di calcio. Qualcosina di cui andare orgolgiosi ? Beh, si cazzo.

Torre Galata, da il nome anche al vecchio ponte ed alla squadra di calcio. Qualcosina di cui noi genovesoti andare orgogliosi ? Beh, si cazzo.

Nella famosa e sicuramente maestosa “moschea blu”, a parte l’insopportabile odore di piedi, ci sono molti cartelli dove si ricorda ai fedeli (e ai turisti) che la donna va rispettata, che tutti siamo uguali di fronte a Dio, che c’è un solo Dio ma molti profeti.  Il mondo occidentale si interroga e litiga sulla natura di questi messaggi; ipocrisia per entrare in Europa o naturale evoluzione di un pensiero religioso che sta cercando di scacciare i fondamentalisti politico-militari e tornare al verbo originale ? Boh ?

Questa è la moschea di Santa Sofia, simbolo del pragmatismo di Ataturk.

Questa è la moschea di Santa Sofia, costruita tra il 400 ed il 500 (cioà 1.500 anni fa più o meno) oggi anche simbolo del pragmatismo di Ataturk.

Potrei andare avanti e morire io per primo dalla noia e dalla banalità di queste poche righe insulse, seguito nelle convulsioni da occasionali lettori; non volendomi macchiare di questi delitti, basta.

Non ho fatto molte foto. Mi sembra sempre di essere un turista allo zoo che fotografa gli animali in gabbia. Dico questo perchè le persone sono spesso i soggetti più interessanti da fotografare. I monumenti sono statici, le persone sono spesso una sorpresa. Però oltre a non essere un fotografo non vorrei offendere i locali.

Visto al Museo di Topkapi.

Visto al Museo di Topkapi.

Il quartiere Mussulmano visto dal quartiere di Beyoglu.

Il quartiere Musulmano visto dal quartiere di Beyoglu.

 

Va bene, anche Miriam ed una sua amica si sono messe a saltare con dei passanti.

Va bene, anche Miriam ed una sua amica si sono messe a saltare con i passanti.

 

Il Bosforo visto dal Topkapi

Il Bosforo visto dal Topkapi

Scemo turista con bisciueta.

Scemo turista con bisciueta.

 

La torre Galata nel quartiere di Beyoglu.

La torre Galata nel quartiere di Beyoglu.

Ultima annotazione di una certa importanza; in aeroporto di Istanbul ho notato che, come a Parigi, Francoforte, Londra, il volo per Genova è messo in uno degli ultimi gate disponibili, quelli alla periferia della stazione, dove non arrivano cibo e acqua e la luce scarseggia, dove l’arredamento è recuperato da precedenti ristrutturazioni e in genere si prende l’autobus trainato da asini per arrivare all’aeromobile. In questi luoghi di serie B si arriva ben dopo aver attraversato il lusso delle zone ricche, si scendono sempre delle scale ed infine si arriva al volo per Genova in uno scantinato. Questa volta eravamo a fianco di un volo di persone con la faccia triste, l’aspetto dimesso di un film di qualche regista Afgano. Ed in effetti il volo era per Tehran, Iran. In questo caso però lamentarsi è ingiusto; Tehran è una capitale, forse nell’aeroporto di Istanbul si ricordano di noi genovesi e per omaggiarci hanno messo il volo per Genova che parte a fianco di uno per una Capitale di Stato. Orgoglio al doppio pesto ! Meglio non indagare.
Nella sala di attesa c’erano delle comodissime poltrone che fanno i massaggi alla schiena, ci si accomoda e con una lira turca ci si garantiscono 12 minuti di rilassatezza. Non sono affatto male, a parte una decina di secondi durante i quali si percepisce una pressione assolutamente inattesa proprio nella zona inguinale. Dopo un attimo di smarrimento il meccanismo che provoca la pressione si ritrae, per fortuna.

Questa poltrona ha riportato alla mia mente un capolavoro minimalista che recita: “La notte è serana, la luna mi ispira, vado a bagasce e spendo una Lira” (turca). Oppure – prosegue il sonetto –  mi dedico all’onanismo e risparmio una lira, oppure vendo il mio corpo e guadagno una lira (sempre turca).

Chi fuma più di un turco ? Due turchi ! (Battutaccia di Vinella e Don Pezzotta, Alto gradimento, una vita fa).

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4 Responses to Istanbul

  1. Mig1 says:

    hai mai pensato di mettere su una categoria “viaggi” sul blog?

    • admin says:

      No. le cazzate che scrivo non meritano di essere catalogate, una categoria basta e avanza.

  2. andrea says:

    confermo: Istanbul e’ meravigliosa, e gli abitanti mooolto educati.
    Le nuove periferie, soprattutto nella parte asiatica, sono invece un susseguirsi di palazzone-palazzone-moschea-palazzone tutti uguali.
    Grazie per la mini guida. Ma non mettere la categoria “viaggi” !!!

    • admin says:

      Appena inizio a drogarmi invece potrei… forse ha ragione Mig1, aprirò una sezione viaggi appena passo dalla fluoxetina a qualcosa di finalmente serio.

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