Il dito pollice.

Mi sono accorto che è più importante di quello che pensavo. Nella costa est degli Stati Uniti l’aragosta costa più o meno come il pollo. Dunque ogni tanto si può mangiare aragosta senza venir colti da quel senso di colpa tipico di quando si ha la sensazione di sprecare i soldi.

Tante, un vero genocidio.

Tante, un vero genocidio.

Dalle parti della costa est USA è sbagliato pensare che solo un reddito abbondante possa concedere al bovino umanoide di mangiare aragosta. Qui ci sono gli allevamenti e le catene di fast food che servono aragosta. Se io volessi vantarmi dicendo “figa, quando sono a New York mangio aragosta” è come se dicessi “tette, quando sono a Basaluzzo mangio pollo bollito”. Bisogna, certo, prendere la metropolitana ed andare a far spesa in un mercato del pesce in una zona della città non tanto rinomata, altrimenti, soprattutto sotto Natale, i prezzi decollano. Alla fine, con l’equivalente di 20 Euro a testa ci si toglie la voglia di aragosta per un bel po’.

La bollitura dell’animale è una pratica che preferisco non fare perchè non sono dotato di una pentola abbastanza capiente da metterci una aragosta intera, non vorrei doverla cuocere metà per volta:  prima la immergo con la testa e poi quando la testa è cotta la inverto e la immergo con la coda ? Oppure la devo spezzare in due da viva e comprimerla dentro una pentola troppo piccola mentre questa povera bestia si agita. E poi l’odore di pesce che invaderebbe il quartiere, gli schizzi che arriverebbero fin sul soffitto e renderebbero la cucina un locale da sigillare con una colata di cemento come il reattore di Chernobyl. No; questi mercati hanno sistemi per cui l’uccisione si consuma in pochi istanti e spero senza agonia. Soffre di più un pesce preso all’amo, un tacchino che devo inseguire con la scimitarra in mano, tutti gli acari che schiaccio nel letto quando mi giro.

Dunque si compra l’aragosta già bollita, la si mette in forno per riscaldarla solo un pochino, si scalda il burro salato in modo che si sciolga dentro una scodellina ed il gioco è fatto. Insomma, non proprio, bisogna prima rompere le chele e la corazza per tirar fuori la carne. Ed è qui che mi faccio male. Le chele non solo sono dure, ma sono piene di spunzoni taglienti. Chi fa questo di mestiere ci mette pochi istanti senza subire danni. Io ci metto molto più tempo e mi riempo le mani di piccole lacerazioni e taglietti, tra cui uno nel pollice vicino all’unghia.

Disgustorama.

Disgustorama.

Ho dovuto mettermi un cerotto, anzi due perchè il punto del taglio lo impone. Non è una medicazione riuscita bene nonostante mio fratello sia ginecologo. Lui generalmente non mette cerotti alle pazienti, non che io sappia almeno. Non credo ci siano cerotti utilizzati in ginecologia, oh, magari sbaglio e di cerotti ad uso intimo ne sono piene le farmacie.

Un pollice incerottato non funziona sul tablet touch screen. Ci sarà una app che riconosce il cerotto e, sospettando qualcosa di losco, non consente la digitazione. Quando si ha una mano totalmente impegnata in altre faccende e si ha solo il pollice per rispondere ad una chiamata, non si riesce a rispondere. Ho scoperto che la superficie del touch screen sente quel minimo di umidità e calore che non può mancare in tutte le dita sane. Forse avrei potuto usare il mio simil dito centrale, che oltre ad essere senza unghia, potrebbe avere le caratteristiche che il table riconoscerebbe. Tutto sommato sono felice di non aver provato. Bisognava che il cerotto fosse leggermente umido. Come inumidire un cerotto ? Mettendosi il dito in bocca. Ma è antigienico. Dove trovare altra umidità a portata di mano ? Nel NASO, ma il pollice è troppo grande e la narice troppo piccola. Allora si può tentare poco sotto l’osso sacro. C’è però il rischio che, costretto tra i glutei, il cerotto si sfili. Inoltre la mano diventa a quel punto socialmente inaccettabile, vietata la stretta ed anche il high five (che odio). Un buon compromesso credo potrebbe essere rappresentato dalle facilities offerte in tal senso del mondo femminile; c’è più spazio di manovra, il rischio che il cerotto si sfili è limitato, si può far finta di niente durante l’operazione, può anche essere divertente.  Certo, anche in questo ambito ci sono dei rischi sanitari, ma molto meno. Il tricomonas è inodore e l’humus tende a formare una pellicola resistente,  anticamente veniva usato come il bianco d’uovo, tranne per fare le omelettes. Bisogna però sinceramente dire che la collaborazione che si ottiene alla richiesta di contribuire all’umidificazione del dito incerottato è tutta da verificare. Ecco perchè alla fine mi sono tolto il cerotto, ho fatto prima.

Ieri sera siamo stati in un ristorante turco, una mia amica alla fine ha preso un dolce. La spiegazione data dalla cameriera sulla natura del dolce è stata quantomai approssimativa. Non era cattivo, una tavoletta grigiastra di consistenza indefinibile, anche il gusto lasciava trasparire elementi di difficile identificazione. Di nuovo interrogata sul soggetto, la cameriera ha ammesso che non aveva idea di cosa fosse, ma le ricordava quando si ruppe l’urna contenente le ceneri dello zio morto un anno prima. Ora, seriemente, amici turchi; non penserete davvero di entrare nella CEE se non volete dire come fate i vostri dolci, vero ?

Sticcazzimetro 1.5

Sticcazzimetro 1.5

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