Non siamo in Irlanda.

In questa foto si vedono diverse cose ed altre che vedo solo io perchè conosco il posto. Ora elenco tutto partendo da sinistra verso destra.

  • Il Redwood della California; direi che sta bene.
  • La Metasequoia; seccata. Ha resistito tre anni ma alla fine non ce l’ha fatta.
  • La Sequoia gigante; sta bene.
  • Un olmo (autoctono); sta seccando ma per la malattia.
  • Una quercia; ha perso quasi tutte le foglie ma non sembra in pericolo di vita.
  • Un’altra quercia; sta iniziando ad ingiallire.
  • Un faggio; seccato, non sembra avere dei germogli e dunque proprio è andato.
  • Un Prunus, meglio un ciliegio selvatico (autoctono); sta perdendo tutte le foglie. Non credo però sia in pericolo di vita.
  • Due Ailanti (autoctoni) bestiacce resistentissime che quest’anno mostrano la corda, alcune giovani piante sono seccate. Perdono foglie verdi, brutta cosa.
  • Un nido di vespe di terra; due sere fa quando le bagasce erano tutte a casa le ho irrorate con un prodotto fatto apposta. La cosa non mi fa piacere ma erano troppo vicine a casa e se qualcuno non le vede e ci mette un piede sopra rischia di morire perche queste attaccano in massa.
  • Molte foglie al suolo; una specie di autunno anticipato. Anzi, un autunno anticipato anticipato perchè questo fenomeno naturale si verifica verso fine agosto, non adesso. In questa foto prevalgono quelle del pruno, ma ci sono anche quelle di alcuni Ailanti e, portate dal vento, anche le foglie di un Platano che sta ingiallendo.

Sia la Metasequoia che il Faggio sono stati innaffiati regolarmente e dunque non so perchè abbiano ceduto di colpo, forse lo stress da temperatura, sto inventando una diagnosi.

Tutto cambia. A volte si va avanti, a volte si torna al passato. A Milano abbiamo passato il controllo bagagli in solitudine, ossia senza addetti intorno, avrei potuto passare a fianco del metal detector e portarmi dietro un fucile mitragliatore. Hanno guardato i passaporti solo al cancello di imbarco. Atterrati a Newark con un’ora e fischia di ritardo, per la seconda volta da quando viaggio negli USA – la prima lo scorso Aprile – ho avuto la surreale possibilità di scegliere tra una decina di varchi del controllo immigrazione vuoti. Lo stanzone dove da sempre si ammassano frotte di turisti stanchi per il jet lag in paziente coda a volte per più di un’ora, anche ieri era deserto.

L’ufficiale dell’immigrazione ci ha chiesto stancamente le solite 4 domande di rito, non c’è più il modulo della dogana, non ci ha preso le impronte digitali.

Abbastanza affollata l’uscita della zona arrivi, ma nulla in confronto al caos degli anni passati. Il fogliettino qui a fianco viene dato nella coda per il taxi da un addetto al quale bisogna dire dove si va. 3 persone davanti a noi invece delle 5000 che c’erano generalmente fino al 2019. Il fogliettino deve essere mostrato al taxista ma poi trattenuto dal passeggero e se il taxista prova a prenderlo bisogna dargli un pugno. La tariffa finale del taxi è la sommatoria di una serie di elementi aggiuntivi alla tariffa base, alcuni sono davvero ridicoli e per la prima volta è spuntato un fuel long trip surcharge che suona strano in un paese che vanta l’autosufficienza energetica.

Sono oltre 30 gradi ma è tutto molto verde, ci sono spesso temporali e questo fa la differenza. E’ singolare come mi sono abituato all’idea che in estate secca tutto mentre qui, e siamo alla latitudine di Salerno, gli alberi ed i prati sono molto rigogliosi.

Per esempio sul terrazzino spuntano alberi ad alto fusto; secondo PlantNet questo sarebbe un tiglio. Ho dovuto rimuoverlo perchè se non lo faccio e le radici facessero dei danni, per me sarebbero guai. A Basaluzzo per far nascere e crescere un albero bisogna dannare, qui crescono spontanemente sui terrazzini nel cuore di una città.

Questo settore di un blocco era stato demolito qualche anno fa, poi le varie crisi mondiali hanno fermato lo sviluppo ma prima o poi in questo scampolo di verde crescerà qualcosa di enormemente alto e profittevole.

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