Il punto.

Sento l’irrefrenabile desiderio di fare il punto. L’autunno finalmente si affaccia e benchè io lo accolga con affetto, il mio difettoso sistema percettivo mi causa qualche disturbo.

UNO. Il clima mi angoscia ormai quasi costantemente. E’ come una piccola suoneria che ho in testa. Riguarda solo Basaluzzo, perchè in questi casi deve subentrare una forma di orticellismo che rifiuta gli scenari globali ma si concentra sui propri ambiti affettivi. Ho la sensazione che la natura stia deperendo, lentamente. Piove troppo poco, da alcuni anni; la terra si secca e si restringe, sempre più alberi sono deboli e muoiono. Ero partito sostenendo che non avrei innaffiato le piante perchè la natura avrebbe dovuto fare il proprio corso. Invece dopo le prime piantumazioni decimate dal seccume, sono arrivate le gocciolanti e le irrigazioni manuali ed automatiche. Ed ora ecco il progetto di scavare un pozzo, non ho ancora il preventivo che sarà salatissimo. Ma se voglio continuare a mettere alberi, è inevitabile. E gli alberi giovani vanno protetti uno ad uno, altrimenti i caprioli affamati ed assetati li uccideranno mangianone le cortecce.Insomma, non è come avevo previsto 10 anni fa quando iniziammo la questione basaluzzese. Spero davvero che il rabdomante abbia fatto il proprio lavoro e che la ditta che farà il buco centri una vena generosa di acqua.

DUE. Le recenti piogge, non abbondanti ma rinverdenti, hanno fatto assumere alla campagna quell’aspetto autunnale che io adoro e che mi mancava. Forse la stagione 2017 delle innaffiature è terminata, finalmente. Per quanto caldo possa fare il terreno rimane umido e posso destinare la poca acqua che ottengo dall’attuale pozzo alla Pozzanghera il cui livello, tra pioggia e rabbocchi, è salito di circa 5 centimetri nel corso delle ultime 2 settimane. Il prato sta cambiando colore perchè l’erba sta spuntando dopo il bruciore estivo. Nel collage che segue, la radura intorno alla Pozzanghera 10 giorni ed una manciata di millimetri dopo.

TRE. Il Cons.Bio ed i nipoti hanno fatto visita al latifondo. Mi soffermo sulla piccola creatura, 13 mesi, che si siede a tavola con noi e mangia – con grande gioia – i ravioli con il sugo di salsiccia ed a seguire la torta di bietole. A quell’età sono certo che i miei pasti consistevano in omogeneizzati e pappine dove gli ingredienti rappresentavano il disperato tentativo di non somministrarmi nulla di adulto, dunque potenzialmente mortale secondo i criteri dell’epoca.

QUATTRO. Inauguro i primi frescolini con un blando ma duraturo mal di testa. Mi fanno anche male i piedi, una attaccatura del femore al bacino, il collo, la schiena. Senso di febbrina. Miriam questa mattina mi ha detto che avevo la faccia gonfia. La ragazza del bar mi ha detto che mi avrebbe fatto un caffè molto forte perchè dalla faccia si vedeva che ne avevo bisogno. Sticazzi mi sento Geremia Lettiga. In effetti passo dei brevi periodi periodici, come se avessi un qualche ciclo, durante i quali oltre a tutti questi dolorini, sono anche stanco che mi addormenterei ovunque. E quando mi sveglio sopo più stanco di prima.

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