Che peccato.

Uno dei tanti simboli di come alcuni umani siano ignoranti e stupidi, ecco questa sera in onda l’inutilità di dar fuoco al bosco così, per divertimento alle spalle di Genova.

Fa più danni un dirigente della Exxon che paga dei senatori per deviare le attenzioni del Congresso da eventuali tentativi di incentivare tecnologie meno dannose dei combustibili fossili, oppure un piromane che da alle fiamme un bosco alle spalle di una cittadina di per se sporca ed inquinata come Genova ?

Scagliarsi contro i piromani forse è davvero non capire i gravi problemi del pianeta, ma se io mi trovassi di fronte un piromane, probabilmente gli darei fuoco alle balle.

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I due progetti a corredo della Pozzanghera Fangosa.

Questa è una altana. La vorrei fare altissima, il limite di altezza è dato dal limite di fornitura dei pali perimetrali. Devo verificare con il mio fornitore di pali, la ditta Stella di Cuneo, credo che quelli più alti arrivino a 8 metri. Non ho ancora risolto la questione tecnica di come ancorarli al suolo e come tirarli su senza farmi venire un clamoroso mal di schiena, per poi scoprire che sono storti e che rischio di far crollare la struttura appena provo a salirci. Mi farò aiutare molto probabilmente da una ditta che fa questo di mestiere. Oltre ad appollaiarmi in cima ed osservare il mondo con distacco, non vorrei precipitare al suolo dovendo conseguentemente osservare il mondo da una camera di ospedale. Ho deciso la posizione, ossia sulla collinetta che affianca la Pozzanghera, quadagnando così altri 3 metri in altezza. Potrebbe anche ospitare una o più webcam. Potrebbe avere una tettoia per proteggere da sole ed intemperie.  Un nido di mitragliatrici o meglio dei nidi di uccelli. E’ da quando sono bambino che sistemo dei nidi di uccelli che vengono totalmente ignorati dai pennuti, il massimo che ho ottenuto è un nido di calabroni. Ho anche il sospetto che Miriam possa avere delle perplessità su questa struttura, ma alla fine le dovrebbe piacere, soprattutto se riesce a salire ed incastrarsi con un piede fino all’arrivo dei pompieri.

Questo invece e l’acquario che potrebbe essere installato, magari vicino al moletto della Pozzanghera, nella speranza che le Carpe entrino dal basso e salgano fino a superare il livello della Pozzanghera. Altrimenti ho sprecato tempo & denaro per fare una cosa inutile. Magari verrebbero le rane. Forse dovrei immettere nella Pozzanghera anche dei pesci più amichevoli, devo cercare su Google quali sono i pesci più amichevoli, quelli che appena ti vedono arrivano subito scodinzolando e non ti vogliono mangiare.

Altro Argomento: Pedro. Ieri pomeriggio si è presentato dalla finestra miagolando. Gli ho dato qualche crocchetta ma sembrava più interessato ad entrare in casa, poi forse voleva qualche coccola.

Bestiaccia

Miriam stava quasi per farlo entrare, poi si è ricordata di quanto è allergica ai gatti, meglio evitare.

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Che Fai Tu Luna In Ciel ?

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Ti rifletti sul ghiaccio della Pozzanghera fangosa. Giornate con una discreta inversione termica.

E’ l’effetto della circolazione da nord, di giorno il sole scalda e c’è anche un po’ di vento di caduta, dunque caldo. Di sera il vento cessa e l’irraggiamento fa il resto.

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Questa è un’idea.

Grazie a Mitì, scopro questa invenzione. Pare che i pesci la adorino tanto da affollarla. La sua costruzione non è complicata, ma il mio dubbio è dato dal fatto che le Carpe sono molto sospettose e non so se rischierebbero di emergere dalla Pozzanghera per esporsi in questa specie di acquario. Rischio di fare un lavoro e poi trovarlo totalmente inutile.

A proposito, le Carpe sono vive e vegete sotto il ghiaccio, stanno tutte e quattro vicine, immobili, vicino al molo sotto il quale l’acqua non è ghiacciata. (miracoli del’impedito irraggiamento notturno, credo)

Il ghiaccio è spesso circa 4 centimetri verso sud, ci si può camminare sopra anche se non mi sono azzardato ad avventurarmi lontano dal bordo. Nella parte più a nord invece probabilmente prende più sole e dunque lo strato è di pochi millimetri.

Tornando a quello strumento nella foto, certamente dovrei aumentarne la parte immersa perchè il livello della Pozzanghera varia con il variare delle stagioni, in fase di installazione forse potrei immergere completamente la parte trasparente per riempirla di acqua senza dover acquistare strumenti per togliere l’aria dalla parte trasparente, poi ruotarla e sollevarla per sistemarla sulla struttura da utilizzare come ripiano, sarà sicuramente pesante man mano che sale dal livello della Pozzanghera.

Interessante. Ci penserò anche se il progetto che in questo momento ha la priorità è la costruzione di una altana di quattro metri di altezza sulla quale mi posso ritirare per osservare il mondo in modalità snob-distaccato. Ma questa dell’acquario mi intriga non poco.

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Il leggero gelicidio.

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Non è un termine che mi entusiasma, glazed frost o freezing rain in Inglese forse rendono meglio l’idea, insomma a Basaluzzo ha piovviginato con -1.6°, creando al suolo una leggera patina di ghiaccio perfettamente trasparente che qui non si vede proprio, ma si dovrebbe intuire perchè se il molo sembra bagnato, perchè il ghiaccio sulla Pozzanghera è opaco ?

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La mia è una considerazione estremamente acuta che dimostra che il colpo in testa non solo non mi ha danneggiato, ma anzi ha smosso risorse neuronali che ora sono disponibili. Questa mattina per esempio mi è venuta in mente prepotentemente la pubblicità del dado da brodo Roger e la canzone di Ringo Starr “It don’t come easy”.

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Solo per precisare e completare la storiella ospedaliera.

In
 conseguenza del fatto che  la mia memoria fa sempre più cagare, torno al curioso episodio di Domenica, quando per me si sono aperte le porte del pronto soccorso, per completare la storiella con elementi che sto per rimuovere per sempre dalla mia testa, e che allora scrivo qui così si perdono per sempre ma su formato elettronico.

Quella che segue è una narrazione lunga e tediosa; l’occasionale visitatore farebbe meglio a chiudere questa pagina e dedicarsi invece a far qualcosa di migliore.

Location: Central Park lato east all’altezza della 72 strada, New York NY ore 13 circa. La prima cosa che ricordo è una voce che mi diceva che mi stava mettendo un collare. La cosa mi confondeva, avevo freddo ed ero circondato da estranei che mi guardavano con interesse. Non sapevo perchè ma non avevo la forza di reagire e suggerire a questo sconosciuto, come avrei dovuto fare, di mettere il collare o le manette pelose o il cappello da cowboy a quella troia di sua sorella. Ero sdraiato ed oltre al collare sentivo che mi legavano con diverse cinghie.  Intuivo che la giornata aveva preso una strana piega, ma non sapevo perchè; avevo prenotato nel pomeriggio 60 minuti di Shiatsu e questo non rientrava nel programma, mi è però venuto in mente Hannibal Lecter.

Miriam intanto non era più convinta che fossi morto, ma in coma. La nostra amica aveva assunto un pallore giallo/verde, i suoi figli piangevano, tra i presenti ammutoliti c’era una donna che piangeva, insomma era la scena di un film drammatico, però senza alieni o sparatorie. Poco prima di riprendere conoscenza, pare che mi sia messo a balbettare parole incomprensibili. A quel punto Miriam mi vedeva già semiparalizzato su una sedia a rotelle, con lei che mi spinge ma perde il controllo e mi spedisce inavvertitamente sotto un treno merci.

Poi ho sentito che mettevano in moto una specie di motozappa, o motoslitta, un decespugliatore ma più probabilmente uno di quei mezzi che girano nel parco guidati da persone anziane, perlopiù volontarie che raccolgono le foglie. O dalla Polizia che ti insegue per prenderti a manganellate se non sei bianco. Oppure era uno di quei carretti che vendono hot dogs e gelati. Qualunque cosa fosse,  vibrava, abbiamo fatto poca strada e poi il motore è stato spento, mi hanno spostato e messo in quella che ho capito era un ambulanza. Qualcuno mi faceva domande del tipo “sai perchè sei qui, ricordi cosa è successo, come ti chiami, sai dove sei, sai che giorno è oggi”.

Credo di aver risposto esaurientemente a tutte le domande tranne “cosa hai fatto ieri” che non ricordavo non per la botta ma perchè proprio perdo la memoria. Ho avuto paura che la mia risposta vaga avrebbe comportato l’erogazione di una scossa o di una martellata sulle balle, per punizione. Ma dai, ho sentito una voce fuori campo – era Miriam – ricordi che siamo stati con Carolyn a fare lunch dal cinese ?  Poi qualcuno mi ha chiesto di stringere forte con le mie mani, le dita di entrambe le sue mani che ricordo azzurre nei guanti di lattice. Era una ragazza; non sapevo se stringere con tutte le forze o limitare la stretta in modo cavalleresco. Se stringo poco, ho pensato, questa pensa che io sia troppo debole, chiama un lottatore di Greco-romana e mi fa mettere una supposta di vitamine ricoperta con granella di nocciole. Se stringo troppo, ho pensato, questa pensa che io sia un macho che cerca di imporre la propria forza fisica su una donna, allora chiama un lottatore di Greco-romana e prima mi gonfia di schiaffi e dopo mi fa mettere una supposta di vitamine ricoperta con granella di nocciole. Poi mi ha fatto muovere le punte dei miei piedi, prima in avanti e poi verso di me.  Poi qualcun’altro mi ha chiesto se ero su “medicare” e gli ho detto di no, che avevo una assicurazione privata. In quel momento Miriam al mio fianco brandiva la carta di credito richiamando l’attenzione dei presenti perchè le ho sempre detto che se in ambulanza negli USA ti chiedono una carta di credito e tu non ce l’hai, aprono le porte posteriori, ti scaricano al suolo, se ne vanno e forse ti sparano anche. Non lo hanno fatto ma hanno studiato la mia tessera dell’assicurazione. C’era intanto un infermiere con un tablet che prendeva appunti. Ricordo tre luci potenti sopra di me. Siamo partiti e mentre mi iniziavano a fare un elettrocardiogramma, sono stato informato che andavamo al Presbyterian ed ho pensato che mi stessero portando in chiesa, forse per darmi l’estrema unzione o per lavarmi da ogni peccato. Invece il NYP è un ospedalone con un pronto soccorso più indaffarato dell’IKEA la domenica. Intanto Miriam telefonava a quelli dello Shiatsu fornendo indicazioni vaghe del tipo “mio marito ha avuto un lieve incidente e lo stanno portando in ospedale”. Pare che l’ambulanza fosse del Lenox Hill Hospital; un luogo di ritrovo per VIP dove una fasciatura al piede costa $3,000 esclusa la crema. Visto che non avevo l’assicurazione giusta, mi hanno veicolato in un ospedale più umano.

Siamo dunque arrivati nel set di una delle infinite puntate di ER (Emergency Room) che qui invece chiamano ED dove D sta per Department. Mi hanno gentilmente messo su una lettiga, abbiamo fatto un po’ di strada lungo dei corridoi ed infine siamo arrivati in una stanza con due letti. Ci aspettava una dottoressa che si è presentata e mi ha fatto tutte le domande che mi avevano fatto prima,  Miriam però mi aveva detto cosa era successo, dunque quando la dottoressa me lo ha chiesto ho prontamente risposto “someone hit me with a sledge in the park”.  Questa mi ha guardato e mi ha risposto “a sledgehammer ?” Ok, va bene, gli inglesi per dire slitta dicono sledge, gli americani sled e la pronuncia varia di conseguenza. No, nessuno mi aveva colpito con un martello da fabbro, spiritosona di una dottoressa, ma con una slitta. Poi è arrivata una infermiera. Anche questa mi ha fatto le domande di rito, credo facciano parte del protocollo per chi prende botte in testa. Nel frattempo mi ha messo su tutto il corpo una serie di elettrodi con i quali in Italia diamo corrente ad un paese di medie dimensioni, mi ha preso la pressione, mi ha infilato un ago nella vena e mi ha fatto un prelievo di sangue. Mi ha fatto i complimenti per le vene. Ero tentato di risponderle che avrebbe dovuto vedere le vene del mio cazzo ma:

  1. avrei mentito,  ormai sembrano al più capillari,
  2. Miriam non avrebbe capito l’ironia e mi avrebbe fatto le storie tese una volta rientrati a casa.
  3. Per vendicarsi della battutaccia, l’infermiera mi avrebbe ordinato chissà quale altro esame che comporta l’utilizzo di sonde ad alta pressione ed ettolitri di detersivo per lavasoviglie.

Dopo un po’ è arrivata la carissima Roberta, che intanto aveva portato i bambini a casa e li aveva chiusi a chiave nel frigorifero così avrebbero smesso di piangere. Portava con se dei generi alimentari per Miriam, che nella confusione, era rimasta a digiuno. Roberta sa che quando Miriam è in debito di zuccheri diventa pericolosa e temeva per la vita mia e per la vita di tutti quelli del reparto emergenza. Mi è stato offerto un cubetto di cioccolato, ma il collare non permetteva di deglutire tanto bene.

Miriam è uscita nel corridoio per sfamarsi ed ogni tanto passava una infermiera che le chiedeva se andava tutto bene. Miriam, agitata com’era, ha risposto a tutte “I’m OK I’m just waiting for my husband who passed away”.  Se invece di pass away (morire) avesse usato pass out (svenire) l’avrebbero guardata con meno sospetto. Quando gliel’ho detto ci siamo fatti una risata. Poi per la stanza improvvisamente si è diffuso un profumo di legna, quel profumo che ricorda una baita in montagna con il fuoco che scoppietta del camino ed un bicchiere di Brandy in mano. Avevano portato un pompiere appena uscito da un incendio. Aveva la faccia nera come in un cartone animato, ma per fortuna stava bene, era li solo a scopo precauzionale.  Era contento perchè nessuno si era fatto male, gli abitanti della casa andata in fumo erano stati portati in salvo, aveva avvisato la fidanzata di non preoccuparsi, un paio di suoi colleghi sono venuti a salutarlo. I suoi occhi erano un po’ affumicati ma nessun danno, glielo ha detto l’ennesima dottoressa giovane e molto graziosa che lo ha visitato con affetto e professionalità. A New York tutti amano i pompieri.

Nel frattempo, dopo avermi fatto gli esami, probabilmente in Amministrazione hanno fatto delle ricerche per sapere chi ero e se ero solvibile.  Immagino ci sia un responsabile che fa ricerche per capire se il paziente ha lasciato tracce in qualche banca, se ha precedenti per truffa e atti osceni in luogo pubblico, se esiste negli archivi della polizia o degli uffici immigrazione, se visita siti porno e se ha un blog dove scrive cazzate. Non so a che risultato siano giunti, però dopo 3 ore di attesa mi hanno fatto firmare una liberatoria, dove ho scoperto che, manco a dirlo, hanno sbagliato il mio cognome. Non ci riescono proprio, non è nel loro sangue, è chiaro che MENADA per loro non sembra un cognome plausibile, quella “A” finale è contro natura e pertanto chi trascrive il mio conome corregge la “A” in una bella “O” che suona molto meglio. Prima di uscire ho salutato il pompiere e poi sono andato in accettazione dove ho spiegato che il mio cognome terminava con la lettera “A”. La signora mi ha rassicurato che la correzione è stata recepita del loro sistema centrale ed ora siamo in due, io ed il signor MENADO che riceveranno due set di fatture uguali. Adesso in attesa delle fatture mi hanno dato un plico di istruzioni sul tipo di vita che avrei dovuto fare per 3 giorni (tipo non bere non guidare non fare sport da impatto non scalare montagne).

Eccomi con tutti i fili attaccati.

Update. Ho avuto uno scambio di e-mail con Roberta, vittima impotente per essere stata sottoposta suol malgrado a questa sceneggiata da telenovela. Mi ha detto che mentre ero al suolo immobile, un tizio con una macchina fotografica professionale ha scattato diverse foto. E’ noto come molte persone siano attratte dalle sventure altrui, altrimenti non si spiegherebbero le code autostradali che si formano per i curiosi che rallentano nell’opposta corsia per vedere l’incidente. Ma questo che sembrerebbe aver immortalato la scena va oltre. Escludendo qualsiasi nobile scopo, il tizio chissà, forse ha pensato che avrebbe potuto vendere le foto del morto ad un giornale locale e tirar su qualche dollaro. Non vedo altra spiegazione. Forse sono già su Facebook o Twitter o Il gazzettino Degli Avvoltoi.

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Ripartite le webcam di Basaluzzo.

Mentre io ero in volo, un addetto della TELECOM, o TIM o quel che è, si è presentato ed ha verificato che il segnale che arrivava in casa faceva schifo. Allora è andato in strada dal palo che regge uno scatolotto di plastica, lo ha aperto ed ha sistemato la cosa.

Questa è la tipologia N° 2 delle tre che per esperienza possono mandare in culo il servizio ADSL a Basaluzzo:

  1. La scheda nella loro cabina è vecchia ed andrebbe sostituita, ma non avendo soldi invertono i fili degli utenti sperando che questo ponga un rimedio al problema e metta a tacere l’utente scollegato, seppur temporaneamente. Forse le schede funzionanti sono poche e ce le ruotiamo a seconda di chi si lamenta di più del servizio che fa cagare.
  2. Nello scatolotto di derivazione sul palo in strada succedono molte cose. Colonizzazioni da parte di insetti, infiltrazioni da parte di acqua, accumulo da parte di polvere. La linea va in corto oppure si scolla quel velo di ruggine che comunque garantiva un minimo di servizio.
  3. Nel palo dal quale si interrano i fili salgono roditori che mangiano i fili del telefono.

Insomma, anche questa volta non era colpa mia. Il disservizio è durato 13 giorni. Di male in peggio. Speriamo che questo ultimo intervento duri abbastanza.

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New York Presbyterian.

Nonostante i 6 gradi sotto zero ed il vento pungente, oggi Domenica il parco era frequentato da molta gente e bambini con slittini di vario tipo.

Le ragazze hannno prima provato invano a scendere con un cartone. Non voglio essere cattivo; diciamo che il rapporto peso potenza era sfavorevole.

Roberta e Miriam sono state prese dal richiamo della neve soffice e dalla velocità. Tuttavia l’uso del cartone ha promosso molta ilarità ma poca distanza percorsa.

Poi finalmente le due hanno rubato uno slittino ai bambini e si sono praticate nell’antica arte con una attrezzatura più indicata.

Ma non hanno raggiunto velocità mediocri, stante la paura di farsi male in qualche modo.

Ed in effetti qualche rischio c’era… ci siamo divertiti un sacco, poi però, per la durata di circa 3 minuti o poco più, non ricordo nulla. Io sono stato centrato – pare – da una ragazza che su uno slittino fuori controllo mi ha colpito in pieno da dietro, sono volato per aria e ricadendo ho picchiato la testa ed ho perso i sensi. Pare che dopo la caduta,  i presenti mi abbiano visto immobile a terra, occhi sbarrati e bocca aperta. Miriam e Roberta hanno chiesto ai presenti di chiamare il 911, nel frattempo Miriam era disperata perchè non rispondevo, i bambini piangevano, anche una signora che aveva assistito alla scena piangeva impietrita perchè pare che io sembrassi morto. Io di tutto ciò non ricordo nulla. Ho iniziato a riprendere i senti solo quando quelli dell’ambulanza sono arrivati e mi hanno rianimato e messo un collare. Mi hanno informato sul fatto che mi avrebbero portato in ospedale ed ho chiesto se era veramente necessario, hanno ridacchato in modo accomodante. Mi hanno immobilizzato come un salame. Poi viaggio alla volta del New York Presbyterian Hospital, York Ave @ 68th st. e poi in ER, come nella serie televisiva.

Sono stato trattato come in un film. Molte infermiere e dottoresse, alcune davero graziose, di età variabile tra i 20 ed i 30 anni di età ed appartenenti a molte etnie variegate, premurose, sorridenti e molto inclini a fornire spiegazioni su cosa avevo subito, cosa mi avrebbero fatto e cosa dovevo fare, si sono avvicendate e mi mi hanno fatto molte domande su come mi sentivo, poi raggi x e risonanza, tre ore in osservazione e poi dimesso.

Mentre ero li a consolare Miriam e Roberta, ancora scosse per lo spavento, è arrivato un pompiere, lo hanno messo nel letto a fianco del mio. Sapeva di fumo ed aveva la faccia nera e l’uniforme coperta di fuliggine. Era giovane, bello, aitante, Americano. Ha raccontato di aver spento un incendio a Brooklyn, era sul tetto di una casa in fiamme a far buchi per fare uscire il fumo e buttare acqua ed è stato salvato dai colleghi, alcuni dei quali erano in altre stanze in ER. Lamentava bruciori agli occhi e tossiva per il fumo respirato, ma era contento perchè non c’erano state vittime. E’ arrivata l’ennesima dottoressa giovane, brava e carina che gli ha fatto un esame agli occhi, per fortuna non aveva nulla di grave, poi gli hanno dato un tubo dal quale usciva qualcosa che ha dovuto inalare per almeno un’ora. Quando sono stato dimesso prima di andar via gli sono andato a fianco e gli ho chiesto se potevo strigergli la mano; gli ho detto grazie. Mi sono sentito molto non so cosa, ma ero sincero e credo gli abbia fatto piacere.

E’ indubbiamente stato un pomeriggio alternativo. Mi hanno fatto anche domande che, a pensarci dopo, sono la copia di quelle fatte nella dichiarazione cui ho risposto in sede di compilazione dell’ESTA. Dunque io sono nel file delle persone che visitano gli USA, sapevano chi ero e mi hanno fatto domande per sapere se fornivo risposte uguali ed ero davvero quello che dicevo di essere, anche perchè non mi hanno chiesto i documenti e neppure la carta di credito. Dovrei essere salvato dalla assicurazione, vediamo se funziona veramente. Ma sono contento di essere in qualche modo categorizzato, classificato e schedato. Così Donaldo quando decide di sbattermi fuori – come ha promesso di fare con tutti i messicani e sudamericani clandestini – ci mette il tempo di schiacciare un bottone.

Chiosa finale di Miriam: “pensa che fine ingloriosa, sei uscito indenne dalle Double Diamonds di Aspen e vieni travolto da uno slittino a Central Park”. Aggiungo, non puoi nemmeno scriverlo su una targa, riderebbero tutti.

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Foto con la neve.

Ecco una sequela di foto con la neve. Nulla di nuovo o diverso o speciale rispetto alle altre decine di foto con la neve di questo inutile memoriale, anche se qui siamo a New York, dove la neve è abbastanza consueta.

Intanto le webcam di Basaluzzo sono sempre inattive. La TIM Linea Fissa dice che la pratica è ancora in lavorazione.

Ed in questi minuti Miriam sta guardando un film di avventura ambientato in Africa molto sotto la soglia della mediocrità, pieno di luoghi comuni, buoni  & cattivi come da manuale, un mucchio di invenzioni scentifico/tecnologiche difficili da credere a meno che tu non abbia 10 anni, forse anche meno. Prima o poi scadrà in qualche risibile cagata di serie B, o anche C. Spero che prima di allora saremo andati a cena.

Cenato bene, ma troppo. Non che io sia a dieta, ma cercherei di trattenermi, se solo ne fossi capace. Questo è l’incrocio tra la 3rd Avenue con la 73rd Street, usciti dal ristorante. Non so se quell’effetto bagliore intorno alle luci sia dovuto alla lente sporca di unto o sebo cutaneo o saliva o altri liquidi pastosi oppure se è voluto dal telefono come elemento di stile.

Il giorno dopo. Domenica.

Meno sette e sole,  vento che si insinua fin nelle più minuscole cavità.

 

 

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Il Complotto.

Ho il sospetto, anzi la certezza assoluta, che la Banda Bassotti mi stia disseminando il PC di piccoli vermetti che con cadenza sempre maggiore mi creano artatamente dei problemini di gestione, inducendomi a pensare che il mio laptop sia vecchio, malfunzionante, da sostituire.

E’ un Sony Vajo del 2008, sul quale gira Windows “salcazzo, ma non l’ultimo“; sempre più spesso si blocca, Firefox si pianta, Chrome non a ggiorna la cache, ho difficoltà ad accedere a qualche sito al quale in genere accedo senza problemi.

Il tutto mentre Time Warner mi manda una lettera dicendo che mi hanno gratuitamente aumentato la velocità a 60 megabite per secondo. Si, come no:

E’ comunque una velocità folle rispetto a quella che ho a Genova, o Basaluzzo. Ma il complotto qui è in atto ed allora temo che dovrò andare da Best Buy e spendere dei soldi per avere un laptop che funziona come vuole la Banda Bassotti.

Spolverata notturna a Manhattan, verso ovest è già quasi sereno. Chissà se davvero il mio PC viene reso obsoleto da elementi di software che scarico inconsapevolmente da Internet, elementi non più compatibili con sistemi operativi o hardware ritenuti superati, a ragione o torto. E nel frattempo leggono tutta la mia posta, i miei contatti, i miei ritmi circadiani.

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