L’influenza, o qualche forma simile, sta colpendo molte persone che conosco. Me e Miriam, per esempio, una coppia di nostri amici con un figlio, altre persone che sento a casa con febbre, tosse, mal di gola. D’atronde se da queste parti è normale che un giorno nevica ed il giorno dopo ci sono 15 gradi, ti possono capitare diverse cose. Ad esempio uscire in strada vestito come un Inuik, infilarsi in metropolitana e disidratarsi per il sudore, uscire all’aria aperta fradicio ed a quel punto indurire come un filetto di merluzzo della Findus, poi entrare in un ufficio e doversi spogliare prima di sciogliersi come neve al sole, coprirsi per uscire come se si andasse a caccia di foche alle Svalbard, riuscire e questa volta trovarsi in piena primavera e doversi spogliare di nuovo per strada. Il tutto in presenza di un vento teso che la mattina è freddo come arrivasse dalla Groenlandia, il pomeriggio come se arrivasse dai Caraibi.
Due annotazioni “altamente sticazzi”. La prima; una nostra amica gira con una macchina fotografica con la pellicola. Sostiene che la qualità delle immagini è imparagonabile a quella delle digitali. Se lo dice lei…
Però una confezione contiene 36 foto. Se ne sbagli una è sbagliata per sempre, dovrai comunque sviluppare e fare i provini, magari hai fatto tanta strada per fare una foto che può venire mossa, buia, chiara, ad minchiam. E poi per caricare la macchina ci si mettono svariati minuti, se per caso c’è freddo e vento hai le mani gelate e nel frattempo altre persone dotate di macchina digitale hanno già fatto 300 foto pro capite. Magari sono 299 foto brutte, ma una almeno gli sarà venuta bene ? Invece la nostra amica ne ha fatte 2 (due) e saprà come sono riuscite solo tra qualche settimana, quando sarà a 8000 km di distanza. Si, vabbene, fino a 15 anni fa era solo con le pellicole, non mi sono mai lamentato e nessuno si lamentava.
Sticazzi due. Mi hanno portato due “empanadas de pollo” in segno di amicizia. Un impresario di origini colombiane ogni volta che mi viene a trovare mi porta qualcosa di tipico della sua terra nativa. Si tratta di un grosso raviolone il cui interno è un incidente tra un camion di polli ed uno di patate. E’ contenuto in un materiale edibile composto da farina – acqua – uova – un polimero a scelta – segatura. Viene fritto nel solito olio del circuito frenante di un trattore da cava.
Però è buono, sarà a lungo andare una specie di de profundis delle funzioni epatiche, ma è buono. E viene presentata con delle vaschette che contengono un attraente salsina a base di pomodoro, altre verdure e l’inferno di fiamme e lapilli. La salsina mi ha però sturato il naso per un paio di ore, ho pianto e riso, la mia lingua ha dato segni di instabilità, ho bevuto 20 litri di acqua.
Sticazzi tre. Domattina giro delle gallerie d’arte del quartiere di Chelsea. Un rettangolo di 9 blocchi, 700 metri da un lato per circa 200. Ci sono 136 gallerie d’arte moderna da visitare. Se qualcuno legge questi dati e pensa che io sia un cazzone sparaballe, magari lo sono ma ecco il link che dimostra che non sto contando una mussa.


La “Tagliatella Gallery” sulla decima (poco a sud dell’incrocio con la 24esima) avrà sicuramente qualcosa di interessante.
O forse qualcosa da mangiare.
Buon appetito!
Taglialatela. Che potrebbe essere la galleria di Fontana, tanto per buttare li un briciolo di cultura in arte contemporanea che non ho. Ho solo alcuni frammenti nozionistici casuali. Però devo dire che pur avendo cultura=zero, visitare mostre con una persona che invece è artista contemporaneo, è affascinante. Il 100% delle informazioni che mi ha passato – e che al momento ho ritenuto interessantissime – mi si è dissolto in connessioni sinapsiche malfunzionanti dopo pochi minuti. Abbiamo visto, in 4 ore, non più di 15 gallerie, pari a poco più del 10% di quelle presenti nella zona.
Ops.
però capiscimi, alle 12.13 avevo fame….
L’arte contemporanea è un po’ come la religione… ci devi credere. Se non ci credi, beh, resta lì.
In effetti a leggere di fretta sembra tagliatella, ma chiamare una galleria d’arte tagliatella sarebbe troppo anche per gli americani. Ho fatto il giro con uno che dipinge, insomma un pittore contemporaneo. Ho cercato di farmi spiegare qualcosa, ma si è trincerato ditro ad un “non deve essere spiegata, se ti piace bene, altrimenti passa a qualcos’altro” Per qualcos’altro ho temuto si riferisse all’assunzione di droga o a pratiche sessuali non convenzionali. In realtà molti degli autori esposti sono morti per overdose, alcuni di AIDS, ma ci sono anche padri di famiglia e persone abbastanza normali che dipingono cose che, a prima vista, parrebbero il prodotto di una personalità quantomeno molto disturbata. Comunque è affascinante, sebbene talvolta ho l’impressione che certe opere siano una solenne presa per il culo. Insomma, dico cose banali, come sempre. La cosa curiosa è che, di fronte a dieci opere, quella che a me sembrava la più inguardabile era in effetti la più quotata, e l’unica invece che avrei potuto mettermi in casa senza sobbalzare ogni volta che la vedo, era una cagata.
Io intendevo questo, con “è come la religione”… magari a te sembra merda (vedasi un certo Manzoni, non quello dei ProSpo…) ma per il mondo dell’arte è oro.
Boh.
A me piacciono Magritte, Dalì, Picasso, Mirò, De Chirico; ma anche Caravaggio. Quelli tropop moderni… mah… certe cose proprio non le capisco. Ma sarà normale.
A me talvolta sembra strano come certi artisti abbiano un successo strepitoso, ma evidentemente i parametri con i quali si devono giudicare i contemporanei mi sono ignoti.
Per esempio; ho fotografato questa installazione:
Sono tre figure umane coperte di pelliccia di ermellino, una famiglia; la donna si guarda allo specchio.
Oppure questa:
Nel quadretto c’è scritto “my pussy is a gangster”. Sotto c’è quell’animale fatto da un orso di pezza la cui testa è stata sostituita da quel coso. Credo facesse parte della medesima installazione. Sono certo che se avessi una cultura idonea capirei l’opera, ma così, gretto come sono…
Qualcuno aveva cacato dentro a delle lattine e poi le aveva esposte-spacciate-vendute- come cacca di artista. La vera cacca era lui. Come è cacca tutto quello che viene spacciato per arte ed invece è spazzatura. Si confonde troppo spesso l’arte con l’ARTE, e c’è troppa gente ce ci marcia e ci campa (anche bene….). Tutto questo è terreno fertile per il pascolo degli snob, che fra una tartina di kitkat ed un calice di vino al bicarbonato provano orgasmi sociali. Però sono felici nella loro nullità. Beati loro!
Quando digerisco male e dormo peggio tendo a pensare come te. Però vorrei avere a Genova 100 gallerie d’arte contemporanea. Sorrido benevolo a chi esponde una tela bianca chiamandola “intensità di una patata bollita che scivola su un piano inclinato inseguita da una locomotiva immaginaria”, ma saluto con gioia qualche migliaio di posti di lavoro tra galleristi, allestitori, trasportatori, pubbliche relazioni. Poi l’indotto di chi visita le gallerie, snob quanto vuoi ma ai quali far mangiare kitkat e bere bottiglie a caro prezzo, che comprano una tela bianca ma pagano una commissione che paga lo stipendio ai galleristi e a tutto quell’indotto di cui sopra. Non le vogliamo ? Benissimo, andranno da qualche altra parte, a Milano per esempio dove hanno rifatto un intero quartiere, oggi pieno di gallerie dove espongono cose che io ritengo terribili ma fanno lavorare un sacco di gente. 🙂 questa a fianco è una faccina, ma se invece si vede un segno dei duepunti, una lineetta ed una chiusa parentesi, vuol dire che non so fare le faccine.
Certo, ben vengano i posti di lavoro. Anche aprendo una catena di friggitorie per friggere aria porterebbe posti di lavoro. Anche l’istituzione di varie Commissioni per controllare le Commissioni di Controllo. O pagare molta gente per degli studi di statistica, come passare la giornata con il naso all’insù per contare gli aerei che passano, distinguendo quelli che lasciano la scia e quelli no. Basta un po’ di perspicacia e vedi quanti posti di lavoro si possono creare? (faccina sorridente).
@Roberto: Manzoni è stato il primo a fare una cosa del genere, con spiccato senso critico nei confronti dell’arte stessa. Quindi non è cacca, ma artista 🙂
Le installazioni fotografate da Stefano mi lasciano un po’ perplesso… vorrei che l’artista fosse lì a spiegare cosa pensa, magari hanno senso, ecco.
Fontana, ad esempio, non + andato tanto lontano dalla “intensità di una patata bollita che scivola su un piano inclinato inseguita da una locomotiva immaginaria”…. ha semplicemente tagliato delle tele. E sono diventate arte.
E’ difficile distinguere l’arte dalla cacca. E’ facile, invece, distinguere gli ignoranti arricchiti dagli appassionati d’arte. E dagli ignoranti.
Se per ignoranti intendi quelli che non ci cascano a quei giochetti da pseudo-finto-presunto- autoreferenti-artisti, beh, allora confesso: sono ignorante, e me ne vanto.