Devo ricordarmi di non lasciare più una elegante candela profumata all’interno di una graziosa lanterna porta candele sul davanzale di una finestra esposta a SUD durante una giornata di sole.
C’è qualcosa di sinistro in questa candela. Sembra mostrare la sofferenza umana, la tragedia della vita che lentamente e senza far rumore, cede alla violenza della natura, si ripiega su se stessa e fatalmente si ammoscia. Questa candela, comprata in un negozio fighetto, dev’essere anche costata un occhio della testa ma il ragionamento è stato “intanto la accendiamo solo quando c’è qualche occasione e poi non ne compriamo altre”. L’avevamo accesa a Natale per un paio di ore, aveva fatto la sua porca figura, emanava un delizioso e soave profumo di fiori, probabilmente cancerogena perchè quasi certamente fatta in Cina. Ma eravamo così felici che si fosse consumata poco, sentivamo che era pronta per il prossimo Natale. Ma la vita delle candele è imperscrutabile, legata ad un filo come lo siamo noi, i nostri animali da compagnia, anche quelli da cortile. Temo che questa candela sia diventata inservibile, e magari anche pericolosa. Però ha una certa classe, una sorta di affascinate aspetto inquietante ma invitante allo stesso tempo, come il pollo fritto. Potrei applicarle occhi, naso e bocca e farla diventare una scultura. L’Urlo di Muncandela. Mi affloscio ma non mi spezzo. Mi ammollo ma rimango in piedi. La lotta della candela contro il riscaldamento globale; cupi scenari di sofferenza. Esposta alla Biennale del Righi. “Uno dei primi lavori di Menado, (con la “o” che suona meglio) che poi troverà la sua definitiva dimensione artistica con il lardo sopra il calorifero, il burro sul radiatore e la margarina sopra il ferro da stiro.”

Basta metterla un po’ in forno inclinata dalla parte opposta per rigenerarla: magari ci si possono aggiungere patatine, alloro, rosmarino, burro, e quant’altro a piacere. Male che vada si inclina dall’altra parte e per consolarsi si mangiano le patatine e tutto il resto aggiunto. Comunque dalla foto non appare un aspetto sinistro: direi destro.
Ci ho pensato, ma credo sarebbe difficile arrivare ad un risultato positivo. L’unica cosa che si può fare è scioglierla del tutto, tipo in un pentolino, facendo attenzione a recuperare lo stoppino. Poi colarla in una nuova forma cercando di ricostruire una candela. E’ un lavoro che rischia di a) compromettere un pentolino. b) riempire di cera fusa tutto lo spazio tranne la forma dove sarebbe dovuta restare per raffreddarsi. c) riempire la casa di odore di cera colata e bruciata per sempre. Cioè tra qualche milione di anni quando la terrà sarà inglobata dal sole, sopravviverà intatto solo il pentolino con la cera dentro. Non so, ci devo pensare.