E anche questo Natale è andato.

La consuetudine contempla due riunioni famigliari, una a Genova il 24 sera ed una a Reggio Emilia il 25 a mezzogiorno.

Se non fossi disfagico e se potessi mangiare tutto quello che voglio sarebbe una doppietta micidiale, ma mi devo trattenere dunque esco abbastanza indenne dai potenziali bagordi alimentari.

Atterra dove vuoi, ma NON sui ravioli.

Atterra dove vuoi, ma NON sui ravioli.

Quand’ero giovane ed alla disperata ricerca della mia dimensione  o di qualsasi altro succedaneo di consapevolezza, insoddisfatto come ero, pativo tremendamente entrambe, per diverse ragioni. Quella genovese si svolge da almeno 50 anni nella stessa casa che mi ha visto nascere, dove ora vive mio fratello che quando si sposò cacciò me ed i nostri genitori  usando i gas lacrimogeni e poi cambiando le serrature. Tra quelle mura è andata in scena tutta la mia adolescenza disfunzionale; il Natale e quella gioia ed i regali e tutte le moine natalizie mi sembravano una enorme forzatura, ipocrisia, una forca caudina annuale alla quale era impossibile sottrarsi.

Invece oggi è l’unica occasione annuale per vedersi tutti; confrontare i figli ed i nipoti, vedere quanto sono cresciuti. Confrontare lo stato dei capelli, del punto vita e delle rughe. Vedere che tutto sommato la vita ha inferto colpi micidiali a caso ma siamo ancora un gruppo coeso. E’ da qualche anno che mi siedo a tavola. Perchè sedersi a tavola rappresenta il grado più alto della gerarchia. Prima si sedevano i nonni, poi i figli ed ora i nipoti che nel frattempo sono a loro volta diventati genitori ed a breve nonni. Io non sono genitore o nonno ma non è tanto la capacità di riprodursi che determina la possibilità di sedersi a tavola (mentre gli altri sono sulle sedie o sui letti o sui divani o dove capita). Io sono la prossima generazione che è sul trampolino di lancio.

Reggio Emilia mi pesava tremendamente per altri motivi; mio padre era una persona dalla qualità morali eccezionale, ma per contro era chiuso in se stesso, e silenzioso, e riservato, e misurato, e posato, e timoroso all’inverosimile in quanto lui stesso proveniva da una famiglia i cui meccanismi affettivi e le gerarchie emotive interne erano state, per usare un termine gentile, sensibilmente alterate. In più era genovese, dunque se uno è chiuso ed apparentemente ostile già di per se, se nato a Genova moltiplica la sua carica anti-sociale, anti affettuosa, anti felice per un fattore non inferiore a 10. I Reggiani sono l’opposto. E dunque i tristi e silenziosi Genovesi piombavano nell’allegria reggiana e ne venivano stravolti. La mia personale reazione giovanile era di difesa. Interpretavo l’entusiasmo e l’accoglienza fraterna dei miei consanguinei reggiani come un pericolo, come se portato da una popolazione aliena che ti droga con la sua amicizia surreale e poi di uccide, si nutre del tuo cevello e poi butta il tuo corpo in un pozzo.

Come potevano avere il mio stesso sangue ? C’era qualcosa di orribile e di diabiolico nella spaventosa differenza di animo tra loro e me. Loro erano vitali, intrapprendenti, spiritosi, amichevoli, simpatici. Noi eravamo Genovesi. In confronto ai Reggiani, a mio padre sembrava avessero cancellato il buon umore ed il senso dell’umorismo chirurgicamente. Io osservavo incredulo questa onda di amicizia e di consanguineità che mi avvolgeva, senza riuscire a entrarmi in circolo, neppure per sbaglio. L’esperienza reggiana era una giornata onirica che mi lasciava tanto indifferente quanto più i reggiani erano affettuosi nei miei confronti.

Invece sono davvero persone straordinarie, sinceramente affettuose ed ora so che condividiamo un po’ di sangue, anche se ho impiegato un po’ di tempo a capirlo, meglio tardi che mai.

E comunque anche questo Natale si avvia alla conclusione. Sono al computer scrivendo queste cazzate con Miriam che si sta addormentando davanti alla televisione dopo essersi de-benturpizzata.

Il grande Ben Turpin

Il grande Ben Turpin

Il genere femminile secondo me starebbe bene senza trucco, ma invece si “benturpizza” ovvero si disegna un contorno occhi che nell’immaginario donna si chiama trucco per diventare più belle, a me sembrano truccate come Ben Turpin. Dunque la sera, quando rimuovono il contorno occhi, si “de-benturpizzano”.

A quanti capita che la sera di Natale non si mangia perchè nelle 24 ore prima ci si è ingozzati come se non ci fosse domani ? Be, non è il mio caso e dunque è appena andata in scena la minestrina. La minestrina è quella con il dato da brodo e le puntine. Se non trovo le puntine della Barilla quando le cerco, divento una belva. Mi preparo la minestrina quando la sera ho quella sensazione di freddo e febbrina che prelude ad una qualche forma pseudo influenzale, che la minestrina combatte attivamente. Mia moglie quando mi vede preparami la minestrina intona sommessamente “Io Credo Risorgerò” perchè si intristisce.

Domani è Santo Stefano. Per tanti anni quand’ero bambino il 26 dicembre corrispondeva alla partenza per la montagna. Di tutta la famiglia tranne che mia perchè in montagna a Natale era troppo freddo per gli standard di quegli anni. E’ un miracolo che io sia sopravissuto a tante precauzioni.

Basta cazzate; buon Natale sincero ai 4 besughi che hanno tempo da perdere e leggeranno queste righe.

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5 Responses to E anche questo Natale è andato.

  1. andrea says:

    e anche questo e’ passato….. ogni volta ci si conta e qualcuno non c’e’ piu’….. e il giorno dopo puntualmente si somatizza tutto e lo si passa a letto con febbre e tachipirina.

    E vabbe’ sia: Buon Natale per chi ne sta vivendo gli ultimi sprazzi, buone webcam a tutti gli altri!

  2. Eugenio says:

    Buon Natale da uno dei quattro besughi!!

  3. Mig1 says:

    Ricambio, da buon besugo!
    E auguri agli altri besughi!

  4. Roberto says:

    besugo Roberto presente! Buona Epifania a tutti.

  5. andrea says:

    effettivamente quattro besughi quattro 🙂

    piu’ il capo ciurma ovviamente ah ah ah

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