{"id":5092,"date":"2013-10-27T22:01:53","date_gmt":"2013-10-27T21:01:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/?p=5092"},"modified":"2013-10-28T16:08:01","modified_gmt":"2013-10-28T15:08:01","slug":"quasi-tre-anni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/?p=5092","title":{"rendered":"Quasi tre anni."},"content":{"rendered":"<p>Quando a Recco entrai\u00a0 nella sala d&#8217;aspetto dal mio amico veterinario con la gabbietta ed al suo interno la mia gatta agonizzante sapevo come sarebbe finita. Mi sedetti silenzioso in un angolo, la gatta miagolava ogni tanto debolmente. Non era agitata e spaventata come le altre volte che era stata dal vet per controlli e vaccini. Quel giorno era immobile, con la testa appoggiata tra le zampe. Cercavo di darmi un contegno ma sentivo le lacrime che scendevano lungo le mie guance. C&#8217;erano un paio di clienti con altrettanti cagnolini, dopo poco che ero seduto mi notarono, si guardarono e smisero di chiacchierare. Quando fu il mio turno il mio amico mi accolse con un cenno di saluto, apr\u00ec la gabbietta ed estrasse la gatta che non si ribell\u00f2, la appoggi\u00f2 sul lettino ed io la tenni ferma mentre lui guardava la radiografia. Non che ci fosse bisogno di tenerla ferma, da quando era stata male la notte precedente non si era praticamente pi\u00f9 mossa, ma con i gatti non si sa mai, ci mancava pure la caccia alla gatta nello studio del veterinario.<\/p>\n<p>Poche parole; non serviva una lunga descrizione della condizione critica dell&#8217;animale, ero stato la mattina stessa dal collega di studio a Genova che mi aveva lasciato poche speranze, ero andato a Recco nell&#8217;altro studio dove riceve il mio amico ed ora eravamo giunti all&#8217;epilogo. Mentre accarezzavo dolcemente la gatta sulla nuca, la mia faccia immersa nel suo mantello sulla schiena inzaccherandolo con le mie lacrime, il vet le fece una prima iniezione di sonnifero, la gatta non si accorse neppure dell&#8217;iniezione ed anzi si addorment\u00f2 immediatamente con gli occhi chiusi. Poi una seconda iniezione, questa volta nella zampa anteriore. Due battiti cardiaci e poi un terzo, l&#8217;ultimo. Nessun movimento, solo un quasi impercettibile rilassamento del corpo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5093\" alt=\"gatta\" src=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/gatta.jpg\" width=\"640\" height=\"479\" srcset=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/gatta.jpg 640w, http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/gatta-300x224.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p>Non penso proprio ci sia il paradiso dei gatti. A dire il vero sono molto scettico su quello degli umani, figuriamoci su quello dei gatti. Comunque sia, quella bestiaccia in sedici anni mi ha dato una costante dose di affetto che in certi momenti si \u00e8 rivelata di fondamentale importanza, parlo degli anni prima del matrimonio, durante la &#8220;guerra chimica&#8221; contro la depressione. Straordinarie bestiacce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando a Recco entrai\u00a0 nella sala d&#8217;aspetto dal mio amico veterinario con la gabbietta ed al suo interno la mia gatta agonizzante sapevo come sarebbe finita. Mi sedetti silenzioso in un angolo, la gatta miagolava ogni tanto debolmente. 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