{"id":2090,"date":"2012-11-13T20:01:00","date_gmt":"2012-11-13T18:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/?p=2090"},"modified":"2012-11-13T23:19:01","modified_gmt":"2012-11-13T21:19:01","slug":"trial","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/?p=2090","title":{"rendered":"Trial"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2092\" style=\"width: 628px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/trial.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2092\" class=\"size-full wp-image-2092\" title=\"trial\" src=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/trial.jpg\" alt=\"\" width=\"618\" height=\"166\" srcset=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/trial.jpg 618w, http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/trial-300x80.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 618px) 100vw, 618px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2092\" class=\"wp-caption-text\">Estratto dal vocabolario &#8220;Zingarelli&#8221;.<\/p><\/div>\n<p>Tanti anni fa scrissi le seguenti cretinate perch\u00e8 ero stato fino a poco tempo prima un trialista attivo e praticante. E&#8217; materiale abbastanza per addetti ai lavori ed \u00e8 eccezionalmente lungo ed ampolloso, l&#8217;argomento pu\u00f2 anche risultare da primato nella classifica &#8220;esticazzi&#8221; a tutti coloro che non hanno mai praticato lo sport in questione.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p><span id=\"inserted6570\" class=\"fontplugin_fontid_379_BUDHAND2\" style=\"font-size: 38px; color: #000000;\">Il<\/span> Trial per tanti anni \u00e8 stato per me una risorsa insostituibile di emozioni e di sfide. Ma non era iniziata proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Io amavo le moto che non vibravano ed i giri turistici. E davvero non capivo come mio fratello si fosse appassionato all&#8217;attivit\u00e0 motociclistica del Trial, cio\u00e8 il parente povero di attivit\u00e0 ricche, spettacolari e pregiate come il cross e l&#8217;enduro. Ma lui insisteva, ed erano mesi che insisteva perch\u00e9 io accettassi di fare un giro con lui ed i suoi amici. \u00a0Il trial, amava ripetere, \u00e8 uno sport poco faticoso, con moto piccole, leggere, facili da guidare su amene stradine di campagna, insomma, il sabato ideale per chi ha poco allenamento e comunque apprezza la gita in moto tra il verde. Provavo ad obiettare che io ero s\u00ec un motociclista, ma orientato a strade asfaltate con eventualmente un po&#8217; di terra e niente di pi\u00f9. Alla fine dovetti prendere atto che non mi avrebbe mai dato tregua e che avrei dovuto seguirlo per poter poi dire che &#8220;non mi piace, hai visto ?&#8221; chiudendo l&#8217;argomento per sempre.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">La Moto Da Trial.<\/span><\/p>\n<p>Accettando di fare un giro, misi in moto il diabolico meccanismo che ancora oggi recluta persone ignare di cosa veramente l&#8217;aspetta. L&#8217;iniziazione prese il via con il reperimento delle attrezzature necessarie, raggranellate tra i trialisti del gruppo. Un sabato di gennaio del 1985 il complotto entr\u00f2 nella fase operativa. Munito di equipaggiamento fondamentale consistente in un Garelli rosso e blu, stivali da cross di 2 misure pi\u00f9 grandi del mio piede, guanti con buchi ed un casco che usavo in vespa, la gita inizi\u00f2 con un breve trasferimento su strade cittadine dove mi ritrovai a guidare in una postura tipo scimmia su un ramo. La moto doveva essere per forza difettosa, uno scarto di fabbrica, un terribile errore; impossibile inserire la prima al semaforo e comunque, dopo svariati tentativi, la prima permetteva di raggiungere circa 1 Km. all&#8217;ora ed il problema di cambiare si ripresentava dopo circa 6 metri percorsi.\u00a0Scoprii che questo modello di moto con le marce cortissime al limite dell&#8217;inutile si guida da in piedi, oppure da seduti con crampi alle ginocchia. Il cambio marcia avviene usando il tallone, e non \u00e8 dato per scontato che la marcia entri.\u00a0Infine, guidando questa moto seduti sulla fotocopia di una sella, si ha una vibrazione non inferiore a quella che credo si proverebbe a cavalcioni sul Challenger in fase di decollo.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Lo Spirito del Trial.<\/span><\/p>\n<p>Nell&#8217;entroterra di Genova esistono centinaia di sentieri abbandonati; uno di questi comincia con una serie di salite brevi ma ripide su pietroni con fondo viscido e curve a gomito dove la moto passa a malapena. Dopo non pi\u00f9 di 2 km. avevo intuito la natura dello sport, e lo trovavo s\u00ec divertente, ma ero gi\u00e0 in riserva per quanto concerne fiato ed energia. Al km.3 avevo gi\u00e0 un cuboide in frantumi (piccolo osso sul dorso del piede) ma ero cos\u00ec stanco e pieno di botte che me ne accorsi solo dopo qualche giorno. Ormai guidavo seduto, aggiungendo crampi ai dolori. La &#8220;scampagnata&#8221; prosegu\u00ec con un crescendo di difficolt\u00e0 morfologiche e climatiche. Al fango si aggiunse la neve. Quei disgraziati di amici mi ripetevano i trucchi per far avanzare la moto; spostare il peso, guidare piano ma senza fermarsi, evitare le radici. Le BALLE! Io ero al limite del collasso e la moto era comunque spesso ferma, con il motore al minimo e la ruota posteriore che girava beffarda come se fosse stata sospesa nel vuoto. Capii i fondamentali del trial, per esempio la differenza sostanziale tra l&#8217;essere portati &#8220;su&#8221; dalla moto e il portare &#8220;su&#8221; la moto. Quel giorno la mia moto aveva la motilit\u00e0 di un aratro.<\/p>\n<p>La sera della mia prima giornata di trial provai adagiato sul letto una sensazione di &#8220;dolenza totale e globale&#8221; nel senso che la quasi totalit\u00e0 di muscoli e giunture mi faceva male. Ma, per motivi che ancora oggi stento a capire, comprai dopo pochi giorni la moto che mi avevano imprestato. Anche questo era previsto nel &#8220;programma di iniziazione&#8221;.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">La scimmia.<\/span><\/p>\n<p>Per molto tempo il trial divent\u00f2 una costante nella mia mente. Quando viaggiavo per lavoro, quando ero in citt\u00e0, ovunque insomma vedevo oggetti, automaticamente li rapportavo al trial. Ad esempio, una panchina non poteva che rappresentare un ostacolo da superare in prima.\u00a0Un muretto, un rimorchio, qualsiasi elemento di arredo urbano, un tronco, un cane e un passante si sarebbero potuti passare senza invito ?\u00a0In vacanza mi fermavo lungo la strada per valutare se una roccia si sarebbe potuta superare o meno e se s\u00ec, con che marcia. Le scale poi, erano una mania quasi patologica. Una sorta di patologia repressa che poche volte trover\u00e0 pieno sfogo. Come ad esempio su una dannata scalinata brianzola.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Gli allenamenti.<\/span><\/p>\n<p>Le uscite, settimanali ed a volte anche bisettimanali, si dividono in due tipologie fondamentali. C&#8217;era l&#8217;allenamento (a zone) dove incontravo gente strana. Certi passavano anche 24 ore a studiare una pietra. Si presentavano il sabato mattina con una tenda ed una cucina da campo. Poi sceglievano un bel masso o una bella pietrona e cominciavano a misurare, a fotografare, ne saggiavano la consistenza con strumenti di precisione, ne valutavano il peso, simulavano la moto mimando con le mani il manubrio e facendo finta di superarla facendo anche il rumore del motore; salivano e scendevano a piedi anche centinaia di volte. Alcuni avevano un rivelatore geologico di quelli che servono per individuare i pozzi petroliferi e facevano esplodere piccole cariche di dinamite per saggiare la consistenza interna della pietra. Inviavano con un satellitare i risultati al CERN di Ginevra per ottenere gli elaborati grafici. Generalmente verso domenica sera erano in grado di affrontare per la prima volta la pietra in oggetto. Spesso per\u00f2 mettevano gli &#8220;inviti&#8221; per rendere pi\u00f9 agevole il superamento della pietra. Allora si presentavano con una betoniera e costruivano rampe e svincoli autostradali con semafori e casello grazie ai quali la pietra si sarebbe potuta superare anche con semirimorchio.<\/p>\n<p>Nel frattempo arrivava un ragazzino che nemmeno guardava la pietra ma la superava fischiettando la marsigliese e leccando un gelato.<\/p>\n<p>Il posto migliore dove allenarsi era una cava abbandonata, risultato della peggiore speculazione edilizia e di una assoluta mancanza di rispetto ambientale visibile da tutta Genova. Una gigantesca ed indelebile ferita in un monte sul cui fondo si riunivano famiglie di trialisti desiderose di affrontare le innumerevoli pietre.<\/p>\n<p>Poi hanno cominciato ad arrivare gli ecologisti dell&#8217;ultima ora con distintivo da sceriffo che contestavano il danneggiamento e lo spostamento di pietre da risulta, insomma eravamo dei delinquenti. Cos\u00ec gli allenamenti si sono spostati altrove, in posti dove gli ecologisti e i gitanti domenicali non possono arrivare in macchina, dunque assolutamente tranquilli.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">I Gitanti del Trial.<\/span><\/p>\n<p>In alternativa alle zone ci sono le gite. Il gruppetto originario di gitanti era una emanazione della Promotor di Sergio Parodi. Sergio Parodi &#8220;\u00e8&#8221; il trial a Genova; il 95% delle moto circolanti sono passate attraverso di lui. Con i nostri soldi si \u00e8 comprato una villa in Sardegna con parco ed accesso privato alla spiaggia, ed ha lanciato una OPA per l&#8217;acquisto della Honda. (senza per\u00f2 riuscirci).\u00a0Il primo giorno di apertura dopo la domenica il suo telefono si arroventa per la richiesta disperata di leve, manubri, forcelle, freni e altri componenti distrutti in azione durante il fine settimana.\u00a0Ha restituito al decoro moto ridotte a rottami, ci ha fornito frizioni morbide come il burro, componenti in leghe spaziali copiate nei laboratori della NASA. In occasione delle gare il suo motor home brilla come il sole ed infonde gioia, sicurezza e ricambi pronti montaggio incluso ai concorrenti. Pochi possono dire di non avere un rapporto di amicizia con lui. Ed \u00e8 un abile organizzatore di gite, scuole, presentazioni, prove su strada.<\/p>\n<p>Io mi ero unito al gruppo cui faceva parte mio fratello. Il gruppo (che si autodefinisce &#8220;Reparto Geriatrico Trial Team&#8221;) ha origine lontane e vive anche di mitologie e ricordi sbiaditi. Si citano moto rudimentali raffreddate ad aria e con ben 2 forcelle posteriori, con motori diesel, costruite in ghisa con inserti in cemento pesanti alcune tonnellate. Ed ovviamente si citano eroi che con questi prototipi presi a prestito direttamente dall&#8217;edilizia superavano pietroni come gazzelle.\u00a0Negli anni molti si sono poi persi per la strada, alcuni neofiti sono invece entrati di diritto nel gruppo, altri hanno rinunciato dopo il primo tentativo. Ricordo in particolare un pallanotista ed un crossista, ai quali era stata subdolamente imprestata una moto e furono portati in posti infernali, cio\u00e8 boschi con tappeto di foglie bagnate e radici.\u00a0Entrambi con la preventiva convinzione che il trial fosse uno sport &#8220;di scarso impegno fisico&#8221;; il primo lo ricordo ansimante e piangente nel fango, il secondo furioso e convinto di una macchinazione cosmica ai suoi danni mentre noi gli portavamo su la moto.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Tipologie di gite.<\/span><\/p>\n<p>Le gite erano di due tipi: la &#8220;seria e tecnica&#8221; e la &#8220;rilassata ed enogastronomica&#8221;.\u00a0Il primo tipo di gita era come un richiamo alle armi; sveglia all&#8217;alba, zaino pieno di benzina ed eventualmente con il pasto del trialista, consistente in uno yogurt da bere ed un mars, da consumarsi in meno di mezzo minuto. Percorso bestiale con rampe infinite al limite del ribaltamento, strapiombi a filo di sentiero, discese interminabili con milioni di gradini spezza polsi. Durata del giro non inferiore alle dodici ore, ritorno nella pioggia al buio e senza luci. Conclude la giornata una decisa autocelebrazione a salvezza raggiunta. Ardimento e coraggio.<\/p>\n<p>Invece il secondo tipo di giro era quello pi\u00f9 praticato dai non pi\u00f9 giovani appartenenti al mio gruppo.\u00a0Appuntamento non prima delle 10 con le moto presso un bar per prima colazione a base di brioches, cappuccino, barretta di cioccolato, torta ai pinoli alias della nonna, bianchino con il fernet, due sacchetti di patatine e due di cheese pops, coca cola con rutto e sigaretta. Partenza reale ore 11. Percorso medio con qualche difficolt\u00e0 su tracciato asciutto (ma, devo ammettere, quasi impraticabile con terreno bagnato). Verso le 12 e 30 il rendimento dei gitanti scende verso il collasso. Nessuno vuole parlare e ci si guarda in silenzio con tensione crescente fin quando qualcuno dice: perch\u00e9 non ci fermiamo un attimo a prendere un panino ?\u00a0La comitiva \u00e8 consapevole del fatto che a dieci minuti c&#8217;\u00e8 la strada e sulla strada c&#8217;\u00e8 una trattoria, e trattoria vuol dire gambe sotto il tavolo. Solo un primo per\u00f2, che senn\u00f2 ci si appesantisce.\u00a0A qualche fetta di salame ed un piatto di ravioli che insieme formano un cono alto 60 centimetri sul piatto si aggiunge generalmente una birra da 1 litro (a testa) oppure qualche rosso della casa che non verr\u00e0 citato da Veronelli ma che si beve che \u00e8 un piacere. Verso le tre e mezza si sale nuovamente in moto rischiando il &#8220;coccolone del trialista&#8221; che assume diversi connotati:<\/p>\n<p>1. il coccolone da vino. Si ha quando appesantiti dal cibo e dall&#8217;alcool non si riesce a sollevare la ruota anteriore nemmeno di un centimetro, e dunque ci si arresta bruscamente contro un rametto o una pietrolina alta pochi micron.<\/p>\n<p>2. il coccolone da caldo. In estate quando un po&#8217; l&#8217;umidit\u00e0 di agosto, un po&#8217; il motore e un po&#8217; lo sforzo portano la temperatura sotto il casco a valori prossimi alla scissione del deuterio in molecole subatomiche, il trialista colpito diventa rosso porpora ed infine emette una colonna di fumo alta decine di metri e si accascia.<\/p>\n<p>3. il coccolone da freddo. In inverno, nel caso ci sia un trasferimento su strada normale, dopo pochi km. la temperatura scende a tal punto da bloccare prima lo stomaco, poi i muscoli delle braccia e delle gambe, poi vengono meno le normali facolt\u00e0 mentali ed infine dopo alcune ore finisce la benzina ed il malcapitato viene ricoverato per assideramento in un ospedale a diversi km. di distanza. Viene rintracciato dai familiari dopo lunghe ricerche.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il guado.<\/span><\/p>\n<p>Il passaggio nel torrente \u00e8 una caratteristica dei giri nell&#8217;entroterra genovese. Il torrente genovese \u00e8 di norma un ricettacolo di rifiuti di ogni tipo e natura, nonch\u00e9 spesso una fogna a cielo aperto. I trialisti lo sanno e per attraversarli la ASL richiede la vaccinazione anti tifo, colera e febbre gialla. Molti trialisti prima di impegnarsi in un torrente si fanno il segno della croce.\u00a0Si sceglie il guado evitando con cura le carcasse di auto, i cessi rotti che tagliano le gomme, i rovi con le spine pi\u00f9 lunghe dell&#8217;emisfero nord.\u00a0Le pietre dei torrenti liguri sono infestate dalle alghe &#8220;mangia reflui&#8221; tra le pi\u00f9 viscide in natura. Oggetto di studio da parte di universit\u00e0 di mezzo mondo per cercare di capire come si possa riprodurre un materiale che abbia &#8220;zero aderenza&#8221; infatti non consentono nemmeno ad un carro armato di passare senza le catene. Ma il trialista affronta il guado con due tecniche evolutesi in questi anni. La prima \u00e8 &#8220;vai deciso&#8221;, cio\u00e8 lanciarsi possibilmente dalla cresta della valle ed attraversare il torrente a non meno di 160 km. all&#8217;ora.\u00a0La seconda \u00e8 &#8220;non aver paura e fai con calma&#8221;, cio\u00e8 guidare la moto lentissimamente con tutti i sensi all&#8217;erta ed un salvagente. Molti portano con se una zattera autogonfiabile che si apre se si cade in acqua.\u00a0Esiste una fitta casistica di moto scomparse in un metro d&#8217;acqua, gamberi geneticamente modificati che hanno affrontato i trialisti emettendo lingue di fuoco, maleodoranti ribollii e suoni gutturali provenienti da sotto le pietre.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">L&#8217;abbigliamento e le moto.<\/span><\/p>\n<p>I trialisti alla moda vestono in tutine superaderenti elasticizzate piene di scritte il cui colore pi\u00f9 tenue \u00e8 il verde da evidenziatore, il viola quaresima ed il giallo limone, tutti insieme. Alcuni trialisti vengono per questo arrestati per atti contrari alla pubblica decenza.\u00a0Sembrano protetti da un campo di forza in quanto sempre impeccabili, guanti stivali, e casco intonati, mai una macchia di fango, nemmeno un alone di sudore, raramente bagnati anche sotto le piogge torrenziali.\u00a0Anche la moto \u00e8 perfetta. Nessun graffio, nessuna traccia di olio, componenti in ergal e titanio leve forate e dischi in molibdeno per alleggerire il peso.<\/p>\n<p>Gli altri trialisti invece sono vestiti casual, nel senso che si vestono casualmente pescando i vestiti disponibili in base ad una classifica dei meno stracciati, dei meno ammuffiti, dei meno puzzolenti. La giacca \u00e8 legnosa per effetto della stratificazione di fango, sudore, lacrime e sangue raggrumato. I pantaloni sono consumati dall&#8217;uso e dalle lavatrici a 100 gradi delle mogli o madri disperate. Gli stivali sono tenuti insieme con il fil di ferro, la moto pure. Sporca all&#8217;inverosimile di un impasto &#8220;fango-olio-benzina&#8221; resistente a tutti gli agenti chimici, le gomme lisce come quelle da qualifica in un gran premio, la carburazione tentennante che provoca scie di fumo visibili dai satelliti. A volte i freni non funzionano bene, ed allora il trialista in gara esce dalla zona a 100 km. all&#8217;ora e si perde nel fondovalle. Dopo qualche giorno manda una raccomandata alla direzione di gara con il cartellino per farselo timbrare dalla Cina, dove \u00e8 riuscito a fermarsi.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Le gare.<\/span><\/p>\n<p>Per l&#8217;appunto, dopo un p\u00f2 di pratica sono venute le gare. Scopo della gara \u00e8 non mettere mai i piedi per terra, ovvero convincere il giudice che i piedi per terra non si sono messi. La gara di trial pu\u00f2 essere una bolgia dantesca, e spesso mi sono chiesto chi me la facesse fare. Ho cominciato nella categoria &#8220;promozionale amatori sovrappeso&#8221;, ove per amatori si intende appunto amanti della buona cucina, credo.\u00a0L&#8217;iscrizione corrisponde ad un pettorale, un gagliardetto ed a volte un panino con la mortadella. I numeri che mi venivano assegnati variavano dal 50 al 4723.\u00a0La prima zona era notoriamente un luogo affollato come una discoteca, e prima di poterla affrontare passavano diverse ore di attesa in coda. Lo studio della zona \u00e8 un momento catartico. Si percorre a piedi tutto il percorso dando qua e l\u00e0 poderose piedate a tronchi, pietre, zolle di terra e quant&#8217;altro si crede rappresenti una insidia. Il cosiddetto &#8220;gruppo asfaltatori&#8221; si presenta con pale nascoste negli stivali, microcariche di tritolo, sacchi di cemento negli zaini, lanciafiamme e bombe al napalm e rimuove ogni asperit\u00e0 del terreno distraendo i giudici di zona complici amiche disinvolte e scollate.\u00a0Personalmente non studiavo troppo le zone; per quanto le potessi studiare, una volte entrato in zona entravo anche in stato confusionale e dimenticavo tutto quello che avevo visto. Applicavo la regola del trialista scarso: 100 piedi non sono un cinque, e miravo al 3 fisso.\u00a0Per\u00f2 ogni tanto ci usciva lo zero e questo era un premio senza eguali.\u00a0Nella mia carriera agonistica (da &#8220;agonia&#8221;) ho partecipato perlopi\u00f9 a campionati intercondominiali, interpoderali e spesso al mio campionato personale dove vincevo quasi sempre. Molto pi\u00f9 seriamente, partecipai anche ai tornei sociali del Motoclub, nella categoria &#8220;improvvisati, saltuari e riluttanti&#8221;. Ho fatto anche le gare UISP, note per la grigliata che seguiva, ed ho anche fatto una DGDB, e qui ricorder\u00f2 sempre che mi presentai in una zona con due ali di folla perch\u00e9 &#8220;studiavo&#8221; la zona con al mio fianco Diego Bosis. Gli chiesi se voleva passare e lui mi disse che era lo stesso. Lo lasciai passare e quando lui termin\u00f2 la zona mi ritrovai solo. Non c&#8217;erano neppure i giudici di zona che erano corsi nella zona successiva per vederlo.<\/p>\n<p>Devo segnalare che il mio nome \u00e8 probabilmente rimasto impresso nei libri della Due Giorni Della Brianza perch\u00e9 mancavano ancora 10 zone ed io mi persi, girai a lungo tra strade e stradine sconosciute. Dopo tanto vagare, solo, mi ritrovai quasi per caso al parco chiuso e li terminai la gara, per scoprire solo dopo che avevo saltato 10 zone. Se non ricordo male, fin\u00ec che mi affibbiarono 50 punti per ogni zona saltata, e dunque terminai ultimo con circa mezzo migliaio di punti di distacco dal penultimo, credo stabilendo il record per la peggiore prestazione, da sempre. Calcolai che se avessi fatto la gara con un &#8220;Apecar&#8221;, avrei preso molte meno penalit\u00e0. Bastava presentarsi alle zone e farsi timbrare il 5.<\/p>\n<p>Intemperie; diverse volte durante le gare c&#8217;era la grandine, a volte la neve, oppure temporali furibondi e scrosci d&#8217;acqua. A Viozene sono rotolato nel fango e ho travolto una giudice di zona che si era costruita un riparo dal diluvio. Dalla sua bocca sono uscite espressioni coloritissime. A Salice d&#8217;Ulzio sono precipitato in un buco mentre la moto \u00e8 rimasta appesa ad un ramo con la ruota anteriore, tra l&#8217;entusiasmo dei presenti. A Ovada sono caduto durante un trasferimento e nella botta ho perso uno stivale, il casco e un guanto. Se uno prova a togliersi uno stivale chiuso ci mette 10 minuti di sforzi e non ci riesce, non sapr\u00f2 mai come ho fatto. Dopo la caduta ho ritrovato tutto il mio abbigliamento sparpagliato, ma ho terminato Fuori Tempo Massimo.\u00a0Una volta invece sono stato investito (ero giudice di zona). Una volta il solito Parodi si present\u00f2 al solito posto con Miglio che ci fece vedere le solite pietre affrontate e superate in un modo al quale nessuno avrebbe mai pensato. In un&#8217;altra occasione il mio pollice ha fatto il giro della corona, ma per fortuna esso \u00e8 ancora attaccato alla mano.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiente dei corridori era diviso in due: gli incazzatissimi e gli scazzati.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Gli incazzatissimi.<\/span><\/p>\n<p>Sono quelli bravini o bravi che generalmente arrivano per ultimi e passano avanti agli altri per fare prima la zona. E sono pronti a litigare in ogni zona. Litigano perch\u00e9 il giudice non ci vede ed il piede per terra non ce l&#8217;hanno proprio messo.\u00a0Litigano perch\u00e9 uno spettatore ha tossito, litigano perch\u00e9 c&#8217;era uno in zona che l&#8217;ha distratto, litigano con il seguitore, litigano con tutti. Erano amici del giudice fino ad un attimo prima, ma una volta entrati in zona si trasformano e cambiano carattere, e se il giudice non gli da zero lo insultano e lo minacciano di morte.\u00a0E poi non \u00e8 mai colpa loro. Se non \u00e8 il ramo \u00e8 la pietra, oppure la moto, il carburatore, la leva del freno, la tettonica stratificata carsica, la rifrazione levogira dello zucchero. Nelle categorie dove correvo per fortuna gli esagitati erano pochi, ma comunque una volta terminata la gara si era di nuovo tutti amici<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Gli scazzati.<\/span><\/p>\n<p>Sono generalmente molto meno bravi o solo bravini. Arrivano in zona ansimanti per il trasferimento. Si siedono e bevono vino e viagra dalla borraccia. Si tolgono il casco con i capelli aderenti alle tempie come un trasferello e guardano con aria perplessa la zona. La studiano per pochi minuti. Cercano invano di carpire i segreti di quelli che passano. Discutono tra loro su che marcia usare e se conviene passare la pietra sopra o di fianco.<\/p>\n<p>Poi si mettono alla bandierina &#8220;IN&#8221; e cercano di mettere la marcia giusta, che non entra, e dunque cominciano a scalciare ottenendo la sequenza: prima seconda quinta folle prima quarta seconda folle prima folle seconda prima folle quarta folle. Alla fine entrano in zona in sesta e livellano il terreno con piedate a ripetizione. Oppure si incastrano tra due rocce e la ruota posteriore comincia a modificare sensibilmente la morfologia della valle scavando fossi, spostando macigni, stravolgendo la zona ed uscendo dopo circa 2 ore di imprecazioni, dopo che la moto si \u00e8 spenta 6 volte, loro sono rotolati fino alla premiazione e sono tornati indietro. A volte sono misericordiosamente graziati da un giudice con il 3, oppure si prendono il 5 dicendo &#8220;ma come, non sono mica arretrato&#8221;.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">I giudici di zona.<\/span><\/p>\n<p>Il giudice di zona \u00e8 chiunque dedichi alcune ore della propria vita a scontentare gente sudata e maleodorante che insiste a voler sostenere di non saper nemmeno come si fa a poggiare i piedi per terra.\u00a0Sono spesso volontari, e questo li rende psicologicamente interessanti ed oggetto di studio segnatamente nelle patologie autolesive. Viene dato loro un sacchetto con generi di primo conforto gi\u00e0 scaduti, e vengono spediti in zone spesso impervie dove devono lottare con animali feroci per poter presidiare la zona. Spesso piove; sotto la pioggia il giudice \u00e8 difficilmente riconoscibile in quanto coperto di fango e licheni, spesso spuntano solo gli occhi come quelli delle rane nello stagno. Se ne sta immobile per ore, il panino con la frittata ormai gonfiato di acqua e muschio, lo sguardo triste e la matita spuntata. Attende con pazienza che lo stesso corridore passi tre volte per sentirsi dire che non ci vede. A volte si costruisce ricoveri di fortuna con teloni, ma il vento e la pioggia li gonfia come spinnaker riversando ulteriori cateratte di acqua nei colletti e lungo la schiena. A volte, finita la gara, vengono dimenticati nelle zone pi\u00f9 irraggiungibili, prima piangono e poi attendono con pazienza l&#8217;edizione successiva della gara, vivendo di bacche e di piccole prede, e dove, dopo un anno esatto, saranno gi\u00e0 pronti per segnare i punteggi.\u00a0Oppure \u00e8 estate ed il giudice si installa su una roccia concava che crea all&#8217;interno della zona una temperatura prossima a quella del sole. Dopo mezzo minuto ha gi\u00e0 finito tutti i liquidi e cerca riparo sotto le pietre. Viene soccorso dalla direzione di gara quando arriva la segnalazione che invece di bucare il cartellino impartisce la benedizione ai corridori.\u00a0Vorrei a titolo personale ringraziare tutti i giudici di zona che hanno pazientemente assistito alle mie invereconde prestazioni ed a volte mi hanno regalato dei 3 che non stavano n\u00e9 in cielo n\u00e9 in terra.\u00a0D&#8217;altronde anch&#8217;io ho fatto il giudice ed a volte mi sono commosso fino alle lacrime a vedere certi attempati trialisti uscire dalla zona cacofonici e speranzosi di ottenere il classico 3 della buona volont\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Le patologie trialistiche.<\/span><\/p>\n<p>Oltre a quelle di natura mentale, esiste una notevole casistica di contusioni che riguardano i trialisti, e che ho potuto constatare di persona.<\/p>\n<p>1. la messa in moto con sorpresa. Si ha quando nel tentativo di mettere in moto, si perde il controllo della leva che, a velocit\u00e0 prossima a quella del suono, colpisce generalmente il polpaccio proprio sotto il ginocchio provocando ematomi estesi e profondi.<\/p>\n<p>2. l&#8217;incontro pedivella-tibia. Avviene sempre in un area non pi\u00f9 vasta di 20 centimetri sopra il collo del piede, in entrambe le gambe a scelta, e si verifica quando si &#8220;pedala&#8221; per uscire da una posizione critica. Quasi sempre lascia il posto ad una successiva flebite.<\/p>\n<p>3. lo schiacciamento dei genitali sul serbatoio. C&#8217;\u00e8 ben poco da aggiungere; a volte \u00e8 il pilota nel suo moto verso il basso, oppure la moto in un improvviso moto verso l&#8217;alto, ma il risultato \u00e8 lo stesso. Doloroso.<\/p>\n<p>4. Il dito contro il tronco. Specialit\u00e0 di sottobosco, pu\u00f2 avvenire sia in salita che in discesa normalmente all&#8217;indice della mano sinistra, mentre tira la frizione. Provoca schiacciamento, abrasioni ed in alcuni casi anche la frattura. Una variante \u00e8 &#8220;dito contro roccia&#8221;<\/p>\n<p>5. Cosce contro manubrio. Per l&#8217;esattezza, contro il traversino che improvvisamente \u00e8 fermo mentre il pilota prosegue nel suo moto avanzante. Provoca un simpatico ematoma bilaterale perfettamente simmetrico ad entrambe le gambe.<\/p>\n<p>6. Moto su pilota. Avviene quando il pilota riceve la moto sulla propria schiena a seguito di un non perfetto controllo del mezzo. Mio fratello un giorno si present\u00f2 in spiaggia dopo un episodio di questo genere; \u00a0i vicini di ombrellone si spostarono inorriditi perch\u00e9 pensavano che avesse qualche patologia infettiva, da come aveva la schiena chiazzata dai tasselli della ruota.<\/p>\n<p>7. Ustione da marmitta. Pu\u00f2 avvenire in ogni frangente, ma generalmente al termine di una estenuante salita allorch\u00e9 la marmitta ha raggiunto temperature da grigliata mista. A volte produce anche un discreto odore di bistecca, altrimenti inspiegabile a Km. dal pi\u00f9 vicino barbecue.<\/p>\n<p>8. Un saluto dai rovi. I rovi nei sentieri rappresentano una minaccia spesso sottovalutata, ma sono in grado di fermare un Boeing 747 senza freni, figuriamoci un trialista. Rimanere impigliato nei rovi vuol dire perdere una gara, perdere molta pelle e molto sangue a seconda dei casi.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Le cose cambiano.<\/span><\/p>\n<p>Dopo tante gioie e tante contusioni ora per\u00f2 ho quasi smesso. O meglio; prendo la moto che ormai mi dicono essere d&#8217;epoca (ma che parte sempre dopo qualche pedalata) e mi presento ogni tanto alla partenza di qualche cosa non competitiva tipo il monte Cimone, Viozene, le Valli Orobiche. Ma ormai la tecnica si \u00e8 diluita nel tempo e la moto mi sembra incredibilmente appesantita rispetto agli anni d&#8217;oro. Anch&#8217;io per altro sono appesantito. Sia di corpo che di spirito.<\/p>\n<p>Da parte mia ho smesso di fare gite anche perch\u00e8 sono un convinto sostenitore della necessit\u00e0 di rispettare l&#8217;ambiente, (\u00e8 anche il mio lavoro) ma non sopportavo l&#8217;idea di venir braccato da cretini che mi correvano dietro nei sentieri che usavamo percorrere, tra discariche abusive e scempi edilizi, cio\u00e8 l&#8217;entroterra ligure. Sappiamo che il trial non pu\u00f2 essere fatto ovunque, e sappiamo che se fatto con giudizio non minaccia l&#8217;ambiente. Sappiamo anche che i sentieri percorsi da cavalli sono devastati rispetto a quelli percorsi da moto da trial. Ma i cavalli, con tutta la loro cacca naturale, sono &#8220;ecologici&#8221;. I gitanti domenicali, i trombatori notturni, i fai da te del bagno e cucina sono ben pi\u00f9 pericolosi dei trialisti, ma non fanno notizia.<\/p>\n<p>&#8220;Multata una coppia di arrapati perch\u00e8 riempono di fazzoletti, filtri di sigarette e preservativi il ciglio della strada&#8221;: mai visto. Oppure &#8220;finalmente presi quelli con l&#8217;ape che scaricano televisori e cucine rotte lungo nel torrente&#8221;: mai visto. Per non parlare delle speculazioni edilizie, delle strade di collina assolutamente inutili, degli abusivismi generalizzati e sempre ed ovunque incuria, boschi invasi da arrampicanti, spazzatura, auto buttate gi\u00f9 dalle strade, cessi rotti e materassi, squallore ed abbandono.<\/p>\n<p>Non so se qualcosa \u00e8 cambiato in questi 5 anni di inattivit\u00e0 quasi totale, ma allora quello del trial era un ambiente multietnico di gente con la testa sulle spalle ed una sana inclinazione al non prendersi sempre troppo sul serio.<\/p>\n<p>Una anno fa sono andato a girare durante una gara. Giudici compiacenti mi facevano provare la zona quando il terreno era sgombro. Notavo per\u00f2 che i concorrenti si presentavano con un&#8217;aria molto pi\u00f9 preoccupata che ai miei tempi, e percorrevano la zona come se rincorsi da un cane feroce. Mi hanno spiegato che i regolamenti sono cambiati e non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 fermare, arretrare, spostare la moto&#8230; non si pu\u00f2 fare quasi niente di quel repertorio di piccole meraviglie tecniche che a quelli come me (scarso) il riuscire saltuariamente a farle inorgogliva tremendamente.<\/p>\n<p>Per fortuna ci si pu\u00f2 ancora arrabbiare, si pu\u00f2 ancora litigare ed insultare il giudice amico, si pu\u00f2 far finta di non mettere piedi per terra, \u00e8 sempre permesso sudare da bestie, ansimare, rotolare nel fango, lanciare la moto e cadere all&#8217;indietro. (quest&#8217;ultima cosa per\u00f2 credo porti sempre ad un 5).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il trial e l&#8217;ambiente.<\/span><\/p>\n<p>Un bel giorno sono arrivate le guardie ecologiche.\u00a0Ci sono sicuramente guardie ecologiche serie e preparate, che cercano di colpire i veri responsabili dei danni provocati alle nostre valli e montagne.\u00a0Ma temo che cogliere sul fatto il camion che scarica i materassi ed i frigoriferi lungo la scarpata sia molto impegnativo e rischioso; spesso questi individui dediti allo smaltimento-fai-da-te sono robusti e menano. Per non parlare della spazzatura buttata lungo la strada da macchine di ritorno dalle gite domenicali. Imprendibili. E cercare allora almeno di prendere i responsabili degli incendi boschivi? Impossibile.\u00a0Colpiamo le strade inutili, le case abusive, le grandi lottizzazioni cementificatrici, le linee elettriche, i metanodotti, le cave illegali, le discariche anonime ? Neanche a parlarne. Allora \u00e8 molto pi\u00f9 facile aspettare un trialista che percorre il solito sentiero ed elevargli multe stratosferiche. La possibilit\u00e0 di incontrare un trialista violento o particolarmente maleducato \u00e8 scarsa e dunque conviene accanirsi su di loro, e mettere cos\u00ec a tacere la propria coscienza ambientale.\u00a0Intendiamoci; nessuno pu\u00f2 pretendere di girare libero ovunque gli aggradi, ci mancherebbe. Ma il reprimere, anzi, l&#8217;annullare una pratica sportiva che, se regolamentata, non fa e non potrebbe fare danni maggiori dei gitanti domenicali, \u00e8 demagogico oltre che stupido.\u00a0Alcuni comuni nell&#8217;entroterra di Genova hanno per esempio istituito dei percorsi da trial che vengono cos\u00ec mantenuti dagli stessi trialisti. Ed ecco allora che alcuni trialisti, a volte insieme alle stesse comunit\u00e0 ed autorit\u00e0, partono il sabato con sega e falcetto e tengono puliti sentieri che altrimenti scomparirebbero.\u00a0Non si tratta di sentieri famosi o noti ai gitanti a piedi. Si tratta di sentieri nei posti pi\u00f9 sperduti, in quella terra di nessuno dove un sentiero pu\u00f2 invece essere utile a chi il bosco lo sfrutta con intelligenza, mantenendo il fondo pulito e magari cercando di spegnere un incendio.\u00a0Credo che questa sia una strada percorribile per conciliare lo sport del trial con la sacrosanta ed indispensabile protezione dell&#8217;ambiente, non infrangendo il diritto di coloro che vogliono godersi il bosco in assoluto silenzio; ricordiamo che di sentieri, in Liguria, ce ne sono a migliaia. Segnalo che alcuni comuni, con la loro famelica necessit\u00e0 di denaro, stanno valutando di far pagare ai trialisti un tesserino con il quale si potr\u00e0 percorrere il sentiero, ben segnalato e &#8220;riservato&#8221; alle moto da trial.\u00a0Un invito a tutti i trialisti, o perlomeno a quel 95% che rispetta gli altri e le cose degli altri; mai in gruppi troppo numerosi, mai lasciare rifiuti in giro, lattine, cartacce, anche solo mozziconi e pacchetti di sigarette.\u00a0Mai percorrere prati, ma sempre e solo sentieri, mai pulire il carburatore e svuotare per terra la benzina.\u00a0Mai rompere le balle ad animali liberi o da cortile, se capita di incontrarne durante i giri. Mai manomettere gli scarichi, mai arricchire la miscela con olio oltre i valori prescritti, che oltre ad essere inutile, fa fumo e puzza.\u00a0E ricordate che si va a fare trial per divertirsi, non per ostentare bravura, coraggio o per prendersi rischi stupidi. E poi, su con i piedi, accidenti !<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tanti anni fa scrissi le seguenti cretinate perch\u00e8 ero stato fino a poco tempo prima un trialista attivo e praticante. 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