{"id":13910,"date":"2017-09-27T13:44:55","date_gmt":"2017-09-27T12:44:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/?p=13910"},"modified":"2017-10-02T13:42:49","modified_gmt":"2017-10-02T12:42:49","slug":"cosa-mi-tocca-fare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/?p=13910","title":{"rendered":"Cosa mi tocca fare."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-13911\" src=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG-20170927-WA0001.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"711\" srcset=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG-20170927-WA0001.jpg 400w, http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG-20170927-WA0001-169x300.jpg 169w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p>\n<p>Per proteggere gli alberi giovani. Io credo che ai tempi in cui era mio nonno a mettere alberi a casa sua, ad Asti, non ci fossero questi problemi. Nella bassa Alessandrina e nell&#8217;Astigiano non c&#8217;erano i caprioli, ed i pochi cinghiali che ardivano avventurarsi lontano dai boschi, venivano cacciati e poi mangiati dopo lunga cottura, con bacche di ginepro e chiodi di garofano, noce moscata. Accompagnati da polenta ed innaffiati con Grignolino, Dolcetto, Barbaresco.\u00a0 Qualcuno &#8211; ho letto &#8211; una ventina di anni fa avrebbe\u00a0 liberato dei caprioli che teneva in cattivit\u00e0. Gli animaletti si sono ambientati bene nei boschi e si sono trovati un nuovo habitat, senza predatori e con tanto cibo. Adesso sono tantissimi, perlopi\u00f9 concentrati intorno alle mie giovani acacie. Anche i cinghiali, che nessuno caccia pi\u00f9, sono ormai tantissimi. E circa un milioni di essi girano intorno alla Pozzanghera ed alle zolle di terra umida delle mia acacie. Sommati ai 3 milioni di caprioli, sono una minaccia costante per gli alberelli. C&#8217;\u00e8 anche circa un miliardo di mini lepri, vivono quasi tutte nel bosco a fianco della Pozzanghera e di notte cercano di rosicchiare gli alberelli. Sono costretto a proteggere le giovani piante impiegando della rete elettrosaldata, quella che si usa nei cantieri nella gettata in cemento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13912\" src=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG-20170927-WA0003.jpg\" alt=\"\" width=\"635\" height=\"357\" srcset=\"http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG-20170927-WA0003.jpg 635w, http:\/\/www.stefanome.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG-20170927-WA0003-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 635px) 100vw, 635px\" \/><\/p>\n<p>Sezione della riva orientale della Pozzanghera con i nuovissimi Tigli. Anche per questi si presenta lo stesso problema di protezione, ma sticazzi a ripetizione devo ancora definire un piano perch\u00e8 le reti delle acacie sono ancorate al terreno integro e durerrimo solidamente con dei ganci, ma intorno ai tigli c&#8217;\u00e8 un metro abbondante di terra mollissima e la rete starebbe in piedi per miracolo. Ci devo pensare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per proteggere gli alberi giovani. Io credo che ai tempi in cui era mio nonno a mettere alberi a casa sua, ad Asti, non ci fossero questi problemi. 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